“In casa non c’era nessuno, Stefania era uscita per andare in ospedale.
Le piaceva, a Marzia, il silenzio della sua casa.
Un silenzio di macchine che passano sui viali e di ticchettio di sveglie che non servivano più a niente, ma che lei e Stefania lasciavano lì, a consumare le pile.”


Paolo Nori, Che dispiacere, p. 53


“Cosí nacque 4’33’’: Cage, molti anni prima di noi, aveva compreso che il suono del mondo, il silenzio rumoroso, esiste e può essere trasformato in musica. 4’33’’ fu «suonata» dal pianista David Tudor a New York il 29 agosto 1952. Il musicista salí sul palco, si sedette al piano e segnò i tre movimenti dell’opera di Cage aprendo e chiudendo la tastiera del pianoforte. Senza produrre nemmeno una nota per 4 minuti e 33 secondi. La musica, quella sera, fu il suono della sala tutto intorno. Lo stesso potrò fare io in questo momento, senza nemmeno allontanarmi dal computer su cui sto scrivendo in questa mattina di febbraio. Apro Spotify, cerco il brano 4’33’’ di Cage, lo faccio partire e resto in ascolto:

auto che passano in strada
il verso stridulo di un uccello da compagnia
vetri infranti svuotati nella campana del riciclo
il tictac dell’orologio a muro
una vibrazione di fondo che è il rumore della città
il brusio incostante dell’hard disk del computer”



Dieci splendidi oggetti morti, p 123.


Un commento a “Il silenzio che fa rumore”

  1. Rabato dice:

    questo deve essere un buon libro
    Non sono un fan della letteratura di questo genere

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