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Al minuto 42.40 di questa puntata di Gazebo di due giorni fa (la corrispondenza da Londra di David Allegranti è tutta bellissima vi consiglio di guardarla, il video lo avrei anche embeddato ma il player di Rai.tv fa schifo) Marco Tardelli dice:


“In politica io non sono molto ferrato”


Oggi il PD lo ha candidato alle Elezioni Europee.




(via Il Post)

Secondo Theresa Cha, una portavoce di Samsung contattata dal Washington Post, il selfie di Ortiz con Obama – realizzato con un telefono dell’azienda, il Galaxy Note 3 – è stato scattato a fini pubblicitari: David Ortiz ha infatti firmato un contratto con l’azienda lunedì 31 marzo, il giorno prima di visitare la Casa Bianca, e si è accordato per la foto con alcuni membri di Samsung Mobile, la divisione che si occupa della vendita dei telefoni. Cha ha spiegato che «in pratica, loro [i dipendenti di Samsung] hanno saputo che David avrebbe visitato la Casa Bianca, e quindi si sono messi d’accordo con lui per pianificare la cosa. Non sapevano, però, quali foto sarebbe stato in grado di scattare». Samsung ha poi ritwittato dal profilo americano di Samsung Mobile la foto scattata da Ortiz.



La storiella dell’autoscatto (la mia religione mi impedisce di utilizzare l’orrido neologismo “selfie”) di David Ortiz con Obama, concordato dal giocatore di baseball con Samsung, è un’altra utile dimostrazione della degenerazione di un mondo nel quale nulla è mai come sembra e quasi sempre è peggio di come appare.


(via Il Post)

Poi, entrando nel merito di questa scelta del governo britannico, asserire che “non sembra che gli autori anglosassoni stiano morendo di fame“ è un errore grossolano. Il direttore Giardina infatti è informato male: poche settimane fa, tutti i giornali inglesi, a partire dall’autorevolissimo Telegraph, e anche alcune testate italiane, riportavano la protesta della Musicians Union (MU) – l’associazione che rappresenta ‘giganti’ come Paul McCartney, Mick Jagger e Rod Stewart – scesa in campo per chiedere che il compenso per la creatività sia riconosciuto anche nella patria del pop.



Che la SIAE abbia ghost writer di modesto livello ed il tatto istituzionale dell’elefante in cristalleria si sapeva. Basti citare le recenti castronerie contenute in una spassosa lettera al Corriere firmata Gino Paoli. Non si spiega in altra maniera del resto questa velocissima e rancorosa risposta che l’Associazione degli Editori ha mandato a DDAY in risposta ad un editoriale per la verità assai pacato del suo direttore Gianfranco Giardina. Personalmente la parte che preferisco è “l’autorevolissimo Telegraph” espressione coniata da qualcuno che della stampa inglese ha evidentemente un’idea piuttosto vaga.

Confesso che guardo da tempo con un misto di fiducia e pessimismo questi primi mesi del tentativo Renzi. Molto cose mi piacciono molte altre mi infastidiscono. E mi fa bene leggere punti di vista non preconfezionati al riguardo da parte di persone che stimo. Così oggi, per casualità vi segnalo due articoli anti-Renzi che mi hanno colpito. Il primo lo ha scritto Malvino, splendidamente cattivo as usual:

Così, ci tocca sentirci dire che i padri costituenti erano barbosi scassacazzi che l’hanno messa giù un po’ troppo pesante solo perché traumatizzati dal fascismo, poverini, mentre il nuovo mago delle televendite ha fegato, e polso, e coglioni, si vede dalla grinta che mette nell’urlare: «E qui, siore e siori, mi voglio rovinare: aggiungo alla riforma costituzionale il taglio di un miliardo alla politica». Sputacchia un poco su quelli in prima fila perché ha una lieve micrognazia, ma mica è detto che l’Uomo della Provvidenza debba per forza essere un mascelluto, basta sappia galvanizzare i fessi e strizzare l’occhio ai furbi.



Il secondo lo ha scritto Christian Raimo su Il Post che devo ringraziare per la citazione non banale di Nick Kamen:

Questi dubbi non sfiorano i sostenitori di Renzi e del suo piglio decisionista. Ieri la cloud socialnetworkara di chi si interessa di politica è stata elettrizzata dal sedicente scoop di Claudio Cerasa, che dal suo blog sul Foglio, aveva scovato un disegno di legge del 1985 in cui Rodotà (Rodotà-tà-tà, come lo chiama con gran simpatia Cerasa), insieme ad altri proponeva il monocameralismo. A parte il modo non so quanto corretto di riprendere idee di trent’anni fa (in un mondo in cui esisteva il Pci, la Democrazia Cristiana, il brigatismo rosso, ?ernenko e Nick Kamen) e inchiodarci le persone (io per dire, nel 1985, ero perché in Italia governassero gli sceriffi e volevo essere uno di loro), sarebbe stato utile leggersi in maniera attenta quel disegno di legge.



Leggeteli, che vi piaccia Renzi oppure no.

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È suo questo pacchetto? mi dice il vicino di casa indicando un piccolo rettangolo di cartone abbandonato in terra accanto alla buca delle lettere. Forse, dico io, forse. Lo guardo meglio, ha un timbro del servizio postale olandese e vicino il simbolo di UPS. Nessun altra chiara indicazione (guardando meglio il mio nome si legge in trasparenza sulla confezione). Io del resto ero in attesa di un pacchetto di dimensioni analoghe da Google. Siccome sono scemo ho acquistato Chromecast il giorno della sua uscita su Google Play ormai un paio di settimane fa. Google mi ha informato di averlo spedito da Dublino il giorno successivo e da allora nessuna notizia. Doveva arrivare con UPS 5-6 gg dopo. Il tracking dell’oggetto su Google Play non è disponibile (alcuni dicono che con soli 3 euro di spedizione il servizio non può essere fornito). Del resto quei 3 euro forse erano anche troppi visto che dal giorno successivo Chromecast era disponibile su Amazon.it con spedizione (e tracking) gratuita. Ma questo è del resto il destino degli innovatori: conoscere per deliberare. Così il mio pacchetto abbandonato senza avvisare sotto casa mia è in fondo una forma di conoscenza. La delibera invece è tanto semplice quanto conseguente: le possibilità che io in futuro acquisti qualcos’altro su Google Play sono al momento assai scarse.

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Il coraggio di Bompiani nel pubblicare in centomila copie (tremano i polsi solo a pronunciare queste cifre, anche se si tratta di una bipartizione carta-digitale) un romanzo per sua natura imperfetto, arduo, vivo ma bruciante



Tremano i polsi in effetti, immedesimandosi nel coraggio di Bompiani che pubblica centomila copie di un esordiente almeno in parte in formato digitale. Perché non è chiarissimo quali siano i costi della pubblicazione di 10-100 o un milione di copie digitali


(via antonio tombolini su FB)

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Ci sono possibilità che il sito web del Governo abbia bisogno di una leggera rinfrescatina.

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(dal mac di Ale in questo momento)