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La via italiana alla concorrenza ai giganti della tecnologia imbocca percorsi sempre uguali. Interessante la storia di Stonex One il nuovo cellulare sponsorizzato da Francesco Facchinetti che tutti vogliono ma che nessuno ha ancora visto.



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(World Happiness Report, via Fabrizio Goria su TW)

Io non ho nulla in contrario ai progetti web editoriali con nomi assurdi come The Post Internazionale. Non mi scandalizza che simili progetti siano portati avanti da giovani di belle speranze che hanno studiato a New York e che sono per una casualità figli di giornalisti italiani molto noti come Gambino, Mentana e Lerner. Non sono per nulla meravigliato che un simile sito prelevi a mani basse dal web articoli altrui per tradurli senza citare la fonte (non è una novità, lo fanno in moltissimi) e francamente mi lascia indifferente che siano fiancheggiati da Repubblica, da Eugenio Scalfari e da Roberto Saviano: probabilmente hanno intravisto negli occhi di questi giovani virgulti la scintilla del nuovo giornalismo italiano. Tutto ok, mi sta bene.

Da parte mia ho solo commentato con un paio di tweet il pezzo di Matteo Bordone che ha aperto la discussione sul progetto ThePostinternazionale.it. Ho solo detto, come mi pare evidentissimo, che non sembra nulla di diverso dal solita mix italico di grande provincialismo e ottime relazioni.




L’avrei anche chiusa lì. Tuttavia il fondatore di TPI con grande cipiglio ha risposto a questo mio innocuo retweet ed anche altrove ha scritto ripetutamente e con grande vigore che lui quando ha registrato il dominio thepostinternazionale.it era a Londra e il giornale dal quale secondo molti avrebbe copiato parte del nome “neanche esisteva”.


A tal proposito ecco una minima coincidenza.


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Questo è l’editoriale di apertura de Il Post nel quale Luca Sofri racconta di quando due anni prima raccontava a Giovanni De Mauro (peraltro direttore di Internazionale) del suo progetto per un giornale web. La data dell’articolo è un giorno di aprile di cinque anni fa, per essere precisi il 19 aprile 2010.




La registrazione del dominio thepostinternazionale.it da parte di Giulio Gambino secondo il Nic è invece del 19 aprile 2010. Cioè lo stesso giorno, nel pomeriggio.


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Il subcomandante Mantellini, pur all’estero da qualche tempo, si schiera senza indugio a fianco dei rivoluzionari di Corso Diaz contro l’inutile abbattimento di alberi nel centro di Forlì. Dopo i danni enormi creati in viale Bolognesi due estati fa questi ancora non hanno capito. È una cittadina con un sacco di problemi, smettete di abbattere alberi, razza di sciagurati.

12
lug

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Per piantare la vite devi scavare una buca profonda nella terra nera. Poi devi costruire un muretto di pietre e calce a semicerchio attorno ad ogni singola pianta per proteggerla dal vento che spazza quel sasso in mezzo all’atlantico. Poi devi chinarti a raccogliere i piccoli grappoli cresciuti rasoterra per ottenere infine una Malvasia trasparente e profumata. Io questa la chiamo ostinazione.

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15 smartphone
2 selfie acrobatici
1 tablet
1 macchina fotografica
1 croce
1 bandierina

Gli amanti dell’arzigogolo hanno sfinito questo Paese. Il resto lo ha fatto un apparato burocratico complicatissimo composto di forze che si controllano e si respingono a vicenda. Così è un dato che nelle società complesse occidentali il moralismo è da tempo una forma di semplificazione della scelta politica molto utilizzata. Da noi no.

Occorrerebbe trovare un compromesso fra analisi e decisione e il moralismo è una di queste forme di sintesi ma noi siamo soliti dimenticarcene o demoniazzarla.

Vincenzo De Luca altrove non riempirebbe le cronache politiche a colpi di distinguo normativi sulla sua candidabilità (e prima ancora sulla sua pretesa tribunalizia di essere compatibile con cariche differenti). Semplicemente il moralismo della politica lo avrebbe allontanato da tempo. Questo senza occuparsi dalle sue qualità di amministratore che, se esistenti, sarebbero state semplicemente considerate un costo da pagare alla linearità delle scelte opportune. La politica, per un De Luca grande statista perduto, si sarebbe così tutelata da decine di amministratori gaglioffi.

Invece a noi piacciono i distinguo, siamo innamorati del microscopio elettronico al punto che il quadro generale può anche andare a farsi fottere. E questo è uno dei limiti enormi dell’analisi intellettuale della politica italiana e della politica stessa. Dentro a questa continua discussione sui se e sui ma i peggiori imperano.

In un contesto moralista oggi Ivan Scafarotto non avrebbe annunciato il suo sciopero della fame per i diritti degli omosessuali. Avrebbe preso atto della situazione e se ne sarebbe andato dal Governo. Ivan è persona per bene e generosa (e fanno abbastanza vomitare molti commenti che si leggono in giro sul suo guadagnare visibilità da questa vicenda), ma è anche colpa sua se il Governo di cui fa parte convive con i preti di NCD che ostacolano le unioni gay con tutti i metodi consentiti. Ed è anche colpa sua (e di Renzi e del PD) se il DDL Cirinnà langue in Parlamento dentro un tiraemolla italiano che dura da anni. La politica moralista non prevede grandi distinguo, utilizza il sacrificio individuale come forma di spinta decisionale, anche quando ad andarsene sono i migliori. Per loro ci sarò spazio poi.

Flaiano era ottimista quando diceva che la linea più breve fra due punti da noi è l’arabesco. Dimenticava o non vedeva che molte di queste linee convolute non arrivano mai al punto B: disegnano un arabesco che non porta da nessuna parte e quello diventa il ritratto esatto dell’Italia.

Dovremmo iniziare anche noi a sacrificare la complessità, a licenziare con un pat pat i terzisti sui giornali la cui benzina intellettuale è da anni una vasta discussione inconcludente su tutto: la penna alzata e il culo al caldo a sottilizzare su uno scenario sempre uguale. A brutalizzare i risultati in nome di un approfondimento intellettuale fine a sé stesso. Un arabesco spesso bellissimo ma che non sposta la società di un centimetro. E a cosa servono gli intellettuali dell’immobile?

Il moralismo nella politica non prevede che Adriano Sofri possa consigliare il governo sul tema delle carceri, nemmeno in un consesso laterale e non istituzionale. E questo è forse l’esempio sommo, tratto dalle cronache recenti, del prezzo da pagare. Chi meglio di lui potrebbe, avendone competenza e profondità di pensiero? Nessuno probabilmente. Eppure non si può, non è il caso, tocca cercare altre strade. Il moralismo della politica funziona così. Esistono questioni formali che rendono la politica differente da noi, non adatta a tutti, in grado di elevarsi dal nostro livello di galleggiamento ma con alcune cospicue limitazioni.

Se non capiamo questo (almeno questo) resteramo per sempre prigionieri dentro il labirinto inconcludente del nostro arabesco nazionale, schiavi dei Gaetano Quagliariello e dei Maurizio Lupi nascosti con i loro sacchetti di sabbia dentro gli ingranaggi della macchina.

01
lug

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Grazie a tutti per gli auguri.

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Alla Corte Suprema non sono consentiti i cellulari. Così i giornalisti si sono messi le scarpe da ginnastica ed hanno corso i cento metri piani con sottobraccio la sentenza più importante del decennio.