Essere pratici è l’essenza della politica. Gira da ieri l’indiscrezione che alcuni presidenti di Regione come Bonaccini e Zaia avrebbero proposto la chiusura delle scuole superiori in relazione alla crescita dei numeri del contagio della cosiddetta seconda ondata. Trovo si tratti di una proposta intelligente e ragionevole. Ieri per esempio mia figlia è tornata da scuola piuttosto infreddolita: è ottobre ci sono dieci gradi e in classe hanno fatto lezione con le finestre aperte. Gli autobus e le metropolitane nell’ora di punta sono stipate di liceali (oltre che di lavoratori pendolari), controllarne il flusso, specie nelle grandi città è talmente complicato che in pratica nemmeno ci si prova. Chiudere le scuole superiori sarebbe allora una buona idea per ridurre la complessità organizzativa dell’emergenza. Per farlo servirebbero alcuni presidi infrastrutturali noti: scuole cablate, banda larga nelle abitazioni, notebook e tablet per gli studenti, competenze informatiche (di grado anche solo modesto) diffuse. Nulla di tutto questo abbiamo, molto di tutto questo poteva essere in qualche maniera previsto e organizzato nei mesi estivi. Non lo si è fatto perché da noi ha prevalso come sempre l’idea romantica, novecentesca e idiota che la scuola non sia scuola se non è come ce la ricordiamo noi. Dalla fine del precedente anno scolastico la Ministra Azzolina e tutto l’entourage dei dissidenti digitali che nella politica nostrana sono da sempre la grande maggioranza, ha straparlato solo di didattica in presenza, banchi con le ruote tensostrutture e altre stupidaggini. Sarebbe ingiusto dare tutta la colpa alla ministra e alla sua modesta visione: questo Paese semplicemente non ha mai fatto nulla per organizzarsi al peggio così come non ha mai fatto nulla per far crescere le proprie competenze digitali. Tranne poi invocarle nel momento di crisi come la soluzione istantanea a tutti i problemi. È un’Italia digitale a corrente alternata quella che va in onda in questi giorni. Produce politici come Conte o Azzolina, produce scelte strategiche vecchie e stantie mentre parla (talvolta) di un futuro che per ora non c’è, ma lo fa senza avere alcuna voglia di crearlo per davvero. Di fronte a loro i governatori regionali alle prese con le contigenze del coronavirus sembrano giganti: non lo sono. Sono il pensiero per una volta razionale del buon padre di famiglia che capisce quello che in quel momento è necessario fare e che nessuno ha fatto.

5 commenti a “Essere intelligenti? Non se ne parla”

  1. HotHello dice:

    Certo che con avendo a disposizione computer economici come il raspberry pi, ci sono poche scuse per non perseguire una ragionata inclusione digitale.

  2. uqbal dice:

    Tutto vero, però i governatori di regione sul trasporto pubblico qualcosa potevano fare. Non sono stati poi troppo migliori del governo.

  3. andy61 dice:

    Io penso a Milano. Il 90 e oltre % delle attività sono attinenti al terziario perciò non legate ai classici orari produttivi tipici di una fabbrica.
    Perchè, invece di invocare la DAD non si obbligano le società a differenziare gli orari ? Gli studi professionali non possono iniziare a lavorare un’ora più tardi ? Stessa cosa per banche ed assicurazioni le quali, anche dove hanno attività di sportello, lo fanno oramai solo su appuntamento e perciò con orari organizzabili. I bar aprono di norma alle 7 per cui sono in anticipo sui flussi, i negozi dopo visto che aprono per lo più dalle 9.30 in poi. Io ho un figlio di 16 anni che ha la fortuna di frequentare un Liceo che ha saputo organizzare una DAD completa e ben fatta e ciò nonostante i mesi di lock-down hanno lasciato buchi e caos nella preparazione in alcune materie. Per questo tremo all’idea di un nuovo periodo di DAD perché avrebbe grosse probabilità di durare tutto l’anno e correrebbe il rischio di lasciare danni permanenti. Forse un po’ più di creatività e buona volontà da parte dei Governatori e degli Amministratori in genere non guasterebbe ma soprattutto dovrebbero smetterla di riempirsi la bocca con la centralità della Scuola per poi trattarla come il cuscinetto di gomma su cui scaricare tutti i problemi.
    P.S. Non voglio farla troppo facile ma la scuola di mio figlio ha subito una grossa ristrutturazione tre anni fa. Durante il periodo estivo sono state riorganizzate tutti gli spazi interni e grazie a questo oggi non ci sono problemi di capienza e di distanziamento tra i ragazzi. Volere è potere e forse, invece di buttare miliardi in banchi spesso inutili, si sarebbe potuto utilizzare i soldi e le “scorciatoie” commissariali per mettere mano, dove possibile, all’edilizia scolastica. Magari si mettevano a posto solo mille scuole ma intanto in quei mille istituti tutto avrebbe funzionato bene. Si è scelto invece di usare quei fondi per acquistare dei beni, pagando prezzi fuori mercato, magari da aziende scarsamente referenziate.

  4. Francesco Romeo dice:

    Concordo con Andy61, anche numericamente sarei propenso a credere che i lavoratori che possono lavorare da remoto tutti i giorni o quasi siano molti di più degli studenti delle ultime classi delle superiori. Nelle aziende grandi sono previsti i mobility manager, che dovrebbero avere anche un ruolo istituzionale di interfaccia con le agenzie comunali e regionali preposte alla mobilità, e che dovrebbero ottimizzare gli orari. Ma in primis le aziende e le pubbliche amministrazioni non dovrebbero continuare a cianciare di ripartenza e rientro in ufficio, cosa che era chiara non fosse possibile quest’inverno già ad agosto, quando non si sono azzerati i contagi.

  5. Cisco_75 dice:

    Questo Covid è la Pompei del nuovo millennio…

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