
Molto prima di discutere delle tesi di Chris Anderson (se ne avremo voglia, io per ora, data la natura francamente markettara di tutta l’operazione, ne ho pochissima) sulla morte presunta del web che Wired ha sparato fuori oggi dopo molti rulli di tamburi, forse varrebbe la pena di dare una occhiata al grafico che la rivista americana ha prodotto modellando in maniera piuttosto disinvolta i dati di Cisco sul traffico Internet. Rob Beschizza su Boing Boing spiega bene perchè quel grafico tanto colorato non racconta la verità. La tesi di Wired e’ che la parte rossa del grafico racconti la crisi del web, qui di seguito un grafico degli stessi dati rappresentati in maniera un po’ meno partigiana.

(via boing boing)
17
Ago



Agosto 17th, 2010 at 20:36
E’ da stamattina che mi chiedo cosa ci stia a fare la parte DNS.
Suppongo che in qualsiasi modo si muova la rete, si parli di web o mobile, i nomi dei server van risolti.
E, ad occhio, DNS dovrebbe coprire tutte le diverse aree.
Messo così trovo il grafico di Wired imbarazzante
Agosto 17th, 2010 at 22:09
Chris Anderson è in grado di manipolare qualsiasi tipo di dato, pur di vendere una sua nuova brillante tesi e/o libro.
Agosto 17th, 2010 at 22:41
Totally agree
Agosto 18th, 2010 at 00:07
@Annarella: presumo che a quel tempo il traffico in rete fosse talmente esiguo da essere rilevante quello generato dalle query DNS… poi, man mano che il traffico di contenuti è aumentato, la parte DNS è diventata irrilevante.
Anche questa stranezza è dovuta al tipo di grafico in questione, che mostra le percentuali di rilevanza dei tipi di traffico e non i valori assoluti, come invece fa il secondo.
A me il primo pare comunque interessante, ma per valutare l’evoluzione dell’uso di Internet, non per fare previsioni future.
Agosto 18th, 2010 at 05:34
Si ma la cosa più importante è: a chi dobbiamo mandare i fiori? Oppure la famiglia preferisce opere di bene? Facciamo una colletta insieme?
Agosto 18th, 2010 at 08:19
Secondo me questo grafico non racconta nulla se non la recente disponibilità di veicolare video via internet. Che senso ha confrontare l’occupazione di banda tra video e web testuale? Con 1Mb di testo puoi star occupato per ore, con 1Mb di video pochi secondi. Non c’è correlazione col tempo realmente speso davanti al pc.
Agosto 18th, 2010 at 09:06
Quel grafico racconta la quantita di banda usata nei vari anni dalle varie attività sul web. Poi ognuno ci puoò vedere quello che vuole.
Salta all’occhio che il video usa piu risorse del neswgroup, e questo era facilmente intuibile. Nulla dice, e potrebbe essere interessante, se l’utente passa piu tempo su un video o a leggere e scrivere su un ng. Ma alla fine, sia che si guardi youtube o si legga un vecchio ng sempre web è. O no?
Agosto 18th, 2010 at 10:21
Concordo pienamente con i due commenti sopra. Penso che in realta’ nessuno dei due grafici sia significativo. Ragionare in termini di bandwidth e’ totalmente fuorviante. E’ evidente che il traffico generato dai video sta crescendo in termini di occupazione di banda. Una metrica piu’ significativa potrebbe essere il numero assoluto di hits per i vari tipi di servizio.
Tra l’altro, ha senso separare Video e Web in quel modo? Scommetto che la maggior parte di quel traffico Video provenga da Youtube in un browser…
Agosto 18th, 2010 at 13:45
[…] leggete l'articolo. Poi per avere le idee ancora più chiare date un'occhiata a ManteBlog, LucaDeBiase e Bitcity. E non fermatevi: il tam tam è […]
Agosto 18th, 2010 at 17:02
[…] di marketing di Wired. Sono intervenuti per quanto ho visto: Giuseppe Granieri, Tiziano Caviglia, Massimo Mantellini e, velocemente, Nereo. blog analisi, anderson, considerazioni, de biase, web, wired […]
Agosto 19th, 2010 at 21:55
[…] pubblicitaria per vendere il glorioso giornale. Da noi lo raccontano, tra gli altri, raccontano Massimo Mantellini, Giuseppe Granieri, Tiziano Caviglia e soprattutto Luca De […]
Agosto 28th, 2010 at 11:15
Wired o no, penso che non si discosti dalla realtà il fatto che il tempo (costante) una volta impiegato nel browsing ipertestuale senza meta, ora viene ridotto a vantaggio di P2P e social site (youtube compreso).
Da lì a dire che è il web è morto certo c’è ne passa, ma a mio avviso nelle provocazioni va colto anche l’aspetto propositivo.
Del resto è stato proprio Anderson che parlava di coda lunga ed ora si accorge che la testa è diventata ancora più grossa.