Da quando ho iniziato ad ascoltare audiolibri, circa un paio di anni fa, ne ho scritto due volte. Una volta su Il Post e una volta su questo vecchio blog poco più di un anno fa. Da allora non ho mai smesso di ascoltarli e tranne in situazioni di forza maggiore (per esempio durante il lockdown) ho sempre continuato a farlo pressoché esclusivamente in auto. Rispetto alle cose che ho già scritto al riguardo oggi penso di poterne aggiungere un paio.

Non solo, come avevo scritto, gli audiolibri hanno totalmente sostituito l’ascolto delle stazioni radio in auto ma hanno anche mutato brutalmente ai miei occhi oltranzisti la reputazione della radiofonia tutta. Al confronto con la voce di un attore che mi legge un libro le parole e la musica della radio si sono trasformate in un rumore fastidioso. Faccio di tutte le erbe un fascio, lo so, ma quando per sbaglio mi capita di ascoltare la voce del DJ o un qualsiasi brano musicale a caso che passa in quel momento, vivo quell’onda sonora come un’odiosa invasione di campo. So perfettamente che si tratta di un giudizio complessivamente ingiusto, generico e inopportuno ma è così: gli audiolibri da queste parti hanno ucciso la radio.

Il secondo aspetto che ho sedimentato in questi anni è stato constatare che, quasi sempre, non sono in grado di dare un giudizio su un libro che ho ascoltato. Vale per i grandi classici ma non solo: mi è capitato di ascoltare libri appena usciti e pluripremiati come Il Colibrì di Veronesi o Febbre di Bazzi e molto spesso qualcuno mi ha domandato come mi fossero sembrati quei romanzi di cui tutti parlano. Ho sempre risposto – sono stato costretto a rispondere – che non lo sapevo: sapevo – più o meno – se mi era piaciuto o meno l’audiolibro ma del libro alla fine non sapevo granché.

Avviene con gli audiolibri l’esatto opposto di quanto accade con la letteratura letta da me. Molti anni di vicinanza ai libri hanno creato in me, come credo capiti a molti, un automatismo e un istinto. Bastano poche pagine per farmi un’idea su un autore: un’idea che è di solito abbastanza precisa. basata sui miei gusti e sui miei interessi, certo, e sulla mia idea di letteratura. Non avevo mai letto Sebald per esempio e mi sono bastate poche pagine di Austerlitz per dire: accidenti che roba, accipicchia che grande scrittore.

Mi sono chiesto spesso cosa sarebbe successo se avessi ascoltato Sebald invece che leggerlo su carta. Forse non mi sarei accorto di niente. Forse è una fortuna che non ci siano audiolibri di Sebald in italiano. Oppure forse no, non so.

p.s. cambiando discorso: servono altri Simenon letti da Battiston.


7 commenti a “Audiolibri: aggiornamenti”

  1. Felice dice:

    Un aspetto aggiuntivo che mi pare ci sia nell’ascoltare un audiolibro, legato probabilmente al suo non sapere dare un giudizio sul libro, è che con l’ascolto non mi pare ci sia quella pur flebile osmosi da lettura per la quale ti rimane nelle dita il meccanismo con cui l’autore costruisce i periodi, lega le parole, articola i suoni, quell’osmosi per la quale ogni tanto anche a me può capitare di scrivere una frase diciamo ben fatta.

  2. Signor Smith dice:

    Se mi posso permettere un’osservazione… quelli che ti “sfuggono” (capita anche a me) è perché li “senti”, rimangono quelli che “ascolti”…

  3. marcell_o dice:

    io ascolto la radio in macchina o mentre corro. solo radio 3: poca pubblicità, tante parole e musica buona. Ma spessissimo mi rendo conto che mi distraggo e non ascolto… immagino sia il motivo per cui non mi piacciono gli audiolibri…

  4. Fegatto dice:

    Ho provato ad ascoltare un paio di volte un autolibro. Quello di cui mi sono reso subito conto che è una cosa che non si può fare mentre ci si dedica ad altre faccende. Bisogna stare concentrati su ciò che si sta ascoltando che per essere capito necessita, come per i libri stampati, la capacità di astrazione.

  5. Giampaolo dice:

    Dai, salviamo Radio3.

  6. alessandro dice:

    nelle radio fm oggi c’e’ solo inquinamento sonoro
    vuoi per via del livello da subumani musicali
    vuoi per via del mastering selvaggio a cui sono sottoposti i brani e del successivo mastering radio che praticamente azzera ogni forma minima di dinamica
    gli unici orari in cui si puo’ ascoltare la radio fm sono dalle 24 alle 6 del mattino… non proprio comodissimi
    altrimenti la soluzione che ho adottato per sfuggire questo inquinamento sonoro e di stress sono le radio internet… colleghi il cellulare, fai un piano con giga infiniti e amen

  7. Paolo dice:

    Non posso dare giudizi sugli audiolibri perché condivido con alcuni dei tuoi vecchi e nuovi commentatori la repulsione per questo media: perché credo che, come hai scritto tu, l’audiolibro crea un nuovo diaframma, che io non sono disposto ad accettare.
    La mia esperienza di lettura è sempre legata alla possibilità tutta mia di immergermi nel mondo creato dallo scrittore: la lettura da parte dell’attore rende impossibile questa esperienza, creando una sorta di “adattamento”, sulla falsa riga della versione cinematografica del romanzo (paragone forse troppo forzato). Chiaramente la mia opione vale poco, non avendo esperienza sul campo.
    Posso invece condividere in pieno il giudizio sulla radio: essendo un pendolare da 1h20m quotidiani (quasi mai solitario, però) e avendo trascorso una vacanza parecchio on the road posso dire che, anche senza provenire dal mondo degli audiolibri, l’esperienza moderna è uno slalom continuo tra un fastidioso gracchiare di dj che tentano invano di attirare la mia attenzione e pubblicità continue.
    I motivi per continuare ad ascoltarla sono due: speranza di trovare un Giornale Radio (che io trovo di qualità sempre peggiore); possibilità di stare al passo con i tempi, uscendo dalla mia bolla Spotify (tema trattato di recente proprio da ilPost).
    Concludo facendo mie le perplessità di altri sull’ascolto dell’audiolibro alla guida: spesso trovo complicato guidare e ascoltare il GR, non oso immaginare cosa significhi dover prestare attenzione ad un libro.

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