Gli elettori del centro sinistra, in una loro buona maggioranza, pensano che gli anni di Governo Berlusconi siano stati una sciagura per il Paese. I loro rappresentanti eletti in Parlamento evidentemente no.
Gli elettori del centro sinistra, in una loro approssimata maggioranza, credono che qualsiasi interlocutore politico in Parlamento, di centro di destra o di sinistra, sia un interlocutore degno, in quanto democraticamente eletto, ma che questo non significhi il dover trovare punti di contatto ad ogni costo. I loro eletti in Parlamento evidentemente no.
Gli elettori del centro sinistra in una loro probabile maggioranza, pensano che, per temi sul campo e identità politica, sia meglio tentare di dialogare con il Movimento Cinque Stelle, le cui potenzialità di rinnovamento democratico al netto di una evidente ma forse recuperabile cialtroneria sono ancora tutte da esplorare, piuttosto che con il Partito Azienda di Silvio Berslusconi di cui conosciamo da anni quasi tutto. I loro eletti in Parlamento (e Giorgio Napolitano) evidentemente no.
Gli elettori del centro sinistra, in una loro verosimile maggioranza, pensano che va bene l’emergenza economica, va bene l’emergenza elettorale, va bene il problema del finanziamento pubblico ai partiti, ma che i principi valgono ancora qualcosa e se gli altri erano impresentabili prima (e accidenti se lo erano) lo restano anche ora, per cui magari si potrà forse convivere con costoro per 6 mesi, a muso duro e senza abbracci. I loro eletti in Parlamento evidentemente no.
Gli elettori del centro sinistra, in una risibile minoranza (io), pensano che questo governo non andava fatto, che le idee non sono fatte di pongo, che le giravolte vanno bene nella ginnastica ritmica, che se il PD è un’armata Brancaleone attualmente in mano a giovani notabili democristiani esperti nell’uso del congiuntivo e innamorati degli incastri di palazzo basterà non votarli al prossimo giro per ottenere un governo brutto e diverso da noi esattamente come quello che abbiamo ora.