Per via della pandemia da un po’ di mesi si parla molto di medici. Un pugno di costoro sono diventati famosi e ampiamente sovraesposti sui media. Conosciamo i nomi e i volti, ne osserviamo le espressioni e proviamo ad indovinarne il carattere. Per via di una ormai trentennale frequentazione con la categoria vorrei al riguardo riunire alcune cose che forse non sapete, perché, fortunatamente per voi, avevate altro da fare.

1 – Non fatevi ingannare dai titoli. Essere primario o professore, avere un lungo elenco di pubblicazioni su prestigiose riviste o essere il medico personale di famosi miliardari, non significa granché. Soprattutto in Italia, dove la carriera del medico esattamente come tutte le altre professioni intellettuali, è sottoposta a un percorso di selezione nel quale influiscono stabilmente variabili non esattamente edificanti. Non dico che chiunque raggiunga i piani alti della gerarchia medica sia arrivato da quelle parti attraverso percorsi – diciamo così – discutibili, ma ecco, capita molto più spesso di quanto non si pensi. Talvolta in cima alla piramide gerarchica in Italia c’è semplicemente il peggiore, il più cinico e senza scrupoli. Molto spesso no. Essere in cima alla piramide, insomma, non definisce niente.

2 – Nella ridicola, deontologicamente grave e per molti versi patetica, quotidiana contrapposizione sui media fra la pattuglia dei medici che sottolineano la gravità della pandemia e quelli che invece la minimizzano, sarà utile, per un attimo, non considerare il ruolo dei media, i quali purtroppo, in Italia e da tempo, hanno abdicato alla loro funzione e si sono trasformati (quando va bene) in un semplice megafono di qualsiasi istanza, compresa quella più improbabile. Quando va male (e capita spesso) nel braccio mediatico di questo o quell’approccio politico alla malattia o alla sanità o a qualsiasi altro argomento.

Astraendosi dal cattivo lavoro dei media esiste un solo elemento che chiunque di noi potrà valutare nelle parole del medico che in TV o sui social media “spiega” la pandemia. E questo elemento è la cautela.
Il medico è per definizione cauto: lo è per ragioni storiche e professionali, non potrà non esserlo anche solo per semplice esperienza di vita; lo è – infine – per quotidiana vicinanza con le imperfezioni inevitabili del metodo scientifico.
Ciascuno di noi potrà istintivamente cercare conforto nelle parole dell’esperto sul coronavirus ma quelle parole saranno assennate o non saranno. E nel caso di un virus nuovo, del quale si sa pochissimo, quelle parola potranno essere solo molto vaghe e dubbiose. Come è evidente, da marzo ad oggi, di parole caute nelle discussioni fra gli esperti attorno al coronavirus ne sono state espresso abbastanza poche da entrambi i fronti. Abbiamo invece ascoltato molti bambini ansiosi di meravigliare i compagni di classe con le loro storie incredibili.

3 – La contrapposizione politica sui temi scientifici della crisi legata al coronavirus non è solo faccenda di casa nostra. È uno degli aspetti maggiormente deprimenti di una situazione che già nasce difficilissima e che ha visto sgretolarsi ogni solidarietà e spirito di comunità di fronte agli interessi contrapposti. È una deriva forse inevitabile ma il fatto che coinvolga così direttamente la categoria medica è un segno della corruzione dei tempi. La partigianeria delle posizioni espresse, specie dal consenso di esperti riuniti intenzionalmente da Matteo Salvini attorno alle sue posizioni negazioniste (non ho visto alcun imbarazzo in questi medici nell’essere accostati a no-vax, no mask, generali in pensione, odiatori dei campi magnetici, polemisti tv ed altra varia subumanità) ha spesso travolto non solo la loro reputazione scientifica ma anche quel minimo di decoro professionale che chiunque, qualsiasi mestiere faccia, dovrebbe provare a garantirsi. Non sarà difficile immaginare quale sia la leva che consiglia i medici di piegare così vigorosamente la realtà all’interesse di parte: di diffondere dati falsi, di sposare cause perse in partenza, di dichiararsi fiduciosi su pratiche innovative che dopo poche settimane verranno dichiarate inefficaci dalla comunità scientifica internazionale. E soprattutto di dimenticarsi ogni volta quello che avevano pubblicamente affermato solo qualche giorno prima.

Certo nessuno durante l’intervista gliene chiederà conto e questo crea un vantaggio competitivo, nessuno controllerà i numeri falsi gridati ai quattro venti, nessuno proverà a non aggiungere danni ulteriori ai danni che i medici senza cautela stanno causando a questo Paese in questi mesi. Ma questo, ovviamente, è un altro altrettanto doloroso discorso.

7 commenti a “Sui medici e sulla cautela”

  1. andy61 dice:

    Mi pare che siano stati tralasciati due aspetti importanti per spiegare la confusione (ipotesi ottimistica) che a volte può sembrare mistificazione ( ipotesi pessimistica):
    – la medicina non è una scienza esatta
    – la medicina si basa molto sulla statistica, scienza che è spesso un pezzo di pongo che può essere deformato per ottenere quello che si vuole.

    Piccola considerazione a margine: la contrapposizione fa comodo per nascondere il fatto che se fossero state attuate le misure promesse a primavera, ora non avremmo una situazione di così difficile gestione.

  2. layos dice:

    Secondo me c’entra anche molto la propensione molto occidentale all’esibizione di ego ipertrofici e posizionamento sociale per cui un oscuro studioso o primario d’ospedale che fino a qualche mese fa era conosciuto dai suoi parenti e dai suoi pazienti, tuttalpiù, e che non destava nessuna ammirazione e che nessuno stava ad ascoltare con particolare interesse salvo essere, appunto, suo paziente, si è trovato catapultato davanti a telecamere, riflettori e milioni di occhi bramanti una qualche notizia ed è difficile per chi si trova dopo una vita di penombra, trovarsi sul palcoscenico, essere cauti, prudenti e dire molti “non lo so”.

    E’ molto meglio mostrare la sicumera e il sussiego di chi ha studiato e la sa lunga e sparare sentenze proditorie senza nessun supporto scientifico per sembrare i luminari che ci si aspetta.

    Riguardo al fatto che spesso al vertice ci sono dei mediocri più cinici degli altri corrobora questa visione delle cose, anche di fronte alla pubblica opinione, come di fronte a chi deve decidere le nomine, si mostra la sicurezza di se che fa decidere per te invece che per un altro che porta risultati ma con più modestia e cautela.

    Recentemente ho letto un libro che parla proprio dei processi selettivi nel mondo del lavoro dove, invece che cooptare nei ruoli di potere quelli che sanno il fatto loro e lavorano duro, si privilegiano minchiate come “la leadership” e “il networking” e cose del genere, per cui si avvantaggiano dei personaggi che sono bravi a fare una cosa sola: carriera.

  3. andrea dice:

    quel che scrivi si potrebbe anche narrare come la vicenda di un dipartimento di medicina molecolare di una prestigiosa università del nord-est che vede un suo emerito, succeduto nella consulenza ad un potente politico locale — propriamente un doge — al suo direttore, andare in giro a sputtanare il proprio predecessore, definendolo tra il resto un suo allievo (ma la tracotanza dei “maestri” è nota), con il decano dello stesso dipartimento ricordare a costui quale debba essere il suo posto al mondo. se poi costui è stato per lustri il presidente della società accademica che si è fatta carico –immagino con che fatica — di distribuire le cattedre tra le varie scuole che interpretano la disciplina, si avrà un quadro di quel fenomeno tipico, non solo italico, che va sotto il nome di accademia.

    forse tirare in ballo la medicina è un po’ troppo.

  4. Larry dice:

    Ammetto di non seguire di frequente i dibattiti televisivi, ma da marzo a oggi non ho mai avuto la percezione che esistano due schieramenti di medici/scienziati. C’è il fronte compatto di chi predica la cautela e consiglia di seguire i protocolli di profilassi, e poi c’è un piccolo gruppo di evidenti pagliacci che non hanno affatto un pedigree che possa trarre in inganno qualcuno.
    Specialmente in questo momento trovo estremamente irresponsabile tirare fuori la solita storia trita e ritrita de “la Scienza è fallibile”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: si parte con qualche fascista che manifesta in piazza, e poi pian piano i negazionisti iniziano a far presa sull’opinione pubblica.

  5. Emanuele dice:

    Magari fare i nomi dei media sotto accusa sarebbe utile.

  6. Marcello Albanello dice:

    La scienza procede per teorie e verifiche che talvolta sono statistiche.
    La medicina procede per esperienze e statistiche che però non possono essere considerate con lo stesso rigore di quelle scientifiche per il fatto che le cure sono individuali.
    Lo studio dei virus può essere scientifico, ma ha bisogno di tempo.
    La cosa che mi ha stupito di più di quanto si diceva sin dall’inizio del COVID 19 è stata la quantità di “scienziati” che sono stati intervistati e che ne parlavano come se concessero quel virus da tempo. Cosa che non poteva essere.
    Ovviamente non tutti.
    Adesso le cose sono un po’ cambiate, ma ogni sera in televisione compare un nuovo esperto che spiega a posteriori cosa di doveva fare.
    Non che il governo lo abbia fatto. Tanto per citare un caso la crisi dei trasporti, una volta che si fossero riaperte le scuole e questo era necessario, era del tutto prevedibile e si dovevano adottare le modifiche di orario e gli incrementi di autobus necessari.
    Credo che il Corona Virus con il quale abbiamo a che fare debba essere ancora studiato. Spero ci siano laboratori che lo faranno.
    Probabilmente è giusto aver dato la priorità ai vaccini, ma questi andranno seguiti nella loro applicazione e nei loro risultati e migliorati progressivamente (è già successo in altri casi).
    Qui hanno di nuovo un ruolo fondamentale i medici se vengono forniti loro rigorosi protocolli statistici per avere verifiche confrontabili e in piccola parte aperti per allargare la diffusione dei casi di dubbia efficacia del vaccino.

  7. domenico dice:

    Mi permetto di aggiungere che le parole adoperate per mettere in guardia della “presunta” competenza sono tantissime .Basta invece solo chiarire a)che il capo dell’OMS proviene dall’ Etiopia (non per razzismo ,e lo SOTTOLINEO,ma la sanita’ di quello stato e’ PURTROPPO INESISTENTE ; b)nella nostra civile Italia imperversa su tutti i mezzi informativi un Dottore che non e’ assolutamente un VIROLOGO, ma incurante continua imperterrito ad “impersonarlo”. Ricordo infine che il massimo responsabile in Calabria (9000 euro al mese) sembra ” un comico” a sua insaputa.

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