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Nell’ordine dall’alto:

1) Stella di david da divisa campo di concentramento

2) Stella da sceriffo da vestito di carnevale

3) Stella (ingrandimento in cui si legge “sheriff”) del pigiama per bambini Zara che ha fatto esplodere il caso sui media.

“Come andando in automobile c’è il rischio che la tua scena si inquini, così il web può inquinare il giusto flusso delle informazioni”.


Quindi possiamo dire che lei è un fan del giornalismo digitale?

Non esageriamo…


Bernardo Valli intervistato da Huffington Post ita oggi.



A me piace molto Michele Smargiassi (qui una mia breve conversazione con lui a Napoli qualche mese fa) e mi è piaciuto molto il suo post di oggi sui rapporti fra foto e comunicazione politica dedicato agli scatti che Filippo Sensi, gran sultano della comunicazione di Matteo Renzi, ha iniziato a mettere su Instagram. Sono foto sbagliate, spesso molto efficaci.


Schermata 2014-08-25 alle 11.14.59


Scrive Smargiassi:


Secondo le “regole della fotografia” che qualcuno continua a riverire come se venissero giù direttamente dal monte Sinai, questa foto è effettivamente sbagliata ed è brutta.
Ma è assolutamente efficace. Riguardiamola. Matteo Renzi sovrasta la sua interlocutrice. Si muove, è dinamico, fa un gesto risoluto, ha il volto assertivo, mentre la cancelliera sta ferma, come sull’attenti, la testa incassata nelle spalle un po’ curve in un atteggiamento che pare addirittura intimorito, se non reverente.
Ancora. Renzi è inquadrato da un fondo rosso, colore volitivo, che la sua cravatta riprende alla perfezione. La Merkel è in giallo pallido, colore remissivo. È la perfetta versione visuale dell’atteggiamento orgoglioso che Renzi vorrebbe mostrare nei confronti del governo più potente d’Europa.
Questa fotografia è assolutamente efficiente, dal punto di vista di Renzi. Non è bella. È buona. Utile. Convincente. Nonostante sia una foto canonicamente “sbagliata”. Anzi, proprio per questo. Spiegherò.



L’idea di Smargiassi è che le foto sbagliate siano una cifra stilistica utile alla causa e che l’imperfezione che raccontano sia intenzionale. Io sospetto che nel caso di Sensi sia vero solo in parte, vedo una quota di autentica amatorialità in quegli scatti, ma nella sostanza il risultato che si ottiene è il medesimo: quello di una vicinanza sentimentale fra il soggetto ritratto e chi lo osserva. Ho scritto qualcosa del genere ne La Vista (che esce a fine settimana, mi raccomando ;) a proposito delle foto che Pete Souza scatta a Obama:


Schermata 2014-08-25 alle 11.22.59

Quello che scrisse Vittorio Feltri su Libero il 26 agosto 2004 su Enzo Baldoni di cui in questi giorni ricorre il decennale della morte.


IL PACIFISTA COL KALASHNIKOV di VITTORIO FELTRI
Se esaminata cinicamente, cioè con lucidità, la disavventura di Enzo Baldoni sconfina nella commedia all’Italiana. Già ieri abbiamo scritto: un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?).


23
ago




(via arianna ciccone su FB)

Ieri David Allen Green, avvocato e scrittore inglese, ha domandato puntigliosamente alla polizia i fondamenti della notizia pubblicata da moltissimi giornali non solo in UK secondo la quale la solo visione del video dell’uccisione di James Foley poteva portare all’arresto.





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La Vista ora ha un sitarello autocostruito, senza pretese e non promozionale e perfino un profiletto su Twitter per gli appassionati del genere. Se invece vi piace il profumo della carta il tomino lo trovate nelle migliori cartolibrerie dal 28 agosto.

Non guarderò il video in HD del boia che nel deserto taglia la testa al giornalista americano prigioniero. Però ci sono due differenti risultati che i macellai dell’ISIS hanno ottenuto ed è bene citarli entrambi. Il primo molto evidente a tutti, quello predeterminato di scatenare indignazione e orrore. Il secondo, molto meno evidente, quello di stimolare le paranoie e le debolezze occidentali verso l’indicibile. Così oggi è stata una gara fra Youtube e Twitter a cercare di rimuovere le orribili immagine dalla rete Internet, ad annunciare la chiusura dei profili Twitter di chi avesse osato linkare simili contenuti. Solo che Twitter non è mio padre ed i suoi giovani padroni non sono i miei tutori. E se Consolo e soci fossero onesti capirebbero che la vittoria sulle strategie mediatiche degli assassini non è quella di censurarne le gesta sulle proprie stupide piattaforme (nelle quali per inciso ci si comporta da sempre in maniera differente con gli orrori non americani raccontando tutta questa ostentazione di bimbi ed adulti morti sotto i bombardamenti come una forma di tutela del diritto di cronaca) ma di aiutare a circumnavigare l’orrore lasciandolo ad un click di distanza.