Questa notizia de Il Fatto Quotidiano di oggi sul sito del Consip ma anche l’esperienza quotidiana su numerosissimi siti web ministeriali e governativi (per esempio quello dei Beniculturali fermo agli anni 90) ed altre innumerevoli esperienze analoghe, comprese alcune molto rilevanti come la vasta inadeguatezza di siti web sensibili e fondamentali come quello del MIUR per le iscrizioni scolastiche messo in piedi quest’anno, per conto mio dicono una sola cosa. Abbiamo bisogno che l’amministrazione si doti di un gruppo di esperti, possibilmente giovani, possibilmente preparati, possibilmente ben pagati e dotati di grandi poteri, per spazzare via la vasta e diffusa incompetenza della programmazione web di questo Paese. Si potrebbe partire da qui.
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Giugno 18th, 2014 at 11:08
Perché, quelli che hanno realizzato i nostri siti istituzionali non sono preparati, giovani e ben pagati?
Basta vedere il sito del Corriere…
Giugno 18th, 2014 at 11:26
Mante, e se pensiamo che l’ultimo grande intervento in tema di “servizi” digitali della PA risale al 2004 con la Legge Stanca, lo scenario è abbastanza desolante.
Aggiungo, da addetto ai lavori, che in molti progetti informatici per la PA si accoppiano una desolante impreparazione dirigenziale con la speculazione delle aziende fornitrici. Con risultati spesso imbarazzanti e al limite della denuncia penale.
Progetti vecchi già prima di partire in cui gli squali delle major informatiche cercano di piazzare i loro prodotti dai costi di licenza altissimi.
Vi porto un esempio: Circumvesuviana (linea ferroviaria napoletana che uso quotidianamente).
Sul sito (che è al 5° restyling, ogni volta sempre peggio) manca un servizio fondamentale: l’aggiornamento delle partenze da Napoli con relativo binario di partenza e soppressioni.
Servizio che esiste e che conosciamo in pochi:
http://93.51.147.28/smart/
(in pratica questo link rimanda le informazioni del tabellone principale nella stazione di Porta Nolana)
Come vedete questo link non ha manco un dominio associato.
E non si capisce per quale motivo la dirigenza non abbia ritenuto utile mettere un link sul portale dell’azienda.
Il risultato è che questo link viene passato per passaparola tra i pendolari vesuviani :-)
Giugno 18th, 2014 at 16:13
La faccia “web” della PA non è altro che la rappresentazione della PA: una “cosa” arretrata, di difficile utilizzo, di scarsissima ultilità e buona solo per far far soldi a quei pochi che hanno abbastanza relazioni da poter mungere la mucca.
Giugno 18th, 2014 at 16:58
Ritengo, e l’ho detto in diverse occasioni, che nella PA ci siano tutte le competenze necessarie e sufficienti perché i siti (ed i servizi in genere) della PA siano fatti bene.
Possiamo discutere lungamente su cosa sia “bene”, eppure, t’assicuro, saremmo comunque in gradi di farvi fronte; a volte con delle vere eccellenze.
La realtà è che costoro non hanno alcun potere, se ce l’hanno in via ufficiale vengono osteggiati da incompetenti e fancazzisti (che sono pochi ma hanno MOLTO tempo a disposizione), e spesso devono starsene a tappare buchi (e sempre per ieri), di fornitori terzi, che pur avendo la PA tutto il necessario, finiscono con il realizzare i predetti servizi. Spesso, rivendendo al pubblico cose che non gli servono o pensate per altro e riadattate alla bell’e meglio con un cambio di loghi.
Come credo di averti già scritto in privato, il male supremo di questo paese è rappresentato da coloro che credendo di poter lavorare per analogia con cose che non c’entrano nulla, guardando diti si credono astronomi.
Non puoi dire che la PA non ha le competenze; ce l’ha, ma non vengono usate. Vengono invece spesso mortificate e piegate a logiche in cui si cerca di bilanciare tutto purché sia chiaro che del cittadino ce ne sbattiamo i coglioni.
Un modo per smerdare costoro, sottile e utilizzato spesso, è non metterli in condizione di fare le cose, ed obbligarli a farle. dopo di che si ha la scusa per spendere dieci volte tanto fuori.
* * *
Una delle cosa da cui si potrebbe partire, e ti ho già detto pure questo, è coinvolgere gli utenti nella progettazione, ovvero i cittadini nel processo che porta un servizio che pagano (intanto con le tasse e poi con le tariffe, laddove previste) alla sua fruizione. Non c’è bisogno di citare l’Inghilterra, o un qualunque altro stato estero; basterebbe far fare a coloro che sono stati assunti ciò per cui vengono pagati.
Se vuoi parlarne, i miei recapiti ce li hai; ma non aggiungerti alla schiera di quelli che parlano per sentito dire. Anche perché mi risulta che, professionalmente, dovresti essere tra coloro che sanno ben distinguere un sintomo da una causa.
Giugno 19th, 2014 at 10:28
Segnalo anche questo link sempre del governo UK e dedicato ai principi di design da seguire nel progettare il sito.
https://www.gov.uk/design-principles
Giugno 19th, 2014 at 14:39
Devo dire che recentemente ho sperimentato almeno un paio di applicativi web della PA ben fatti: quello del censimento e quello per l’iscrizione dei bambini alla scuola elementare.
Giugno 26th, 2014 at 12:17
Esempio dei siti dei comuni: accanto a siti ragionevoli, dove si trovano facilmente le informazioni (tanto strano che un cittadino cerchi l’aliquota IMU e TASI, o i recapiti dei vari uffici?) ci sono casi anche piuttosto diffusi di siti totalmente inutili.
Non si potrebbero costringere i vari comuni a riempire un template comune con le informazioni che sicuramente servono, e se proprio vogliono mettere le pagine di folklore locale che siano un’aggiunta e non il solo contenuto?!