La prima cosa che penso dei monopattini è che sono una linea verticale. Dal terrazzo di questa casa al mare negli ultimi mesi ho osservato centinaia di persone passarmi di fronte in monopattino. A un certo punto dell’estate l’amministrazione comunale ha autorizzato una di quelle piattaforme di noleggio così comuni nelle grandi città europee. Così le linee verticali sono improvvisamente aumentate.

La seconda cosa a cui penso quando vedo scorrere di fronte a me un umano in monopattino è un geniale cartone animato della mia infanzia. Si intitolava La Linea, ed era disegnato da Osvaldo Cavandoli. A quei tempi, con grande estro e originalità, pubblicizzava una marca di pentole a pressione.



(continua su Internazionale)

3 commenti a “Una cosa lunga sui monopattini”

  1. Massimo dice:

    Eri un blogger, ora sei uno scrittore.

    Nel bene e nel male.

  2. Cullà dice:

    1) I monopattini sono pericolosi per il conducente per una questione di fisica (quella del liceo, niente “Dio che gioca ai dadi”). Non perché “tecnologia anticiclica in un paese di vecchi”.

    2) L’assenza di rumore, così come di adeguati dispositivi di segnalazione luminosa, li rende pericolosi anche per gli altri utenti, soprattutto i pedoni.

    La forza fisica, i riflessi, la giovinezza, non hanno assolutamente peso: la distribuzione dei carichi è completamente assurda e la capacità frenante inadatta a velocità e potenza del motore.
    È come dire che per correre il GP nel traffico di Roma è sufficiente essere giovani e avere buoni riflessi: con la differenza che una MotoGP frena ed ha una distribuzione del carico e un assetto al limite della perfezione.

  3. Massimo dice:

    Cullà: concordo in pieno.

    Aggiungo: con lo stato del traffico e la condizione delle strade nelle città italiane, buche, pavé, rotaie del tram, ancora peggio.

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