2013_mac_pro (1)


Questa sera messa laica da San Francisco per i credenti Apple a due anni scarsi dalla morte del loro profeta. La chiesa della mela continua a vivacchiare sulle rendite del grande defunto e poco sembra essersi più mosso da allora. Come in certi riti di imbalsamazione attraverso i quali i sacerdoti tentano di protrarre nel tempo il ricordo del caro estinto (quando invece destino e cenere hanno deciso diversamente) oggi Apple ha presentato di fatto due soli prodotti nuovi. Un Mac Pro di nuova generazione, molto stiloso e dalla forma inusuale (i più attenti lo hanno subito paragonato ad una macchina da caffè della Braun) di cui non è dato sapere il prezzo e che verrà commercializzato più avanti (later this year è stato il mantra della giornata) ed una preview di IOS7 che, a parte il completo restyling grafico dell’interfaccia, ha indubbiamente alcune novità interessanti (primo su tutti un multitasking menofinto del precedente). Anche IOS7 è atteso verso la fine dell’anno, più o meno in tempo per la fine del processo di beatificazione di Steve Jobs. Per molto tempo ci si è chiesti quale sarebbe stato l’influenza della sua assenza sulla grande azienda di Cupertino. Se fino a qualche mese fa qualche sospetto era lecito avanzarlo oggi i segni di una certa fissità di Apple (e di un successivo probabile declino all’orizzonte) sembrano davvero difficili da discutere.

Immagine 2


(obamaischeckingyouremail via @niente su Twitter)

Schermata 2013-06-09 alle 21.30.24


La talpa che ha fatto esplodere il caso NSA si chiama Edward Snowden e ha 29 anni. Lo ha intervistato il Guardian in un albergo di Hong Kong dove si è rifugiato. Una storia appena iniziata di grandissimo civismo e di grande giornalismo.

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***


Metadati.

Un Obama insolitamente imbarazzato ha dichiarato alle telecamere quello che le telecamere sapevano già, vale a dire che il contenuto delle conversazioni dei cittadini americani non era stato intercettato. Metadati, ha detto il Presidente americano, scandendo bene la strana parola come fosse di fronte ad una classe elementare, metadati. Non rubiamo le vostre parole, raccogliamo metadati, e per una buona causa oltretutto, per difendervi dai terroristi.
Se esiste un momento di grande debolezza del Barack Obama di questi ultimi anni è contenuto in quei pochi secondi di conferenza stampa nei quali, producendosi in affermazioni formalmente corrette, il Presidente, nella sostanza, inganna i suoi concittadini. (continua…)

Schermata 2013-06-07 alle 08.45.52

Assange prigioniero a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador, Manning davanti alla corte marziale dopo esser stato lasciato per 500 giorni a marcire in una cella di isolamento, e Obama che nei prossimi giorni dovrà trovare una qualche maniera per giustificare pubblicamente ciò che tutti sussurrano da anni, vale a dire che gli USA spendono enormi quantità di denaro pubblico (in realtà nemmeno questo è dato sapere) per spiare i propri cittadini nelle mille maniere possibili fra quelle che la tecnologia oggi consente e probabilmente anche qualcuna in più. E non c’è nemmeno un efferato attentato a portata di mano per far leva sull’ansia popolare come nel caso del Patriot Act di George Bush.

(La dittatura dei dati, Il Post)


Quindi, per riassumere, Il Presidente della Repubblica si impiccia di questioni che non dovrebbero riguardarlo, Enrico Letta, partito in punta di piedi con un governo di salvezza nazionale col nemico, necessario per la riforma elettorale, prima offende l’intelligenza di tutti con un ddl sul finanziamento pubblico ai partiti che finge solo di eliminarlo, poi dice che la riforma elettorale non è così urgente e considera l’ipotesi di durare, bontà sua, fino al 2018 ( però gli pesa eh, non può andare al lavoro in motorino). Matteo Renzi ex rottamatore si candida a Segretario di PD rimanendo sindaco di Firenze (non c’è incompatibilitá ha dichiarato serafico al corriere oggi). Nel frattempo, nel solito trionfo comitatologico, ci si è inventata un’altra commissione di saggi scelti col manuale Cencelli (e quindi sì, Franco Frattini c’è). Del conflitto di interessi non interessa più niente a nessuno. Unica notizia di colore ma comunque positiva, il M5S ha rottamato Roberta Lombardi. Anche se non è detto che, con l’aria che tira, il prossimo portavoce non possa essere perfino peggio.

Grande scoop del Guardian che scopre che Verizon è stata obbligata dalla NSA a consegnare i tabulati di gran parte del proprio traffico telefonico all’amministrazione americana. Ora Obama, finita la partitella di basket sul campetto dietro la Casa Bianca, viene e ci spiega che è stato un errore e che non lo faranno mai più. In alternativa dovrà trovare qualcun altro meno poetico che gli scriva i discorsi.

The order, signed by Judge Roger Vinson, compels Verizon to produce to the NSA electronic copies of “all call detail records or ‘telephony metadata’ created by Verizon for communications between the United States and abroad” or “wholly within the United States, including local telephone calls”.


Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***


Alcuni anni fa, quando frequentavo le scuole elementari, esisteva nell’elenco delle materie di insegnamento l’Educazione Civica. Si parlava di etica, di Costituzione, di educazione stradale, delle regole della civile convivenza e cose del genere. Tutti noi, con la stoltezza tipica degli adolescenti, la ricordiamo come una materia noiosa ed inutile.

Istituita da Aldo Moro nel 1958 l’Educazione Civica fu improvvisamente eliminata dai programmi didattici nel 1990. In tempi di iniziali ristrettezze dei fondi per la scuola pubblica fu forse il primo ramo sacrificabile in una società che si riteneva ormai civilmente evoluta.

Eppure noi, oggi, di un paio d’ore settimanali dedicate all’Educazione Civica ne avremmo molto bisogno. E in una accezione attuale di questi spazi didattici, durante quelle due ore sarebbe necessario insegnare ai più giovani di noi ad utilizzare anche la rete Internet.

Partire dalle basi è ormai la nostra unica possibile riscossa. Immaginare un programma di alfabetizzazione che riguardi tutti i cicli scolastici, dalle elementari all’Università e che sia in grado di imporre al Paese una nuova comprensione dell’orizzonte contemporaneo. Che è, inevitabilmente e con buona pace di tutti, un orizzonte digitale. (continua…)

Sul Corriere della Sera di oggi c’è una intervista al sottosegretario all’editoria Giovanni Legnini, (a me) sconosciuto senatore del PD, avvocato, ex sindaco di Roccamontepiano in Abruzzo, nella quale Legnini esprime una serie di giudizi molto netti su questioni che attengono al suo mandato. In particolare due:


“Certi pericoli sono evidenti: una quantità rilevante di non-notizie circolano in rete senza verifiche né controlli. Occorre una rigorosa strutturazione della filiera. Per esempio una qualche forma di certificazione dei giornali online. Gli stessi motori di ricerca andranno sollecitati a fornire un contributo al progetto di innovazione del sistema editoriale”

“I giornali e le aziende editoriali in genere hanno subito un drastico calo della pubblicità e della contribuzione pubblica. Il mondo della distribuzione è altrettanto in crisi. Chi ha visto accrescere la propria redditività è proprio il comparto dei motori di ricerca. Settore al quale, appunto, occorrerò chiedere un contributo per innovare il sistema. Come lo spiegheremo a tempo debito.


Si tratta come è noto di questioni già ampiamente dibattute negli anni, in particolare quella dei bollini per i siti web editoriali. Un problema di sciocco paternalismo di Stato che può uscire solo dalla mente di chi

1) non conosce Internet
2) vive in una sorta di Nirvana nel quale le notizie reali sono da una parte e le bufale da un’altra.

La questione del “comparto dei motori di ricerca” (un simpatico eufemismo burocratico per dire Google) è infinitamente più complessa ma a differenza di quanto afferma Legnini sarebbe buona cosa se il governo scegliesse di affrontarla per una volta fuori dalla accezione solita e lobbistica per cui ci sono i pirati da una parte e un comparto in crisi dall’altro. In altre parole il governo del Paese dovrebbe occuparsi prima del’interesse dei cittadini e poi di quello degli editori. Mai come oggi (certo è colpa di Internet, ma pazienza) questi due interessi non sono coincidenti. Mai come oggi i temi del pluralismo e dei posti di lavoro sono utilizzati in maniera capziosa contro l’interesse diffuso.

Sarà comunque interessante vedere se Enrico Letta deciderà di mettere il proprio cappello di Premier sopra idee del genere.


update: segnalo la risposta del sottosegretario Legnini nei commenti.

image