Oggi guardavo le statistiche del mio account Audible, la piattaforma di audiolibri alla quale sono iscritto dal luglio 2018. Fino ad oggi, mi dicono le statistiche della app, ho ascoltato libri per 617 ore e 56 minuti. Molte delle cose che, mano a mano, ho pensato in questi due anni sugli audiolibri le ho scritte sul Post e su questo blog in due differenti occasioni. Oggi ne aggiungo altre.

– Utilizzo Audible quasi esclusivamente in auto (molto raramente quando vado a camminare): confermo l’assoluta sopraggiunta idiosicrasia per qualsiasi trasmissione radiofonica. Le rarissime volte in cui salendo in auto non parte il libro ma un qualsiasi canale radiofonico vengo assalito da una necessità impellente di zittire quel “rumore”. Non so, sarà l’età. Non ne sono compiaciuto, è una reazione che mi meraviglia (ho ascoltato la radio in auto per anni) ma è reale e accade sempre. A volte penso (esagerando) che la radiofonia sia un prodotto del diavolo e che mi siano serviti gli audiolibri per scoprirlo. Più seriamente: si sono semplicemente rimodulate le mie priorità.

– Una complicazione che riguarda gli audiolibri attiene alla qualità dell’opera letta. La stragrande maggioranza dei libri possono essere recitati da qualcuno e da me ascoltati ma forse NON tutti.
Da tempo ormai tendo a dividere grossolanamente i libri in alcune semplici categorie: fra questi la “grande letteratura” è ovviamente una minima percentuale. Direi forse meno del 5% di quello che ho scelto di leggere. Nella grande maggioranza dei casi la “grande letteratura” ha già subito un accurato lavoro di filtro per cui arriva a me già con tutte le credenziali al loro posto. Secondo me – in ogni caso – quei pochissimi grandi libri, almeno la prima volta, andrebbero letti e non ascoltati. Cosa succede se ascolti grande letteratura per la prima volta? Sarai in grado di riconoscerla? A una simile domanda non so rispondere: il livello di “lettura” di un audiolibro recitato da un bravo attore (ce ne sono di fenomenali, dopo ve li dico) non sarà mai paragonabile a quello della nostra voce interiore. Inoltre questioni tecniche alterano il flusso: la principale è la difficoltà tecnica di rallentare o bloccare la lettura o anche semplicemente fermarsi per rileggere l’ultimo paragrafo. Una prerogativa che nei grandi libri è importantissima e in tutti gli altri assai meno. Più volte in auto mi sono dovuto fermare al bordo della strada per appuntarmi un passo di un libro che avevo appena ascoltato. Non succederà, ma se domani qualcuno pubblicasse un nuovo capolavoro della letteratura italiana e io lo ascoltassi in auto sarei in grado di riconoscerlo? E potrebbe viceversa accadere il contrario?

– Visto che si avvicina Natale ed è tempo di liste vi lascio alcuni consigli di lettura. Gli audiolibri intersecano in maniera molto forte il testo con la voce di chi lo legge. In molti casi si tratta di una relazione abbastanza neutrale, in altri si crea una vera e propria simbiosi dai tratti magici. L’esempio più eclatante per me (ma anche per Luigi Manconi che ne scrisse mesi fa su Repubblica) è quella fra i meravigliosi romanzi dell’ispettore Maigret di Simenon e la voce di Giuseppe Battiston. Ma anche alcuni altri romanzi di Simenon (perdonatemi sono fan) (Le persiane verdi, L’uomo che guardava passare i treni) letti da Tommaso Ragno hanno un fascino simile. In alcuni casi la voce dell’interprete quasi domina il testo e solo quando il libro è “grande letteratura” lo completa senza travolgerlo. Penso a Fabrizio Gifuni che legge Notturno cileno di Bolaño o Il pasticciaccio di Gadda.

– Altre volte la sinergia fra il libro e chi lo sta leggendo per noi crea relazioni molto strane. In alcuni casi associare una voce a una persona è importante. Per esempio Francesco De Gregori è un pessimo lettore (non si può avere tutto) ma la sua versione di Cuore di tenebra di Conrad è a suo modo affascinante. Così come Nanni Moretti che legge Caro Michele di Natalia Ginzburg ci accompagna piacevolmente soprattutto per via del timbro di voce che ci è noto. Ultimo esempio piccolissimo ma significativo di quanto sia importante per noi che ascoltiamo chi interpreta gli audiolibri: Luca Marinelli è bravissimo a leggere Lamento di Portnoy di Roth ma per tutto il testo, in auto mentre pensavo ad altro e sorridevo alle battute di Roth sul sesso, la sua leggerissima cadenza romana aggiungeva un tocco di irrealtà a un romanzo meraviglioso così ebreo e così newyorkese.


8 commenti a “Audiolibri: nuovi aggiornamenti”

  1. Massimo Morelli dice:

    Anch’io sono refrattario alla radio. Quando viaggiavo molto in macchina, e non c’erano ancora i podcast, mettevo gli audiolibri (o altra roba trovata in rete) su CD e me li ascoltavo.

  2. massimo mantellini dice:

    @Morelli ma soprattutto: cosa cazzo hanno da urlare?

  3. Massimo Morelli dice:

    esatto

  4. emilius dice:

    Si’, credo sia proprio l’eta’.
    L’eta’ ci permette di ricordare cosa fosse la radio negli anni 70.
    Ricordo, credo fosse il ’74, un periodo in cui stavo disegnando sul tecnigrafo a casa per un’esercitazione per la scuola.
    Tutte le mattine, almeno in zona Torino, si poteva sentire Radio Gemini One che iniziava le trasmissioni con Theme One dei VDGG, e poi proseguiva su quel livello.
    Ovvio che adesso provare ad accendere la radio e sentire gente che dice stupidaggini e ride continuamente metta una certa tristezza.

  5. Ludovica dice:

    Concordo su tutto.
    La coppia meglio riuscita in assoluto per me rimane Tony Servillo che legge ‘Hanno tutti ragione’ e che È Tony Pagoda.

  6. Luigi dice:

    Rumore. Probabilmente l’obiettivo è produrre rumore per mantenere il cervello in una sorta di limbo.
    Sono un artigiano edile, quando lavoro da solo in cantiere, ascolto esclusivamente Radiotre.
    Quando sono presenti dei colleghi a volte devo cedere alle proteste e lasciare il campo ad altre emittenti che non vi sto a descrivere: è più espressivo il rumore dei demolitori!
    Per fortuna ormai nei cantieri si va diffondendo l’uso delle cuffie protettive.
    Per quanto riguarda le letture, penso che “Ad alta voce” di radiotre ci abbia regalato delle letture quasi sempre buone, spesso ottime, alcune eccezionali.
    Tra queste ultime metterei certamente:
    “Se questo è un uomo” letto da Valentina Carnelutti
    “Ho servito il re d’Inghilterra” Fausto Paradivino
    “Un anno sull’altipiano” Marco Paolini
    Ma mi rendo conto che potrei citarne almeno un’altra ventina, se ne avessi il tempo.
    Per il quesito sulla precedenza cronologica della lettura su carta o l’ascolto, non mi farei tanti problemi: leggo e ascolto da una vita (vado per i sessanta), lo faccio per piacere, non per mestiere, e loro sono così tanti!

  7. Signor Smith dice:

    Mi hai fatto venire la curiosità di controllare le mie statistiche: dice 7 mesi, 7 giorni, 17 ore e 20 minuti… ma baro, spesso mi ci addormento. Comunque con 183 titoli dal 2018 me la cavo… alcuni sono stati pessimi libri o (raramente) letti talmente male da dover essere abbandonati. Non sopporto i declamatori o gli attori che vorrebbero provare in un audiolibro di essere pronti per l’Oscar… una lettura ” semplice”, asciutta… non servirebbe molto altro; Nanni Moretti, che pure ha una voce molto “caratteristica”, è uno straordinario lettore de “Sillabari” di Parise. Toni Servillo che legge “Il Gattopardo” è uno dei migliori in assoluto.

  8. eio dice:

    io in macchina guardo i video di youtube.

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