Il No-vax è il perfetto personaggio da rotocalco. Da noi, come è noto, da tempo ormai, ogni giornale si è trasformato in un rotocalco. Un rotocalco è un foglio grossolano, che si occupa prevalentemente di attualità senza altre ulteriori aspirazioni.

Il No-vax – dicevo – è perfetto per molte ragioni. Intanto urla, e chi urla sui giornali di oggi ha diritto di precedenza. Poi dice cose spesso sconnesse, e come tale può essere facilmente stigmatizzato da chiunque, magari nell’editoriale ironico di domani della firma di punta del giornale.

Il No-vax – come altre categorie analoghe che si sono succedute (i forconi, i gilet arancioni ecc) – assolve inoltre al nostro istinto di incertezza: da un lato ci ricorda i nostri dubbi più nascosti (avranno ragione? dopo essermi vaccinato mi accadrà qualcosa di brutto?), dall’altro riafferma ogni volta la nostra superiorità intellettuale, resa evidente da figure tanto folkloristiche e ignoranti.

Il No-vax convince il rotocalco di essere il personaggio perfetto per la propria economia. Ne parleranno tutti, molti li biasimeranno, altri si indigneranno, quindi il No-vax andrà seguito con le attenzioni che si riserva alle galline dalle uova d’oro. il rotocalco ha i suoi problemi e deve monetizzare in qualche modo. Le notizie drammatiche, quelle che dividono, quelle buffe, quelle urlate, sono il suo pane.

Il No-vax prima della pandemia era un fenomeno circoscritto e usuale. Se ne occupava giusto la parte peggiore del Paese, i grillini in primis, cresciuti dentro quella pseudocultura che ora – strano eh – gli si rivolta contro. Se ne occupavano inoltre rotocalchi disgustosi come le Iene che per primi ne hanno compreso la cinica utilità.

I No-vax dopo la pandemia hanno raccolto con grande velocità ogni frangia reazionaria di questo Paese, dai fascisti ai fascisti, passando per i fascisti. A quel punto sono diventati interessanti anche per i rotocalchi di destra (un particolare tipo di rotocalco più rotocalco degli altri) e per tutta la vasta fascia di partiti, editorialisti, ospiti TV che galleggiano e strizzano l’occhio all’ambito conservatore di questo Paese. Un ambito che ovviamente in Italia non è mai esistito.

I No-vax faranno notizia quando riempiranno le piazze (è già accaduto e riaccadrà) e fanno oggi notizia quando quelle stesse piazze rimangono deserte. Sono da sempre una notizia da pagina 23 (poche decine di migliaia di cittadini urlanti che non rappresentano nulla in questo Paese) che sui rotocalchi, in una maniera o nell’altra, finisce sempre in prima pagina. La piccolissima o piccola eco di consensi che sapranno raccogliere sarà in parte legata anche al cinismo dei rotocalchi italiani. Che contano poco, ma quel poco che contano, contano male.


3 commenti a “I No-Vax e i rotocalchi”

  1. supermarioprof dice:

    …lo penso da tempo:
    i più grandi sconfitti dalla pandemia
    sono i giornali, i giornalisti, il sistema di informazione in genere,
    che ha dimostrato quanto poco vale in termin idi racconto e di analisi dei fatti e del presente,
    o divenendo l’altoparlante delle linee governiste (La Stampa su tutti ha subito una involuzione che la rende irriconoscibile rispetto a 10 anni fa)
    o divenendo megafono di complottismi un tot al chilo
    con alcune chicche, come per esempio l’arrivo (il ritorno) di Sallusti a Libero e conseguenze inversione a U della linea del giornale (ma non dei toni) su vaccini e simili,
    a dimostrazione che, generalizzando, il giornalista in Italia è un dipendente che scrive quello che serve, deciso da direttore e redazione su input dell’editore

    in barba al concetto di giornalismo più elementare.

    IlPost è probabilmente l’unica testata giornalistica che si salva.

  2. Bragadin dice:

    E però, almeno per par condicio, bisognerebbe aggiungere che anche le virostar molto spesso urlano e fanno rotocalco.

    Bragadin

  3. Tommaso dice:

    Condivisibile.

    Manca forse un riferimento al fatto che l’altro luogo dove le masse urlanti sono iper-rappresentate sono i social.

    E questo avviene in simbiosi con i cosiddetti rotocalchi, nel senso che le due cose si alimentano a vicenda in un circolo vizioso: il giornale/TV parla della massa urlante poiché molti giornalisti “abitano” sui social e confondono la minoranza che li frequenta con il mondo reale, allo stesso tempo sui social italiani l’agenda è dettato dai media tradizionali, chiudendo il circolo.

    Così se il tema di oggi sono i Novax, sui social si litigherà sui novax, a quel punto il giornale userà la “polemica del web” per parlare dei Novax anche domani e così via.

    Il tutto mentre non si dice mai abbastanza che il meccanismo della polarizzazione e dell’urlo non è sempre stato il driver dei giornali, almeno non di tutti, in passato. Mentre è difficile argomentare che la prevalenza del contenuto “divisivo” sia il core business dei social network.

    Buona giornata

    Tommaso

Lascia un commento