Luca Alagna ha pubblicato un lungo, interessante, informato e un po’ paraculo articolo sullo stato dell’ultrabroadband in Italia a partire da questa infografica che gira da un po’ in rete:


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Aggiungo alla sua disamina alcune considerazioni nella speranza di completare un po’ il quadro.

1. Sul pessimismo.

I numeri sono numeri, come tali possono essere variamente interpretati. Quelli che riguardano la connettività in Italia soffrono di due grandi limiti: sono spesso – evidentemente – numeri indiretti, raccolti nelle maniere più varie. Buona parte del ragionamento di Alagna riguarda l’analisi dei numeri (da dove vengano, a cosa si riferiscano) della famosa cartina, per dire che si tratta di numeri vecchi non chiari ed inaffidabili. Può essere vero. Per confutarli però vengono usati dati altrettanto deboli: quelli di Akamai e perfino quelli di Netflix (essu’) che sono indici persino più vacui di quelli della media di Speedtest indicati nella infografica. Non capisco in ogni caso a cosa serva un simile ricostruzione (che ovviamente è impostata per confutare la veridicità delle cifre): esistono numeri ufficiali di Eurostat che nella loro complessa segmentazione dicono sostanzialmente le stesse cose di quelli di quel grafico. L’Italia è – non da oggi – in fondo alle classifiche europee di connettività. L’ordine di grandezza del nostro ritardo potrà essere discutibile ma è notevolissimo lo stesso. Dire questo, partire da lì usando una cartina sbagliata significa essere pessimisti o superficiali? Non mi pare.



2. Sul valore della rete mobile

Qui il discorso è rapidissimo. La rete mobile in termini di crescita culturale del Paese è in Italia da sempre molto sopravvalutata (dai tempi in cui il Ministro Cardinale diceva che saremmo diventati i primi nell’accesso a Internet in Europa per merito dei “videofonini”, sono passati 15 anni): il mio parere è che sia stata addirittura e paradossalmente un freno all’ultrabroadband (e allo sviluppo ADSL prima). Quindi sì, probabilmente (anzi quasi certamente) abbiamo una rete mobile migliore che altrove ma questo in termini di crescita del Paese se non ostacola sposta pochissimo. Non a caso, molto giudiziosamente il piano ultrabroadband del Governo riguarda solo la fibra.

3. Sul piano ultrabroadband

Su questo vanno dette due cose. Il piano è – sulla carta – un ottimo piano con un vistosissimo limite. E’ stato chiuso senza accordo con gli operatori (per non dire che hanno litigato pesantemente). Le responsabilità andranno ampiamente distribuite ma in termini politici e di crescita Paese il piano di Giacomelli è un mezzo fallimento impantanato da mesi dentro enormi complessità, confusioni e cambi di linea fra pubblico e privato, per esempio per le aree bianche (vedasi il recente ennesimo cambio di orientamento con la discesa in campo dell’Enel che stenderà la fibra, esattamente come in Romania anche se si spera con minor confusione). Detto in altre parole il governo ha avuto fino ad ora una politica delle reti debole e incerta, scrive belle frasi ma fatica a metterle in pratica. A onor del vero poi Luca è una balla che le telco non abbiano investito negli ultimi 15 anni. Lo hanno fatto dove hanno ritenuto con i tempi che sono sembrati loro adeguati (che sono diversi da quelli che sarebbero piaciuti a noi) ma se esiste una responsabilità politica per lo situazione in cui siamo possiamo incolpare chi vogiamo ma non loro. Non per questo, almeno. Ultima cosa: paradossalmente in un Paese dove il divario digitale è in gran parte culturale la mancanza delle connessioni veloci è un danno cospicuo ma certamente meno grave di quello in un Paese dove esista fame di banda. È sacrosanto portare la fibra ovunque ma se pensiamo che l’infrastruttura da sola risolverà i nostri ritardi siamo in errore. Magari fosse così.



Per riassumere: non troviamo scuse, quella cartina dice la verità. Se vogliamo cambiare la nostra posizione di ultimi della classe abbiamo molto da fare, non solo sull’ultrabroadband. Per farlo serve una politica delle reti forte e riconoscibile in termini di leadership. Fino ad oggi, prima di Renzi e anche dopo Renzi, non è stato così.

4 commenti a “L’ultrabroadband in Italia”

  1. ArgiaSbolenfi dice:

    Per sparare cazzate su fb e twitter 8 Gb sono più che sufficienti per chiunque

  2. unAlberto dice:

    Subito confermati. 8-)

  3. Atos dice:

    Anche meno di 8.
    Ma poi mi lagga youporn e non va bene.

  4. Visto nel Web – 221 | Ok, panico dice:

    […] L’ultrabroadband in Italia #:Web, Internet ::: manteblog […]