Penso da tempo che Il cielo sia il più enorme dei nostri oggetti morti. Non ce ne occupiamo, semplicemente. Duecento anni fa ci interessava di più, Tolstòj almeno se ne occupava spesso, sottolineandone il limite (la cupola, la protezione da una natura insidiosa) e la prospettiva (lo spazio immenso, la metafora dell’infinito, oltre la nostra compensione).





Nelle mie tardive frequentazioni dei grandi russi, in uno strano mix fra ascolto (audiolibri) e lettura su carta, qualche giorno fa sono approdato ad un altro passo di Tolstòj sul cielo, che non conoscevo e che meriva di essere ricopiato per quanto è straordinario. Il principe Andréj, a terra, nel fango, dopo essere stato ferito durante la battaglia:


“Che cos’è? sto cadendo? mi si piegano le gambe” pensò, e cadde sulla schiena. Aprì gli occhi sperando di poter vedere come era andata a finire la lotta fra i francesi e gli artiglieri, e desiderando sapere se l’artigliere biondo fosse stato ucciso o no, e se i cannoni fossero stati presi o se li avessero salvati. Ma non vide nulla. Sopra di lui non vi era più nulla, all’infuori del cielo, un cielo alto, non limpido, e tuttavia incommensurabilmente alto, con nubi grigie che vi strisciavano, piano. “Che silenzio, e che pace, che solennità, come è diverso da prima, quando correvo,” pensò il principe Andréj “non come quando stavamo correndo, gridando, lottando; non è affatto com’era per il francese, e l’artigliere che volevano strapparsi di mano lo scovolo, con quei loro volti rabbiosi e spaventati, non è così che le nuvole passano su questo cielo alto e infinito. Come ho fatto a non vederlo prima, questo cielo così alto? E come sono felice d’averlo conosciuto finalmente. Sì! tutto è vuoto tutto è inganno, all’infuori di questo cielo infinito. Non c’è nulla, nulla, all’infuori di lui. Ma anche lui non c’è, non c’è nulla, soltanto il silenzio, la pace. E Dio sia lodato!…”



(Guerra e Pace, Mondadori 1999 a cura di Igor Sibaldi)

4 commenti a “Il cielo, decimo oggetto”

  1. Semper dice:

    caro Mante, lette le prime righe stavo per scriverti, “ma non conosci il cielo del principe Andrej?”. Poi ho visto che lo hai già scoperto.
    Nel frattempo, ti ringrazio per avermi fatto scoprire Del Giudice ma ti rimprovero per troppe segnalazioni agli oggetti morti ….
    (Vedo che “Il Post”, come te, si dichiara stufo di Conte e delle piccolezze politiche …. Curioso, sembrate scoprire l’acqua calda! La politca è questa, nessuno si ricorda di Rumor? di Andreotti? o anche di Giolitti? la storia insegna e va studiata e capita. La politica È trasformismo per definizione).

  2. Giulia dice:

    Credo sia lo stesso brano che ha ispirato la meravigliosa “Il cielo di Austerlitz” di Vecchioni. Se non la consoci, che invidia poterla ascoltare per la prima volta!

  3. massimo mantellini dice:

    Grazie Giulia,
    non conoscevo il pezzo di Vecchioni

  4. Annamaria dice:

    Conoscevo il bellissimo passo di Tolstòj sul cielo. Il cielo negli occhi del principe Andréj.
    Lettura condivisa con i ragazzini di una mia terza classe (terza media)…anni fa.

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