Io sulla foto del bambino dentro l’ambulanza ad Aleppo non avrei molto da dire. Tranne che non abbiamo speranza. E che l’informazione con questa roba non c’entra nulla. E che siamo tutti una massa di inutili, boriosi principini, con la bocca piena di sentimenti non nostri. Sentimenti di cui domani ci saremo già dimenticati.

6 commenti a “Sulla foto del bambino ad Aleppo”

  1. Tiziana dice:

    Concordo l’informazione non ha nulla dire. Le immagini come queste devono solo essere pubblicate senza commenti o racconti. L’immagine anzi la forza di un’immagine sta proprio nell’assenza di parole, nella domande che pone a chi guarda e nel racconto che ognuno di noi si trova a fare guardando e magari suscitando una riflessione personale.

  2. Fabio dice:

    E carta straccia (appunto), nuovamente, della Carta di Treviso

  3. valentinaa dice:

    Hai un concetto veramente basso della fotografia. Scusami, con tutta la stima, ma c’è anche un qualcosa che potremmo chiamare dignità del soggetto. Non oggetto: soggetto. La differenza sta tutta qui. La pubblicasse anche Libero, con le didascalie che preferisce: la sostanza non cambia, la grandezza sta qui.

  4. Tweet dice:

    Ma parla per te.

  5. Shylock dice:

    @Mante, sei rimasto indietro. L’Huffington (o bisognerebbe chiamarlo Snuff-ington?) è già passato al Livello Al Jaazera, spiattellando il primo piano del fratellino agonizzante.

    Mentre i sensibili e tormentati occidentali s’interrogano sulla carta di Treviso, l’emittente militante qatariota si è infatti specializzata nell’esibizione di corpicini sanguinolenti, da propinare alle masse arabe a dosi massicce e ripetute, con i cronisti che si spremono le lacrime in diretta, sia mai che gli spettatori non capiscano che si devono indignare.
    E’ il proseguimento della jihad con altri mezzi: poi ci meravigliamo se vanno a sgozzare i preti in chiesa.

  6. Shylock dice:

    (‘Al Jazeera’, ovviamente.)