Mi hanno molto colpito le reazioni a questo tweet di Alessandro Laterza, così come mi ha colpito la sua risposta, scritta su Twitter il giorno successivo, alla marea montante di commenti ricevuti.




La prima cosa che mi colpisce – che mi colpisce in questo tweet ma che è una regola generale nel diffuso impazzimento dei social network – è che tutti o quasi tutti scelgono di confondere la sfera personale con quella pubblica. Su Twitter nessuno che abbia una qualche notorietà, o anche una semplice professione citata nella bio, sembra ormai potersi permettere il lusso di avere un punto di vista personale. Perfino un tweet gentile ed educato nel quale si chiedono lumi sulle scrittrici contemporanee viene considerato, da moltissime persone e per le ragioni più varie, un atto di insopportabile arroganza. Tutto quanto, osservato da una particolare angolazione, potrà essere tacciato di arroganza. Viene in mente la storiella dell’anziana signora che chiama i gendarmi perché i vicini stanno facendo sesso di fronte alla finestra e che quando le fanno notare che da lì non si vede niente lei risponde che certo, da lì no, ma se il gendarme avrà la pazienza di arrampicarsi in cima all’armadio…

La seconda cosa che mi colpisce è che il carico di arroganza, frustrazione, malanimo e cattiveria che attraversa Twitter è oggi in grado di generare, di per sé stesso e senza bisogno di ulteriori elementi, ulteriori conseguenze. È il sasso al centro dello stagno che provoca cerchi sempre più ampi. Ogni faccenda modesta come quella di un editore che viene stigmatizzato dai suoi commentatori perché non conosce grandi scrittrici italiane viventi, diventa una notizia. Per ora ne hanno scritto La Repubblica, La Stampa, Open, Rolling Stone e altri seguiranno. Non metto link per ovvi motivi di decenza ma il fatto che se ne occupi la stampa (o quello che ne resta) aggiunge a una simile non notizia una patente di gravità difficile da ignorare. Forse è anche per questo che dopo 24 ore Alessandro Laterza con la medesima gentilezza del primo tweet decide di scusarsi per un tweet del quale francamente non c’era molto di cui scusarsi.

La terza questione riguarda i temi di genere. Le accuse velate o esplicite di sessismo sono oggi una bomba a mano senza sicura pronta ad esplodere in ogni momento e in ogni contesto.

La quarta cosa è che aderire a una simile normalizzazione basata su un simile clima di tensione mai sopita non solo racconta i tempi e l’utilizzo che facciamo dei social network ma ne sottolinea anche il loro vasto fallimento. Molte persone che hanno punti di vista da condividere ed opinioni interessanti da discutere scelgono di smettere di farlo perché il clima generale su Facebook o su Twitter semplicemente non lo consente più. Molti di costoro scelgono di utilizzare Instagram, dove l’architettura della piattaforma rende difficili le interazioni e questo paradossalmente è diventato un valore. Servono social network meno social per poter sopravvivere alla cretineria della gente.

La quinta cosa è che le parole imperfette sono un valore, dicono di noi e aprono scenari di discussione. Le parole sbagliate, quando capitano e se capitano, sono parte della nostra umanità. Non cancelliamole.

Sesta questione: dopo Natalia Ginzburg francamente…


11 commenti a “Dopo Natalia Ginzburg”

  1. sergej dice:

    A me Maria Attanasio piace molto :-) chi stabilisce il canone, in che modo ci si arriva, è tutto solo questione di “de gustibus”?

  2. Marco dice:

    Io francamente non ho capito bene il tweet. Nella prima parte dice cosa gli piace della scrittura. Forse un “secondo me” ci sarebbe stato bene perché si tratta di un’opinione. Interessante, di peso, ma di opinione si tratta e quindi discutibile (davvero “Trama, personaggi, soggetto sono marginali”?).
    E poi la questione delle scrittrici che sembra proprio tanto una provocazione. E lo sarebbe sembrata anche se fosse stata declinata al maschile.

  3. Mark dice:

    Questo post ti è uscito un po’ trombonesco, cosa che di solito non sei. Moltissime persone (io tra queste, ma non è rilevante) hanno inteso un chiaro sottinteso di condiscendente disprezzo sessista in quel tweet, visto che il peraltro gentile Laterza non fa esattamente l’imbianchino. E poi dài, per favore: nessuna scrittrice? Proprio nessuna nessuna? Tutte, da trent’anni (la Ginzburg è morta nel 1991) alla stregua dell’autrice di “Sposerò Simon Le Bon”?. Poi vi corrucciate se vi danno dei tromboni paternalisti, santodio.

  4. massimo mantellini dice:

    Grazie Mark,
    non sono molto d’accordo (a parte che sul trombonesco del post che può assolutamente essere) io non ho letto alcun disprezzo sessista nel post di Laterza. A testimonianza del fatto che ciò che aggiungiamo o togliamo alle parole altrui sui social è molto di più di quello che immaginiamo. Quanto a Ginzburg mi pare tu faccio lo stesso errore di molti commentatori di Laterza. Se la domanda è se la letteratura italiana ha prodotto negli ultimi decenni qualcosa meglio di Ginzburg la mia risposta pacatamente è no. È un giudizio personale e mediamente disinformato come è inevitabile che sia.

  5. Edoloz dice:

    Capisco il senso del post e in parte lo condivido.

    Però il primo tweet era e resta provocatorio e sembra scritto apposta per agitare un vespaio.

    Detto questo, giusto per fare polemica inutile, ma Licia Troisi è snobbata solo perchè il fantasy è roba per plebaglia?

  6. nicola dice:

    Vorrei traslare la risposta della Blasi (e di molti altri) nel mio mondo lavorativo, settore “servizi informatici per le aziende”. Ebbene, i grandi capi che si sono succeduti a malapena sanno accendere un pc, ma hanno tenuto in piedi la mia azienda attraverso anni molto difficili. Sarebbero pessimi “tecnici”, sono pessimi utenti, ma, anche col senno di poi, sono stati ottimi dirigenti. Dirigenti di una azienda IT. Certo, è bello immaginare Bill Gates che alla sera ancora si studia Python, ma non va così il mondo.

    E’ bello immaginare un dirigente di una casa editrice che si legge tutte le autrici più o meno conosciute che il mercato sforna ogni anno. Non è così. A.L. lo ha confessato apertamente. A.L. sarà per questo un editore meno bravo di altri? Non credo, non necessariamente.

  7. Mark dice:

    Certo, è incredibile che l’editoria italiana, gestita in grandissima parte da uomini che pubblicano in gran parte uomini, recensita da uomini, decida che dopo Ginzburg non ci sia nulla di altrettanto significativo, e che molti commentatori si producano in esilaranti liste di scrittrici per lo più sottoterra, dimostrando che la comprensione dei sottotesti non è esattamente pane per i denti di tutti. Insomma non è colpa del mercato editoriale che, non a caso, è probabilmente ricco di altri Laterza, no: è colpa delle scrittrici, che dopo questo Gigantesco Faro Immortale della Ginzburg hanno tirato i remi in barca.

  8. nicola dice:

    Ma in quel tweet Laterza parlava a titolo personale, non a titolo della casa editrice. Non si può traslare il discorso dalle preferenze personali alla politica delle case editrici tutte, anche perché non credo che A.L. scelga personalmente tutti i titoli da pubblicare. Partire da un tweet personale (che fra l’altro non condivido) per criticare la politica delle case editrici che pubblicano prevalentemente uomini è quanto meno improprio. Io direi disonesto.

  9. Mark dice:

    Io direi invece che è un sintomo, uno dei tanti.

  10. Andy61 dice:

    Oramai avere opinioni è diventato un reato contro la morale.

  11. Carolus dice:

    Talebani, talebani ovunque.

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