«Deve sapere che una decina di anni fa ho cominciato ad abbozzare prima a matita, con timidezza e in maniera sognante, tutto ciò che producevo, cosa che, beninteso, doveva imporre al processo di scrittura una lentezza strascicata, quasi colossale. Io devo al sistema della matita […] dei veri tormenti, ma tali tormenti mi hanno insegnato la pazienza […]. Per quanto riguarda l’autore di queste righe, c’è stato in effetti un certo momento in cui è stato colto da una terribile, da una spaventosa avversione per la penna, un momento in cui ne fu stanco a un punto che posso a malapena descrivere, in cui diventava del tutto inebetito per poco che cominciasse a servirsene, e per liberarsi da questo disgusto della penna si mise a scrivere a matita, ad abbozzare, a folleggiare. […] Con l’aiuto della matita, potevo meglio giocare, comporre; mi sembrava che il piacere di scrivere potesse allora riprendere vita»



Robert Walser in una lettera a Max Rychner 20 luglio 1927

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