A volte un piccolo malfunzionamento mostra il ventre della macchina. O così almeno io credo.

Molti anni fa il mio corpo ha iniziato a segnalarmi un piccolo ed occasionale disturbo. In particolari situazione, momenti di grande stanchezza, bruschi cambi di temperatura, sindromi febbrili apparentemente banali, vengo colto da improvvisi e fortissimi brividi. È accaduto anche poco fa, in piena notte mentre ero a letto con una banale influenza.

È un sintomo che conosco bene, che io e mia moglie soprannominiamo allegramente “il magma primordiale”. Per descriverlo cito sempre una scena molto angosciante di Stati di Allucinazione, un vecchio film di Ken Russel in cui il protagonista, attraverso esperimenti con sostanze allucinogene, risale col pensiero fino all’origine dell’universo per trovarci un vorticoso girotondo di sostanza informe.

Quando mi prende il magma è come se il corpo improvvisamente rifiutasse qualsiasi azione che non sia starsene immobile, raggomitolato a cercare il maggior calore possibile in attesa che tutto passi. Perché poi fortunatamente tutto passa. In quei lunghi minuti osservo l’interno della macchina.

I brividi partono dai fianchi (i surreni?) e si diffondono verso l’alto, dalle scapole alle spalle su fin dietro le orecchie. E verso il basso, giù dal bacino fino alle ginocchia. Batto i denti. Sono onde, ogni movimento diventa impossibile, e mentre, sotto una pila di coperte, lascio passare il tempo, vedo una piccola barchetta di legno ormeggiate nell’acqua bassa di una baia tranquilla. Un po’ alla volta le onde attorno alla barca diventano sempre più alte e la agitano di qua e di là.

Io penso da anni che la mia morte quando verrà sarà qualcosa del genere: un freddo assoluto e scientifico, ripetuto, che parte dal centro e si diffonde ovunque. A piccole onde, prima quasi impercettibili e poi sempre più forti. Un gelo che rende immobili e occupa ogni spazio, lasciando intatto solo un ultimo indizio della fine incombente.

Quando come stanotte arriva il magma è come se scrutassi per un istante il ventre oscuro della macchina, Un’esperienza di rivelazione o forse solo una banale allucinazione, non so. In attesa che il paracetamolo trasformi tutto in sudore e se lo porti via.


Domani mattina sarei dovuto essere alla Camera de Deputati a questo convegno su Fiducia ed Innovazione. Purtroppo in questi giorni ho twittato troppo Sanremo e questa mattina mi sono svegliato con l’influenza. Quindi non riuscirò ad andare e mi toccherà seguirlo da casa sul sito web della Camera.

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La nota fashion blogger Chiara Ferragni è stata invitata a Harvard. Per l’occasione la giovane rappresentate del genio italico si è fatta fotografare presso la biblioteca della prestigiosa università con un enorme cappello da cowboy in testa e un grosso volume in mano. Il libro, tenuto al contrario, dona all’immagine postata su Instagram una perfezione impareggiabile.


update: Mi segnala Francesca nei commenti su FB (e anche Fabs nei commenti, vedo ora) che il libro sarebbe dritto, pare che ad Harvard abbiano strane abitudini su dove mettere i barcode. A questo punto la foto perde tutta la sua perferzione. Per quanto mi riguarda mi scuso con Chiara Ferragni (a parte per il cappello ovviamente).

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La bellissima intervista a Samantha Cristoforetti andata in onda durante il Festival di Sanremo poco fa era una finta diretta.


(via @francescocosta)

12
feb

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(via buzzfeed)



Chi ha pensato questo tweet crede probabilmente che Twitter sia come la TV, luogo dentro il quale bugie e mediocrità, così come grandezza e splendore, passano velocemente quasi senza lasciar segno e con buona pace dei telespettatori distratti. A differenza della TV Internet è traccia, strumento del ricordo e del richiamo. Se in molti si sono fatti l’idea che tu sia un cretino Internet si incaricherà di ricordarlo ai posteri, in un numero di volte proporzionale alla tua cretineria presunta. Se sei un eroe accadrà lo stesso, dentro una script di 3 righe incollato ovunque.

Se pensi di aver detto una cazzata e vuoi usare i codici finti ed usuali della TV porta il giovane virgulto sovrappeso sul palco e abbraccialo i 10 secondi necessari. Se pensi di aver detto una cazzata e vuoi usare i codici di Internet scrivi un tweet di una riga del tipo “Scusate, ho detto una cazzata”. Il massimo che ti potrà capitare è che qualcuno ti faccia notare che le cazzate erano molte più di una. Tutte politicamente più corrette ma non per questo meno fastidiose.


Molti di voi sanno che Stefano è un mio caro amico. Ieri alla Camera in una giornata concitata è intervenuto con queste parole:


Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, per la prima volta prendo la parola in quest’Aula per fare un gesto che dimostra concretamente il mio sostegno al Governo ritirando il mio emendamento. Purtroppo, non sono stato capace, nelle ultime settimane, di spiegarne l’utilità e di convincere dell’importanza, sia di questo, tanto della sua riformulazione semplificata, ovvero l’emendamento 31.708, già ritirato dal collega Coppola. La lettera r) del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, che prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico solamente dei dati, nasce in un’epoca di fatto pre-Internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Oggi, nel secolo della rete, limitare il coordinamento informatico ai soli dati è come accordarsi su dimensione del pallone e del campo, ma non su come funzionano rimessa laterale e fuorigioco.
Sono convinto che, in un’epoca in cui Internet rende il mondo un punto, rinunciare al coordinamento informatico equivalga a rinunciare a una leva importante per l’efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese. Non sono riuscito a convincere il Governo di questo indirizzo, dell’opportunità di entrare nel merito dell’articolo 117, almeno in questo comma, ma sono fiducioso che vi possano essere nel prossimo futuro altre occasioni per provvedimenti che vadano nella stessa direzione. Con questo spirito di sostegno concreto all’azione del Governo, ritiro il mio emendamento 31.26 (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).



Quello che è successo dopo, una sequenza di prese di posizione che hanno infine portato all’approvazione all’unanimità dell’emendamento Quintarelli, va letto nei resoconti stenografici della Camera ed è emozionante come un romanzo breve. Oggi è un giorno lieto e le polemiche che forse l’intera vicenda meriterebbe (specie su certe scelte del PD) le lasciamo indietro.


p.s. qui il punto di vista al riguardo di Luca De Biase.




(via alfonso fuggetta)


(qui in concerto a Londra qualche giorno fa con una ripresa di fortuna ma bellissima uguale)