Carlo Blengino spiega con calma dalle pagine de Il Post le ragioni per cui la sentenza del Giudice Battarino del Tribunale di Varese che, in nome del popolo italiano, condanna l’amministratrice di un sito web letterario sul quale sono stati pubblicati commenti diffamatori è una sentenza sbagliata ed inaccettabile.


p.s. secondo me dovremmo fare qualcosa

Non era intenzione di Laura Boldrini proporre nuove leggi per il web. Lo ha fatto sapere ieri. Anche Pietro Grasso ha dichiarato che non era sua intenzione proporre nuove leggi per il web. Lo ha fatto sapere oggi. Nel frattempo pare che due agenti della Polizia Postale nelle settimane scorse siano stati dislocati in Parlamento per occuparsi delle citazioni online (minacce, diffamazioni, fotomontaggi ecc) del Presidente della Camera. Cose che dubito sarebbe accaduta se la denuncia fosse arrivata da qualsiasi altro cittadino. Nel frattempo la Polizia postale ha fatto irruzione in casa di un giornalista di Latina colpevole di aver condiviso su Facebook una foto senza veli affermando che forse poteva trattarsi di una foto di Laura Boldrini. Nel frattempo il capo della Polizia Postale ha rilasciato una intervista al Corriere nella quale dice che controlleranno il web con delle volanti virtuali (con quanti uomini però non lo dice). La situazione è semplice: c’è un numero molto ampio di persone che parla liberamente di cose che non conosce o che conosce molto poco. E che poi nella più usuale delle commedie all’italiana dice di essere stata equivocata. Le conseguenze le pagano loro e le paghiamo (soprattutto) tutti noi.

“Pensate alle volanti che girano per le strade. Ecco, funzionerà così. Nasceranno delle volanti anche per Internet, la polizia girerà sul web e monitorerà i social network pronta ad intervenire contro gli abusi, le diffamazioni, i falsi profili… “



(via gad lerner blog)

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Hanno ragione i parlamentari del Movimento Cinque Stelle: la vicenda della violazione informatica delle caselle di posta elettronica di alcuni di loro è molto grave e non ha ricevuto l’attenzione politica e mediatica che meritava. I grillini sostengono che quanto accaduto faccia parte di un progetto di attacco e delegittimazione collegato ad altri atti ostili (il M5S ha denunciato nei giorni scorsi il furto di un hard disk all’interno del Parlamento stesso); più probabilmente le ragioni di un simile attacco e della sua successiva sottovalutazione sono da un lato banalmente tecnologiche (a dispetto della propria vocazione di rete il M5S da sempre non brilla per attenzione e competenza tecnologica) e culturali da un altro. Delle prime si è parlato poco o nulla (come è avvenuto l’attacco? Attraverso il furto di password o con altri sistemi?), le seconde invece sono note e attingono alla nostra grande diffidenza nei confronti della cultura informatica. Ho idea che molta della mancata solidarietà ai parlamentari del M5S le cui caselle email sono state pubblicate in rete venga da colleghi che le email le leggono dopo che la segretaria gliele ha stampate. (continua…)

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Oggi è stata la Giornata Internazionale contro i DRM.

Oggi è stata una giornata a suo modo perfetta per chi volesse spiegare cosa è e come è percepita Internet in Italia. Tutto è cominciato con un’intervista di Concita de Gregorio a Laura Boldrini nella quale il Presidente della Camera, checchè se ne dica in giro, ha detto cose sciatte e disinformate sulla rete Internet e sui meccanismi che la regolano. Non entro nel merito, in molti ne hanno scritto meglio di quello che potrei fare io (il mio pezzo preferito fra i pochi che ho letto è questo di Vittorio Zambardino).

A darle man forte, in una sorta di simmetria istituzionale, è sceso subito Pietro Grasso che ne ha dette perfino di peggio e poi, a cascata le dichiarazioni sciatte ideologiche e disinformate si sono moltiplicate, giù, giù fino a Maurizio Gasparri che ascoltavo poco fa alla radio dire che lui – che modestamente se ne intende – sa che gran parte dei messaggi offensivi in rete sono anonimi.

Non si raddrizzano le zampe ai cani e se qualcuno faceva giustamente notare che in certe stanze altolocate di questo Paese si parla di Internet sempre e solo in toni enfatici e censori, molti altri, in un automatismo noto che abbiamo spesso imparato a conoscere (per esempio ai tempi della Legge antipedoporno) mescolavano le mele del controllo della rete con le pere dei contenuti sessisti contro una delle principali cariche dello Stato. Regola numero uno: separare mele e pere.

In ogni caso non se ne esce e probabilmente si tratta di una battaglia comunque persa in partenza, alla quale per stasera non mi va di partecipare. Dico solo due cose che mi sono venute in mente poco da mentre ascoltavo l’esperto Gasparri.

1- Le spinte censorie verso Internet in questo Paese non sono sottoposte a grandi perturbazioni ideologiche. Sono sovente uguali a destra e a sinistra, specie quando diventano personali. Chi si stupisce che una donna di sinistra ragioni come un Almirante qualsiasi non ha compreso che in questa omogeneità risiede una delle ragioni profonde dei nostri mille fallimenti tecnologici. Siamo allergici a Internet perché siamo (tutti) poco allenati alla libertà.

2- Mi è tornata in mente una frase che mi disse una sera molti anni fa a cena, un mia conoscente che si occupava delle cose di Internet presso il Ministero delle Comunicazioni. Alle mie rimostranze sull’immobilismo del Ministro dell’epoca sui temi a me cari, lui mi disse: “Hai ragione ovviamente, ma, sai, il nostro tempo passa in gran parte a disinnescare le enormi idiozie che i parlamentari partoriscono ogni giorno a riguardo di Internet. Se non puoi apprezzarci per quello che abbiamo creato, apprezzaci per tutto quello che siamo riusciti a non far distruggere.


Gli elettori del centro sinistra, in una loro buona maggioranza, pensano che gli anni di Governo Berlusconi siano stati una sciagura per il Paese. I loro rappresentanti eletti in Parlamento evidentemente no.

Gli elettori del centro sinistra, in una loro approssimata maggioranza, credono che qualsiasi interlocutore politico in Parlamento, di centro di destra o di sinistra, sia un interlocutore degno, in quanto democraticamente eletto, ma che questo non significhi il dover trovare punti di contatto ad ogni costo. I loro eletti in Parlamento evidentemente no.

Gli elettori del centro sinistra in una loro probabile maggioranza, pensano che, per temi sul campo e identità politica, sia meglio tentare di dialogare con il Movimento Cinque Stelle, le cui potenzialità di rinnovamento democratico al netto di una evidente ma forse recuperabile cialtroneria sono ancora tutte da esplorare, piuttosto che con il Partito Azienda di Silvio Berslusconi di cui conosciamo da anni quasi tutto. I loro eletti in Parlamento (e Giorgio Napolitano) evidentemente no.

Gli elettori del centro sinistra, in una loro verosimile maggioranza, pensano che va bene l’emergenza economica, va bene l’emergenza elettorale, va bene il problema del finanziamento pubblico ai partiti, ma che i principi valgono ancora qualcosa e se gli altri erano impresentabili prima (e accidenti se lo erano) lo restano anche ora, per cui magari si potrà forse convivere con costoro per 6 mesi, a muso duro e senza abbracci. I loro eletti in Parlamento evidentemente no.

Gli elettori del centro sinistra, in una risibile minoranza (io), pensano che questo governo non andava fatto, che le idee non sono fatte di pongo, che le giravolte vanno bene nella ginnastica ritmica, che se il PD è un’armata Brancaleone attualmente in mano a giovani notabili democristiani esperti nell’uso del congiuntivo e innamorati degli incastri di palazzo basterà non votarli al prossimo giro per ottenere un governo brutto e diverso da noi esattamente come quello che abbiamo ora.

Sia messo agli atti che questo blog vota no alla formazione del nuovo governo.

“Mezzogiorno di fuoco a Palazzo Chigi. Due carabinieri feriti e uno in modo piuttosto grave, proprio nel momento in cui il nuovo governo al Quirinale giura fedeltà alla Costituzione. Il gesto eclatante ed isolato di un disoccupato stanco della vita a cui manca solo un’ultima pallottola per darsi il colpo di grazia? Può essere. Ma in casi come questi resta sempre aperta la questione cui prodest? L’attentato avviene di fronte alla sede del governo, un governo che ha già giurato nelle mani del Presidente della Repubblica, ma che ora dovrà superare la prova della necessaria fiducia nel Parlamento. E come si potrà negarla ora quella fiducia che continua a provocare non pochi mal di pancia in casa PD? Il Paese dev’essere pacificato e attentati come quello di oggi spingono a dare tutto il sostegno possibile ad un governo che è privo di un programma politico adeguato ai bisogni del Paese, un inconcepibile governo Pd che persegue l’unico scopo di salvaguardare gli interessi del Pdl dopo aver sbandierato la necessità di un cambiamento. Un attentato come questo ricompatta con il solito vecchio cliché: uniti contro la violenza e, al contempo, uniti contro chi semina la violenza e qui il messaggio è chiaro. Del gesto eclatante vi è comunque un responsabile: il M5S che con il suo linguaggio inciterebbe ad atti di questa natura. E così si prendono due piccioni con una fava. Ma il M5S non si farà impallinare tanto facilmente. Questo governo porterà il Paese alla catastrofe ma di questo è responsabile il Modello Unico e non il M5S che sarà l’unica vera opposizione.” Paolo Becchi


Se domani qualcuno dovesse chiedere conto a Beppe Grillo o al Movimento 5 Stelle delle affermazioni sconsiderate pubblicate sul blog di Grillo stasera e firmate da Paolo Becchi, nelle quali si accenna vagamente all’ipotesi che la sparatoria di fronte al Parlamento oggi possa far parte di una nuova strategia della tensione orchestrata dalla politica, si potrà sempre controbattere che

1) Le affermazioni sono di Paolo Becchi
2) Il blog è di Beppe Grillo e non del Movimento 5 Stelle
3) Grillo in fondo è solo un microfono, un comico, uno che passava

Da grandi investiture discendono grandi responsabilità. Grillo ed i suoi editori non lo hanno capito.


Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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La rapidissima scomparsa dei netbook dal mercato e, più in generale, la progressiva sostituzione dei computer portatili con i tablet, ha delle conseguenze. La principale di queste conseguenze è che alla produzione dei contenuti viene preferita la loro fruizione. Come è noto i tablet sono più pratici, più leggeri, più facili da utilizzare da fasce molto ampie della popolazione: contemporaneamente sollevano anche alcune evidenti barriere di utilizzo.

Sebbene quasi nulla sia di fatto impossibile (possiamo anche scrivere Guerra e Pace su iPad, a patto di aver prima disattivato il mefitico controllo ortografico), il mercato ha preferito soddisfare ampie fasce di utenti a scapito delle esigenze di pochi feticisti della tastiera quali programmatori, blogger e produttori di contenuti in genere. Per queste ultime categorie protette restano comunque disponibili alcuni prodotti (ed altri forse si aggiungeranno) che sposano leggerezza, mobilità e connessione (penso ad alcuni Chromebook per esempio) e non impongono grandi sacrifici in termini di modalità di input. (continua…)