Nella gestione della pandemia non esista alcuna contraddizione fra la scelta dei governi, per esempio quello italiano, di allentare un po’ alcuni divieti e quella, contemporanea, di chiedere ai cittadini, in relazione a queste nuove riconquistate libertà, maggiore prudenza e maggiore cautela. Questo in generale, indipendentemente dal fatto che un simile allentamento, date le condizioni generali, sia in un dato momento una buona idea oppure no. Facciamo finta che lo sia (secondo me in Italia oggi non lo è molto): a quel punto suonano strane le molte ironie che ho letto in questi giorni riassumibili nella frase:

“Ma come, caro Governo, prima consenti ai cittadini di uscire per le spese di natale e poi ti meravigli degli assembramenti?”

Sorvoliamo sul fatto che molti di quelli che in queste ore si applicano a una simile ironia sono gli stessi che avrebbero criticato aspramente l’eventuale scelta di un lockdown duro, il punto semmai è un altro, anzi sono due.

Il primo è che forse in questi mesi non si è insistito abbastanza sul concetto di reponsabilità personale. Forse se lo si fosse fatto (ma non ne sono granché convinto) un numero maggiore di persone avrebbe capito che le nostre libertà hanno in questo momento un costo, e che quel costo non potrà essere caricato sempre e solo sugli altri. Non è un caso che i social siano pieni di indignazioni sull’assembramento postati da dentro l’assembramento.

Il secondo punto è che se le cose non stanno così, se gli italiani sono semplicemente allergici a comportamenti sociali comunitari meno che elementari, strategie che oltrepassino lo schema del tutto o nulla (abbiamo già visto mesi fa che durante il primo lockdown sono stati molto ligi e rigorosi), allora andrà detto che il governo avrebbe potuto saperlo (serviva nel caso una task force di sociologi) e avrebbe potuto decidere di conseguenza.

Comunque stiano le cose, aggiungendo al riguardo la rappresentazione sui media degli assembramenti che non sarà necessariamente lo specchio esatto della realtà, il giochetto di molti componenti del governo di indignarsi per la massa di persone nei centri delle grandi città in un sabato pomeriggio prenatalizio è molto più grave di quello dei semplici cittadini e assomiglia molto a quello del genitore tradito nelle sue aspettative dai risultati scolastici del figlio scemo. Il figlio non è scemo, nel caso lo fosse, perché lo hai iscritto alla Normale di Pisa?

Lo scaricabarile degli amministratori sui cittadini va in onda del resto dall’inizio della pandemia. Droni, runner ecc ecc. Le nostre scelte sono ottime – ripetono – siete voi che non le mettete in atto. Nella seconda ondata della pandemia molte scelte del governo non sono state ottime, alcune sono state del tutto disastrose, altre semplicemente ridicole e ogni volta la politica ha scaricato sui cittadini le proprie responsabilità e negato le proprie incapacità.

Il paternalismo è da decenni il tratto dominante del governo del Paese. Per un certo periodo nel dopoguerra si è trattato di un paternalismo percepito dai più come equo, razionale e autorevole. Poi, via via, una simile aura di rispetto sociale, come molte altre simili, è andata rarefacendosi. Ora siamo nella fase in cui le relazioni si sono meglio delineate e il padre dà dello scemo al figlio e il figlio fa altrettanto col padre. Sfugge ai più che il figlio è il figlio ma il padre non è suo padre: il padre è uno che passava lì per caso.

E questo, alla fine, è il vero grande problema.


8 commenti a “La pandemia, i padri e i figli”

  1. Daniele dice:

    O forse sfugge (ma sfugge davvero?) che ormai il figlio è il padre e che il padre è il figlio, il che non è una scheggia di teologia trinitaria scappata da qualche manuale ecclesiastico ma la triste constatazione che fra governanti e governati non c’è più differenza, con gran gioia di tutti. Almeno finché non ci si trova a pagarne il prezzo.

  2. Delta Alpha Pi dice:

    Si poteva fare un doodle per distribuirci almeno tra Sabato 12 e Domenica 13, no?

  3. Andy61 dice:

    In alternativa si potrebbero sorteggiare le lettere dell’alfabeto dei cognomi che quel giorno hanno diritto allo shopping.

  4. Zac dice:

    Gli inviti allo shopping prudente ricordano quelli alle “partenze intelligenti” alla vigilia di agosto: denotano un sostanziale distacco dalla realtà dei governanti rispetto ai cittadini.
    Certo, il governo fa bene a dire “Io riapro, ma tu esci con giudizio”. Il problema è che 60 milioni di persone non si possono mettere d’accordo per uscire di casa a turni!
    Non c’è bisogno di essere esperti in psicologia di massa per capire che, nel suo insieme, un popolo sottoposto ad una serie di restrizioni della propria libertà è come l’acqua trattenuta da una diga: non appena si aprono le paratie, l’acqua esce tutta insieme.

  5. Andy61 dice:

    La Germania ha tenuto tutto aperto per poi decidere di chiudere per le feste natalizie perchè considerato un momento di massimo rischio; da noi invece si è fatto esattamente l’opposto ovvero si è tenuto chiuso il più possibile nella speranza di poter fare un Natale all’insegna della della tranquillità con relativo shopping e incontri con parenti ed amici. Questa inversione di priorità ( lavoro/scuola vs. shopping/cenoni) rende l’idea di come gli italiani restino mediamente un popolo di inguaribili adolescenti con annessa irresponsabilità.
    Inoltre è normale che la gente abbia sviluppato un notevole dose di insofferenza perché dopo aver accettato un durissimo lock-down a primavera col Governo che chiedeva tempo per attuare un lungo elenco di interventi per mitigare l’impatto del virus sulle vite quotidiane, scopre ora che le ondate si ripetono ma nulla di quanto promesso e spergiurato a Marzo è stato fatto. Siamo il paese occidentale messo peggio: forse, un po’ di autocritica da parte di chi prende le decisioni condita magari anche con qualche lettera di dimissioni, aiuterebbe a sopportare le privazioni che dovremo sopportare ancora per diversi mesi, forse anni.

  6. Giovanni Spremilimoni dice:

    Sto vivendo la seconda ondata in Grecia, dove il concetto di responsabilita’ personale e’ molto simile a quello italiano.
    Le prime reazioni del governo all’aumento dei casi sono state caute, limitando le attivite’ in modo ristretto nelle zone piu’ colpite.
    I risultati furono deludenti: in un modo o nell’altro la gente stava in giro comunque, pochi con la mascherina.
    L’ultima decisione fu di bloccare tutto, scuole, uffici e negozi fino a dopo la befana.
    Decisione drastica, ma semplice da capire: esci per farti una passeggiata da solo o per una corsa ma non affollare il centro citta’.
    Il retail si e’ poi organizzato con le spedizioni, tanto che in molti negozi ora non si puo’ piu’ ordinare nulla per Natale (poste e corrieri tutto intasato).

  7. Luca dice:

    “molti di quelli che in queste ore si applicano a una simile ironia sono gli stessi che avrebbero criticato aspramente l’eventuale scelta di un lockdown duro” è un concetto che da mesi vedo scritto spesso, con formule più o meno diverse, da parte di parecchi commentatori.
    Secondo me non è corretto, perché si scredita un pensiero legittimo attribuendo false verità, e sono convinto che la mia obiezione in tribunale verrebbe accolta. Non so di che tipo di fallacia logica si tratti, ma gliela segnalo nella speranza di migliorare il dibattito.
    Saluti,

    Luca

  8. Edoloz dice:

    Riflessioni sparse:

    – molte delle immagini di assembramenti sono ridicole (https://www.wired.it/attualita/media/2020/05/08/coronavirus-navigli-milano-fase-2/?refresh_ce=) e personalmente hanno anche un pò stufato.

    – chiedere di uscire ma usando la testa mi sembra una cosa molto ragionevole a meno che non si pensi di parlare a dei completi imbecilli (ok, alcuni lo sono…). Per quello che ho visto io dalle mie parti sono tutti molto ligi, distanziamento sociale e coda distanziati fuori dai negozi e se per sbaglio qualcuno si avvicina troppo viene fulminato con lo sguardo.

    – ok il paternalismo, ok tutti i limiti, ma personalmente reputo anche il semi lock down di Natale un buon compromesso. Stringi stringi vuol dire semplicemente di evitare mega tavolate e di fare il Natale con poche persone, salvando capre (il distanziamento) e cavoli (evitare l’ulteriore isolamento delle persone).

    – è tutto basato sul famigerato buonsenso delle persone? Si, in ultima analisi. Se tratti le persone da imbecilli si comporteranno da imbecilli, se le tratti da adulte si comporteranno da adulte.

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