Tenere una rubrica di commento quotidiano su un grande giornale è un lavoro prestigioso ma ingrato. Dovendo trovare ogni santo giorno un argomento sul quale esprimere un’opinione ed essere costretti a ridurre la propria opinione nello spazio di poche righe è non solo difficile ma è una scorciatoia per costruirsi, velocemente, una solida e magari immeritata fama di rompicoglioni. Si tratta d’altro canto di un mestiere da fine carriera (nel senso di fine di un lungo percorso di eccellenza) che solo ad alcuni è riservato: oneri e onori insomma.

Pensavo questo stamattina leggendo in sequenza, per una casualità, la rubrica di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera e l’Amaca di Michele Serra su Repubblica.

Il Caffè di Gramellini di oggi, versione 8967 della pensosa critica sociale agli ambienti digitali, inizia così:


Che diritto ha la gente di giudicare il dolore degli altri? Nessuno, ma da quando la tecnologia le ha messo in mano lo strumento adatto, quel diritto se lo è preso con estremo gusto.


Più avanti Gramellini riferendosi a questa tecnologia che abilita comportamenti nuovi e biasimevoli definisce (efficacemente) simili ambienti come:

il tribunale dei tinelli



Serra invece dedica la sua rubrica odierna a una ficcante critica all’onorevole Furgiuele colpevole di aver presentato una proposta di legge sui matrimoni, diciamo così, discutibile. Queste le sue parole:

Neanche Checco Zalone nella sua forma migliore avrebbe saputo concepire una battuta così esilarante. Il bigotto contemporaneo è prima di tutto contemporaneo, e dunque non ha la tempra politica per difendere la propria orgogliosa intolleranza.



A fine articolo Serra dopo essersi preso gioco dell’ignoto parlmentare leghista acclude anche i nomi degli altri firmatari della proposta di legge. “Meritano riconoscenza, e il dovuto lustro”, scrive.

Ora io ingenuamente mi chiedo: che differenza c’è fra Serra che copre di lazzi un parlamentare della Repubblica (per quanto evidentemente con qualche ragione) ed un idiota che nel tinello di casa scrive una cattiveria su Selvaggia Lucarelli? Le differenze a mio modo di vedere sono due:

la prima, la più importante, è il volume di fuoco. Nessun commento pubblicato sui social avrà mai la potenza di Michele Serra che prende per il culo l’onorevole leghista.

la secondo è che certo si tratta di sensibilità e senso del limite non paragonabili. Nessuno si attende su un quotidiano le violenze verbali e le maldicenze che è possibile leggere in rete, tantomeno da parte di giornalisti di talento ed esperienza come Serra e Gramellini. Però si tratta di un processo che è in accelerato divenire: che ci piaccia o no ogni giorno che passa i confini fra i barbari nel tinello e i professionisti dell’informazione alla loro scrivania diventa sempre più labile.

2 commenti a “I barbari nel tinello”

  1. Simone dice:

    Con lo stesso metro andrebbe quindi anche misurato il tuo post. Si tratta di valutare le distanze, forse e la ricorrenza dei commenti ai fatti quotidiani, magari. Dal mio punto di vista gramellini ha ancora consistenza e qualità superiori

  2. marcell_o dice:

    però va considerato il contesto:
    un onorevole ha presentato una proposta di legge in parlamento, non è una sciocchezza, può essere meritevole di ludibrio pubblico anche se non è un reato.
    un coglione che fa violenza verbale a una giornalista dovrebbe (nel caso, semplicemente) essere denunciato, certo non additato pubblicamente ai seguaci.
    Il giornalista che nomina un firmatario di un disegno di legge fa il suo dovere, scrivere una cattiveria su una giornalista è un’altra cosa: la cattiveria viene letta solo quelli che leggono i commenti a quel post, quindi un pubblico molto limitato.
    la giornalista che espone al ludibrio dei seguaci un coglione qualunque è una stronza: il potere è molto asimmetrico

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