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Eppure non dovrebbe essere difficile. Quando ci si riferisce a civili inermi non si può scrivere “giustiziati”, si deve scrivere “trucidati” o “uccisi” o “assassinati”. Il paese intero collassa incessantemente anche nelle parole, e l’informazione con lui.

5 commenti a “Giustizia”

  1. sergio spagnoli dice:

    In più: l’errore è frequente (per non dire costante) nei servizi dei giornalisti TV, che, come gli altri, dovrebbero essere iscritti all’albo previo il superamento di un esame di idoneità professionale, sulla cui difficoltà è conseguente che sorga qualche dubbio.

  2. Stefano dice:

    In senso stretto, almeno per l’Italia, il verbo non dovrebbe esitere.

    Cit. Wiki “La pena di morte in Italia è stata in vigore fino al 1889[1] nel codice penale, fu reintrodotta sotto il fascismo dal 1926 al 1947, rimase fino al 1994 nel Codice Penale Militare di Guerra quando fu abolita da una legge, e fino al 2007 nella Costituzione quando fu rimossa definitivamente.”

  3. Gilberto dice:

    Non c’entra niente, ma posso dire che provo lo stesso fastidio quando in un giornale radio, non in una trasmissione sportiva, sento usare la parola “asfaltati” per dire che qualcuno ha perso una partita?

  4. Lele dice:

    @ Mantellini

    “Le parole sono importanti” diceva quello in quel film.
    Bene, siamo d’accordo.
    Ma che senso ha scriverlo qui e ora?
    Perché dire il peccato e non il peccatore?
    Chi ha usato “giustiziati” impropriamente?
    O è un pippone alla “signora mia”.
    Almeno un link a un titolo farlocco, un’immagine di un catenaccio con l’erroraccio, una foto del trafiletto sbagliato…

  5. Bruno Anastasi dice:

    grazie … per me è l’editoriale dell’anno … ogni volta che lo leggo o lo ascolto provo raccapriccio, è una delle prove più dolorose dell’ineluttabile degrado che stiamo vivendo

    @Lele – ti rispondo io: l’elenco è troppo lungo, si tratta del 90% dei “giornalisti” (stampa e TV)

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