Scrivo da molti mesi, più o meno gentilmente, che la discussione sulla DAD è la tipica discussione sul digitale in Italia. Una discussione inutile, nella quale escono ogni volta fortificati i pregiudizi di tutti e viene ribadita, se mai ce ne fosse bisogno, la natura sostanzialmente conservatrice della classe dirigente e di moltissime parti di questo Paese.

Fin dal primo lockdown, e anche oggi, la discussione ha contrapposto la DAD alla scuola in presenza e mai, come sarebbe stato logico, la DAD al niente, all’impossibilità di fare altro, di avere alternative nel momento in cui alternative non ne esistono. Invece il centro della discussione pubblica è stata per mesi uno sterile processo alla DAD in quanto tale.

Si tratta in fondo della solita noiosa contrapposizione fra il digitale brutto e la vita reale bella, un apparato retorico del quale siano espertissimi e nel quale ci crogioliamo placidamente da un paio di decenni.

È evidente che non è questo il momento in cui sottolineare che la pandemia poteva essere un momento di crisi nel quale rivedere alcune nostre convinzioni didattiche: non siamo semplicemente pronti, è una discussione interessante che semplicemente, in un momento di grande tensione come questo, non possiamo fare. Quindi non facciamola.

Lasciamo stare la DAD sterco del diavolo allora, sputiamo tranquillamente sull’unico presidio a nostra disposizione per non interrompere del tutto la scuola dei nostri figli e passiamo oltre.

Come si fa per garantire il ritorno in classe dei nostri ragazzi? Si potrà fare in due modi.

Il primo è quello populista che abbiamo sperimentato in questo Paese quando, durante la prima fase di questo disastro, la ministra Azzolina andava in giro per interviste spergiurando che le scuole erano sicure (in alcuni casi, per puro personale autolesionismo, si avventurò ad affermare che nessuno si contagiava in classe) e che quindi dovevano rimanere aperte. Finestre spalancate a dicembre, un po’ di gel sulle mani e via. Dati disponibili a supporto di una simile idea tanto tranquillizzante? Nessuno. O meglio, quattro sondaggi in croce spediti al ministero da presidi volonterosi e subito smascherati come del tutto inattendibili. Oltre a quelle ridicole veline che la ministra citava con vaghezza c’erano poi i famosi dati sui contagi a scuola in possesso del CTS. Dati sempre citati come molto tranquilizzanti (anche loro) ma poi sempre tenuti rigorosamente nascosti. Molto probabilmente perché – banalmente – quei dati non esistevano o erano simili a quelli di Azzolina: inutili pezzi di spazzatura statistica senza alcun valore predittivo. Diversamente che senso avrebbe avuto ostinarsi a tenerli nascosti?

Così alla fine sulle scuole si è deciso di aprire o chiudere, di chiudere o aprire, unendo due elementi molto differenti ed entrambi del tutto italiani: guardando cosa facevano gli altri e affidandosi alla madonna e ai santi.

Purtroppo nelle decisioni strategiche sulla pandemia i dati sono fondamentali e noi a raccogliere i dati siamo pessimi da sempre. Senza dati c’è solo la stolida politica assertiva di Azzolina o, come sempre, la protezione della madonna. Opzioni entrambe piuttosto rischiose.

Poi esiste un altro metodo. In UK, dove hanno un sacco di difetti ma i dati li sanno raccogliere, hanno fatto quello che noi non abbiamo saputo fare. Hanno raccolto i numeri, li hanno guardati, hanno capito che le scuole sono – ovviamente – un primario luogo di contagio e hanno calcolato di quanto potevano permettersi di riaprirle, sapendo che l’incremento dei contagi sarebbe stato un prezzo che si poteva pagare in relazione all’importanza della posta in gioco (l’educazione dei nostri pargoli strappati alla Dad sterco del demonio). Questo è stato possibile anche perché in UK la metà della popolazione è ormai protetta dalla prima dose del vaccino e difficilmente gli studenti di Azzolina pieni di variante B117 (nemmeno quella abbiamo cercato quando si doveva farlo) tornati a casa avrebbero rischiato da quelle parti di accoppare il nonno (o se va male il babbo). Da noi come sappiamo le cose stanno tuttora e almeno per molti altri mesi in maniera del tutto differente.

Ora Azzolina fortunatamente non c’è più ma è stata sostituita dai molti che urlano da mesi che la scuola è sicura e che i ragazzi devono tornare al più presto in classe (insieme a quest’altra ideona populista di vaccinare gli insegnanti in toto prima degli anziani a rischio morte). Abbiamo almeno questa volta dati da analizzare? Nemmeno per sogno. Tutti sono disperatamente ancorati a un articolo senza grande valore scientifico al quale oltre ai poveretti di IV si sono attaccati i giornali confindustriali e tutta la stampa reazionaria (quindi in definitiva tutti) nonché moltissimi genitori disperati per gli enormi problemi logistici che l’assenza della scuola in presenza crea alle famiglie.

Tutto questa spinta a riaprire (le scuole come tutto il resto) è stato così sintetizzata nell’unica maniera italianamente adeguata, quella strappacore, per altro in questo caso per una volta saldamente giustificata, sul deficit di apprendimento e di socializzazione dei ragazzi. Innegabile, certo ma anche assai paracula nel momento in cui poco o nulla nel giro di un anno è stato fatto per rendere sicure le scuole affinchè tutto ciò non accadesse.

Senza dati, senza alcuna urgenza di iniziare a raccoglierli e diffonderli, con i vertici dei comitati scientifici nazionali esposti personalmente sui giornali senza alcun imbarazzo personale, con la stampa di ogni tipo impegnata quotidianamente nella sua battaglia minimizzatrice (una guerra intenzionale basata esclusivamente sugli interessi economici di chi tiene in piedi i giornali) con una classe politica come sempre sgomitante e cinica, ansiosa di monetizzare le ansie e le preoccupazioni di tutti, siamo stati sommersi dalla retorica contro la DAD ma abbiamo assistito improvvisamente a questo inedito interesse per l’educazione dei nostri figli. Il che è curioso visto la latitanza di tutti su simili argomenti da decenni.

Mentre tutto questo accade, mentre i cani ululano ovunque, i dati continua a non raccoglierli nessuno. Non sappiamo niente di niente, quel poco che sappiamo lo sappiamo in ritardo, a cose fatte. Continuiamo a navigare a vista dentro la pandemia e l’unica cosa saggia che potremo decidere di fare sarà copiare gli altri. Nel frattempo però non riusciamo a farci mancare il rimbrotto reazionario dei peggiori che ci spiegano come deve andare il mondo e che da un po’ di tempo si sono intestati anche il benessere dei nostri figli. Poi guardi meglio che mondo sia quello lì e scopri che si tratta di un mondo che ormai non esiste più. E che io sinceramente per i miei figli non vorrei proprio.

15 commenti a “La DAD e il mondo che non esiste più”

  1. Claudio Spada dice:

    92 minuti di applausi.

  2. Luca dice:

    Secondo me qualsiasi discorso sulla DAD, sui contagi, sui suoi vantaggi o gli svantaggi che parli di “scuola” in generale ha poco senso: tra i bambini di 5 anni e i diciottenni c’è un enorme differenza. Premesso questo, mi sembra che populista sia la frase “ ideona populista di vaccinare gli insegnanti in toto prima degli anziani a rischio morte” visto che quando è stata presa questa decisione c’era abbondanza di un vaccino che non poteva essere somministrato agli ultrà 55enni, in base alle direttive europee.

  3. stefano polo dice:

    pezzo molto veritiero standing ovation

  4. ale dice:

    @ Luca. Se non sbaglio le direttive dell’Ema non prevedevano limiti di età alla vaccinazione con Astrazeneca, ma poi diversi paesi hanno iniziato a nutrire dubbi sull’efficacia del vaccino per le persone non più giovanissime. È vero che inizialmente l’Italia ha deciso di non vaccinare con quel prodotto gli over 55, ma poi ha cambiato idea nel giro di poche settimane. Nel frattempo ha comunque continuato la campagna di vaccinazione dei soggetti a rischio per ragioni professionali (sulle tali categorie di lavoratori, e sui soggetti “saliti sul carro” occorrerebbe parlare a lungo) tralasciando completamente gli individui di un’età compresa tra i 70 e gli 80 anni. Risultato? Le rianimazioni sono piene di persone di questa fascia di età. Tra l’altro si tratta di individui generalmente attivi, spesso impegnati ad accudire i nipoti, e quindi estremamente a rischio. Anziani a rischio di morte, appunto. Contestualmente, i medici e gli infermieri occupati a vaccinare le categorie di lavorative a rischio, avrebbero potuto lavorare per gli over 80, che continuano in gran parte a non essere vaccinati e a morire. Mi pare che la mossa populista sia stata quella di accaparrarsi il consenso di alcune categorie di lavoratori, di fatto non più a rischio di altre del tutto trascurate.

  5. emilius dice:

    Che dire ..
    Complimenti !
    Per quanto non significhi niente, fa piacere vedere che c’e’ ancora del raziocinio … da qualche parte.
    Anche gli apprezzamenti nei commenti (la maggior parte, per ora) consolano un po’ …

  6. marcell_o dice:

    ho trovato questo pezzo molto interessante e ricco di spunti (oltretutto temo proprio tu abbia ragione su un sacco di cose), sicché mi pare inutile aggiungere qualcosa

  7. Luca dice:

    @ Ale. L’AIFA ha sempre consigliato l’uso di AstraZeneca sugli *under* 55 (https://www.aifa.gov.it/-/aifa-precisa-vaccino-astrazeneca-preferibile-per-under-55). Lo so che oggi sembra assurdo, ma tanto è. Guadando le percentuali di vaccinati forse la fascia tra 70-80 è stata trascurata, ma non gli over 80 (https://www.corriere.it/politica/21_marzo_30/i-vaccinati-italia-fascia-d-eta-classifica-regioni-bf9cd386-912a-11eb-b915-3b2dfadfa4ac.shtml). Però la causa principale è stata la scarsa disponibilità di vaccini giudicati adatti a loro. Ora si può anche disquisire delle decisioni dell’AIFA, però chiamarle scelte “populiste” secondo me è dietrologia.

  8. Andrea dice:

    @ Luca
    non ci sono solo gli anziani over 70, ci sono i fragili. I fragili.
    E ‘sta storia che astrazeneca non si poteva dare agli over55 e allora si sono vaccinati insegnati e professori in dad, giornalisti, magistrati, preti, dottorandi, personale amministrativo vario (dimenticandosi dei fragili), serve solo a coprire iniziative corporative che sono solo plastica rappresentazione di egoismo in purezza.

  9. layos dice:

    E’ un punto di vista che non condivido, ma che rispetto e ci mancherebbe altro.
    Diciamo solo che, se i dati non ci sono e non possiamo fare valutazioni attendibili, è alterttanto arbitrario dire che nelle scuole ci si contagia quanto dire che nelle scuole non ci si contagia. Non ci sono i dati, quindi non lo sappiamo (ammesso e non concesso che i dati non ci siano, ma poniamo il caso).

    Infine ricordo il non trascurabile principio che dall’inizio di questa pandemia ci è stato insegnato che lo scopo è “flatten the curve” ovvero tenere il picco dei contagi al di sotto della capacità del sistema sanitario di reggere l’urto e fornire cure a tutti.

    Secondo i dati dell’ISS (e questi si che sono inoppugnabili) la grandissima maggioranza dei ricoverati con sintomi gravi e gravissimi sono over 70 (e non mi risulta che frequentino le scuole) mentre l’età media dei deceduti è di anni 81 (come sopra).

    Anche questo qualcosa vorrà pur dire, io credo.

  10. andrea dice:

    @Andrea.
    I soggetti fragili vengono comunque vaccinati con vaccini mrna, quindi Pfizer o Moderna. AstraZeneca fu autorizzato inizialmente per gli under 55 (metà febbraio), poi esteso alla fascia 55-65 (primi di marzo), poi fino agli under 80 ma SENZA patologie gravi secondo una precisa tabella ministeriale. In pratica anche attualmente AstraZeneca viene somministrato quasi esclusivamente agli under 70 e ai pochi over 70 – under 80(fra cui Draghi) senza particolari problemi di salute.La polemica sulla mancata vaccinazione degli anziani e dei fragili ha poco a che fare con AstraZeneca e la scelta di dare la priorità ad insegnanti e forze dell’ordine. Fra l’altro non credo proprio che gli insegnanti abbiano esercitato pressioni corporative per essere vaccinati prima di altri: la categoria ha sempre manifestato dubbi sulla favola delle scuole sicure ma ha subito le pressioni politiche di IV, buona parte dei 5S e altri movimenti d’opinione che richiedevano l’apertura anche nelle zone rosse.

  11. ale dice:

    @Andrea,
    non so se la scelta dipenda dai governatori, ma in Emilia Romagna molti dei soggetti compresi nella fascia tra i 70 e gli 80 anni sono vaccinati con AstraZeneca. Lo dico anche per esperienza personale. La settimana scorsa hanno vaccinato mia madre che ha 79 anni (al limite della classe vaccinale) con la prima dose di AstraZeneca. Lo stesso hanno fatto con tutte le sue amiche (stessa età, più o meno). Soggetti probabilmente senza particolari problemi di salute (più o meno) compatibilmente con l’età. Decisamente over 70. La loro vaccinazione è comunque iniziata tardivamente a seguito di quella delle “categorie a rischio”.
    @layos. È vero che gli over 70 non frequentano la scuola, ma forse che non corrono il rischio di essere infettati dai nipoti che, nella maggior parte dei casi sono asintomatici e quindi ancora più “pericolosi”? Gli stessi genitori, spesso non giovanissimi, corrono lo stesso rischio. Questo è il tema.
    Ale

  12. Luca dice:

    Ok, se questo è questo è il tema allora è più importante che i ragazzi vedano i propri nonni piuttosto che andare a scuola?

  13. Alfredo Capozzi dice:

    Sono in totale sintonia. Nel mio piccolo, tra i colleghi, lo sto dicendo da ottobre, ma si naviga controcorrente.

  14. Pasquale dice:

    Concordo con quanto dici. Sulla DAD ci sarebbe, poi, da ragionare sulla sua attuazione. Sono veramente capaci i docenti ad utilizzare al meglio le tecnologie integrate? Quando hanno imparato a farlo? Quali modelli hanno?
    Si fa presto a dire (male) della DAD.

  15. A. dice:

    Negatività verso tutto: non mi sembra un’analisi equilibrata.

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