«Se qui pensiamo che Facebook è la città, non abbiamo capito un cazzo né della città né di Facebook»


La ormai celebre frase di Matteo Orfini ai militanti del PD dell’Esquilino è una miniera di spunti.

Intanto sulla lingua italiana. Di che italiano si tratta? Risposta facile: quello di Orfini, in questo caso, è l’italiano di Francesco Totti, congiuntivi sconosciuti, consecutio ballerina, niente di apparentemente troppo adeguato al Presidente di un grande partito nazionale in missione sul territorio.

La seconda domanda riguarda l’utilizzo della parola “cazzo”. Che bisogno c’era di un simile rafforzativo? Che cazzo di bisogno c’era? Anche qui la risposta è apparentemente semplice: utilizzare il turpiloquio come intercalare può avere una funzione colloquiale (io e te siamo uguali, diciamo entrambi le stesse parole), ma anche autoritaria (io sono il capo e questa volta mi avete fatto davvero arrabbiare). Spesso l’abuso di simili espressioni è più banalmente una forma di insicurezza manifesta, come il chitarrista che vuole ficcare troppe note nel suo breve assolo.
È possibile che in questo caso il “cazzo” di Orfini sia tutte e tre le cose assieme.

La terza domanda è quella centrale. Facebook è la città? Domanda interessante: certo che no. Ha ragione il Presidente del PD, lo abbiamo capito tutti, da Eli Pariser in qua, ma meglio comunque ripeterlo. Facebook non è la nostra città, non quella che vediamo ogni giorno. Tuttavia nemmeno la sezione del PD all’Esquilino lo è, nemmeno il pensiero dei militanti di tutto il PD romano, se fosse possibile riunirlo in una unica posizione, sarebbe il punto di vista della città. Sta in questo la debolezza della frasetta ad effetto di Matteo Orfini. La città è mille opinioni diverse, in questo non è differente da Facebook, tantomeno nella bolla dei contenuti che ci impedisce di osservarne molte. Cambi quartiere e tutto cambia. Colpa dell’algoritmo, certo, ma anche un po’ colpa nostra che giriamo poco.

Ho dimenticato un punto: il “noi” di Orfini. Anche questo in fondo è interessante. Noi chi? Chi sono i noi che non hanno capito un cazzo di Facebook e della città? Si tratta evidentemente di una forma retorica, che non comprende, se non formalmente, chi la sta pronunciando. Orfini dice noi per dire “voi”, quel noi traccia una distanza simile a quella di “cazzo”. Lui pronuncia noi ma chi lo ascolta sa benissimo che parla di lui; e un po’ lo odia per questo, per quell’includersi senza chiamarsi in correità. Noi non abbiamo capito un cazzo? Voi, non io, io un po’ ho capito. E infatti sono qui a spiegarvelo.

È una frase pienissima di senso quella di Orfini, interessantissima. In sole diciannove parole riassume la cultura del tempo, la flebile arroganza del potere, il fallimento dei sistemi di rappresentanza. Accenna alla centralità della tecnologia, al suo essere diventato luogo rilevante di relazione sociale. Esattamemte come una sezione di partito.

Proprio come una cazzo di sezione di partito all’Esquilino: almeno fino a quando l’affondamento dei congiuntivi e il turpiloqio e la distanza fra vertice e base non la porteranno all’inevitabile chiusura. E noi (anzi voi) con lei.

9 commenti a “Semeiotica Orfini”

  1. Claudio dice:

    Tutto regolare:” io sò io e voi non siete un cazzo”.

  2. Roberto Re dice:

    Da networker, di giusto corso, mi sento di poter affermare che certe reti (r minuscola) siano per loro natura trasversali e lascino le considerazioni che trovino a prescindere da corporativismi di sorta . Sono invece certi segnali triggerati (#questaèdifficile ) che mi fanno riflettere ….

  3. Luciano Giustini dice:

    Perché semeiotica e non semiotica? Deformazione professionale? :)

  4. .mau. dice:

    che ti ha fatto di male il periodo ipotetico del primo tipo (che tra l’altro calza a pennello con il noi-che-è-in-realtà-un-voi)? Il problema di “Facebook è la città” è che vuole scimmiottare “il mezzo è il messaggio” uscendosene però fuori con un’idiozia.

    Per quanto riguarda il “cazzo”, la mia deformazione professionale mi fa subito tornare alla mente Luca “Napoletone” Luciani :-)

  5. Riccaru dice:

    Secondo me nella tua descrizione mancano informazioni, manca il contesto: Orfini in quella situazione parlava non come Presidente del PD, ma come commissario del partito romano; non parlava davanti a giornalisti, non è una frase twittata, né un articolo di giornale. E’ una riunione in una sezione di un partito commissariato (!), e la comunicazione non è indirizzata all’esterno (a te o a me).

    In questo non si capisce perché sia diversa la frase “FB non è la città” se la scrivi te o se la dice lui.

  6. Signor Smith dice:

    Il commissario del partito romano è il presidente del PD… non si può scegliere il ruolo a seconda delle situazioni… le cronache (romane e non) degli ultimi mesi definiscono adeguatamente l’operato di entrambi.

  7. massimo mantellini dice:

    @Giustini perché vogliamo fare la diagnosi ;)
    @Riccaru, vero ma secondo me per questo vale doppio
    @.mau. ahh Napoletone! giusto

  8. Shylock dice:

    Anch’io ho pensato subito a Napoletone, fulgido esempio di arroganza e inadeguatezza al potere, come metrapansé dei tanti orfini italiani.

  9. diamonds dice:

    Devono aver ritirato un sondaggio sulle intenzioni di voto in rete e hanno perso la testa(praticamente non ho mai incrociato un renziano)