19
Nov

È interessante e orribile allo stesso tempo quello che sta avvenendo nelle ultime settimane dentro il racconto della pandemia. Si tratta di un racconto complessivo, a più voci, nel quale i punti di vista dei cittadini si uniscono, si fortificano e si contrappongono alla comunicazione ufficiale del governo, degli esperti chiamati dal governo a parlare a suo nome, dei membri dei comitati scientitici, dei virologhi o presunti tali, ogni giorno in TV e sui giornali. È un racconto a più voci e la grande maggioranza delle voci si dirigono in due direzioni opposte una all’altra. Quello che ne esce è – come si dice – un racconto polarizzato.

È interessante e orribile perchè la verità, un’idea vaga e incompleta di verità, quel pochissimo di verità che sarà in nostro potere scorgere fra le righe, viene ormai quotidianamente sottoposta ad un intenso lavoro di adulterazione e delegittimazione. I suoi sostituti, prodotti al bisogno, le perifrasi e le interpretazioni che ci aiutano a nasconderla, sono enunciati a voce alta da molti attori interessati e da altrettanti attori inconsapevoli. Si crea così un’agenda pubblica: domenica mentre camminavo al parco ho ascoltato due signori anziani fermi sul ciglio del sentiero che stavano discutendo di quanto sia seria la questione degli screening oncologici rallentati dalla pandemia. L’agenda: viene composta ogni giorno, sapientemente. Alcuni temi vengono inclusi (quegli stessi temi che poi animano le nostre discussioni al parco) altri vengono sapientemente ignorati. Da giorni abbiamo il maggior numero di morti per Covid in tutta Europa e forse in tutto il mondo: dal 1 ottobre, cioé nell’ultimo mese e mezzo sono morte in Italia 11299 persone. Questo dato, pur se rispettosamente citato dai media quotidianamente, non ha mai sottolineature: fa parte di un progetto di rimozione ben evidente. E se il progetto funziona (e funziona) non animerà alcuna discussione domenicale al parco. Gli screening oncologici sì, il record di morti no.

Questo accade perché ciò che abbiamo di fronte è una gigantesca campagna di rimozione. Non si tratta di un progetto solo mediatico, in mano ai solti noti, anche se per esempio la lunga mano di Confindustria al riguardo sui principali giornali nazionali, il chiaro orientamento dei media ad occuparsi del Paese che finalmente riparte rende l’Italia un specie di imbarazzante repubblica minore molto più di quanto non lo sia stata in passato, ma è anche un progetto sociale che ha messo in moto ampi strati di popolazione duramente colpita dalla pandemia nelle proprie forme di sostentamento.

La rimozione in corso riguarda allora ampi strati della popolazione. Racconta l’elementare bisogno di tornare a com’eravamo prima e per farlo riempie le discussioni e le pagini di giornale dei temi a supporto. Mentre lo fa rimuove o minimizza i nostri record di mortalità, di disorganizzazione, di scarsa leadership, di italianità insomma, che ha reso la pandemia da noi ben peggiore di quanto è accaduto in molti altri Paesi. Per ragioni complesse che sono sanitarie, economiche, amministrative, di organizazione dello Stato. Non è andato tutto bene ed è stata colpa nostra.

La rimozione, in qualsiasi formato la si intenda esercitare, che lo si faccia come ha fatto per settimane Giuseppe Conte magnificando le nostre capacità nazionali che ogni altro Paese ci copia e ci invidia (un povero Alberto Sordi senza imbarazzi), o che lo si faccia impedendo ogni accenno agli effetti della pandemia nei luoghi di lavoro, che sono ormai il motore dentro il quale il virus può entrare ma l’informazione no, che ciò avvenga polarizzando la discussione verso temi irrilevanti (i banchi con le ruote, i runner, il Natale) o su temi reali ma di minor impellenza rispetto alla gente che quotidianamente muore, che si appoggi ai negazionisti mentali (gente con pochissime rotelle al loro posto che sarà possibile rintracciare ovunque e mettere in prima pagina per il numero di domani) o economici (che negano tutto da mesi in nome di un loro dio personale che ciascuno in trasparenza riesce a distingure con chiarezza), tutta questa rimozione è il sentimento ormai dominante di questi nostri tempi sciagurati. Lo è anche quando è autentica – accade molto spesso – quando rappresenta un sentimento di angoscia e paura che merita rispetto e comprensione e che riguarda migliaia di cittadini che si chiedono: ” E adesso? E ora, come facciamo ora? Cosa faccio io ora?”

Tutta questa grande montagna di rimozione, quella odiosa e quella interessata, quella ignorante e quella furbetta, quella delle persone semplici e quella dei capi azienda, quella di tutti noi appesi al non sapere cosa ci capiterò domani, non cancella la realtà dei fatti. Non cancella le persone che muoiono, a centinaia ogni giorno, nonostante gli sforzi di chi prova a curarle, ma ne minimizza il valore. Tutta questa rimozione è forse una luce intensa, accessa all’improvviso su quello che siamo sempre stati e che volevamo nascondere. Un egoismo che abbiamo tenuto celato a fatica ora finalmente in piena luce. Il luogo nel quale la morte può anche diventare un tema trascurabile: a patto che sia la morte degli altri.


3 commenti a “La rimozione”

  1. domenico dice:

    Con molta sincera umilta’ penso che i mali dell’Italia NON sono stati resi evidenti dal covid,ma esistono da almeno 40 anni. Basta osservarli ma prima di tutto ricordarli. Ma l’ interesse primario di tantissimi Italiani e’ EVADERE TOTALMENTE le tasse, ma subito dopo LAMENTARSI di tutto. (studiare i dati relativi) Mi fermo qui ,pensando al nostro rappresentante del Min.degli Esteri, cosa deve accadere di piu’ per essere nel ridicolo senza via di uscita ?

  2. Dino Sani dice:

    Ci sono diversi modi di morire, con il Covid. E purtroppo i morti sociali sono assai più di quelli che citi, più o meno ufficiali. Si può morire 30 giorni dopo essere stati contagiati, ma anche mesi dopo per cure non effettuate per altre malattie che, purtroppo, oggi vengono “sottratte” dalla centralità del Covid. Non esistono morti più importanti di altri e alcuni lo saranno fra qualche mese e chissà se ci sarà qualcuno a contarli e raccontarli. Questa è la grande disfatta di un sistema costruito sulla vecchiaia (siamo il 2 paese più vecchio al mondo) ma che non è in grado di proteggere gli anziani. Terribile paradosso. Possiamo prendercela con i media, con i negazionisti, con gli intellettuali o con chi vi pare. Ma la distruzione del sistema sanitario nazionale e il suo non adeguamento dopo la strage di primavera, ha un solo vero colpevole: la politica. Gli altri hanno dato il loro macabro contributo.

  3. luca montaguti dice:

    grazie Massimo

Lascia un commento