Le necessità di distanziamento sociale rimarranno. Non so quanto ma almeno per i prossimi sei mesi rimarranno. La loro essenza nel frattempo è cambiata e si è trasformata da una necessità sanitaria (non doversi trovare ad affrontare una malattia temibile) ad una necessità preventiva (fare tutto ciò che è razionale per tutelere la propria salute e quella degli altri). La differenza non è banale e genera comportamenti del tutto differenti. Gli italiani hanno, spesso sorprendentemente, aderito con grande attenzione alla prima (sorprendentemente in quanto notoriamente popolo allergico alle regole e pieno di improbabili convincimenti personali) e stanno affrontando forse con minor cura la seconda.

Nella prima fase della pandemia la paura era il motore immobile dei nostri comportamenti. Nella seconda fase l’unica spinta possibile al mantenimento delle norme di distanziamento è affidata all’intelligenza dei singoli ed alla capacità di convincerli della loro necessità anche fuori dall’emergenza.

In questa fase sarà illusorio pensare che il rispetto delle regole possa essere affidato ai controlli di polizia. La prima ragione è che i controlli di polizia, specie da noi, non sono rigorosissimi. La seconda ragione è che le società complesse (e passabilmente democratiche) non funzionano così. Le tecniche che consentono di orientare comportamenti ragionevoli nei cittadini sono l’informazione e l’emulazione. Entrambi sono temi collegati alla comunicazione pubblica.

Mentre nei primi mesi del contagio il Salvini controcorrente che si presentava alla liturgia dei selfie con i fan senza mascherina era diffusamente percepito come uno sconsiderato anche nella cerchia dei suoi simpatizzanti, i comportamenti dei politici, delle persone famose, degli sportivi di grido, diventano ora fondamentali per costruire un sentimento di pubblica accettazione di alcune pratiche che a molti sembrano ormai inutili. Il politico o la star dello sport che irride la malattia prima era un pacifico cretino, quello che ora non si cura delle norme di salute pubblica rischia di diventare un modello da adottare.

Chiunque frequenti una spiaggia, una località di mare o una discoteca ha osservato la vasta deflessione delle cautele che stiamo applicando al coronavirus, anche se, come capita sempre, farsi un’idea complessiva dei comportamenti sociali è spesso molto difficile e, in genere, gli esempi singoli che ci colpiscono valgono poco o nulla. In ogni caso mai come oggi sarà possibile stabilire un confine culturale che separa le persone prudenti e intelligenti dalle altre. L’intelligenza dei singoli per una volta non avrà bisogno di parole. Basteranno alcuni piccoli gesti: come ci orienteremo nello spazio, i luoghi che decideremo di frequentare, le mascherine che sceglieremo di indossare. Saranno simili comportamenti a dire cose di noi, a presentarci agli altri con una certa nuova accuratezza prima ancora di aver pronunciato una sola parola.

11 commenti a “Distanzio dunque sono”

  1. Erasmo dice:

    Nelle scienze sociali bisogna credere alle simmetrie. Così come alla dichiarazione di un’emergenza vera (31 gennaio) fece seguito un fuoco d’artificio di aperitivi sui navigli, di milanononsiferma e bergamoneppure, nonché di quarantene negate, per simmetria alla dichiarazione di un’emergenza fasulla succederanno comportamenti compunti e responsabili, con distanziamento fra le persone, statali operosamente a casa loro, ed elezioni prudentemente rinviate.

  2. Emanuele dice:

    Quando Fontana è stato attaccato per aver indossato la mascherina gli attacchi erano dovuti invece?
    https://m.huffingtonpost.it/amp/entry/irresponsabile-non-e-una-bella-immagine-dal-pd-ai-5-stelle-le-critiche-al-video-di-fontana-con-la-mascherina_it_5e578764c5b68f79fdc53080/

  3. Pierluigi Rossi dice:

    ?

  4. Marco[n] dice:

    @Emanuele E i marò? Eh?

  5. Emanuele dice:

    I Maro col distanziamento sociale non c’entrano. Il doppiopesismo della sinistra si.
    Ricorda che mentre sfotte vano Fontana succedeva questo
    https://www.repubblica.it/politica/2020/02/27/news/coronavirus_zingaretti_contro_il_panico-249718891/

  6. Carolus dice:

    Emanuele, la sinistra, come dice lei, farà doppiopesismo ma lei fa cherry picking. https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/02/27/coronavirus-salvini-mattarella-far-ripartire-italia_Nk0M2FuWoyrp0kIyEI9UUJ.html

  7. Emanuele dice:

    Forse non l’ha notato ma di Salvini si parla nell’articolo di Mantellini. Della sinistra no.

  8. Marco[n] dice:

    Il 27 febbraio c’erano poche centinaia di casi in zone ben definite e una ventina di morti. Uguale uguale, proprio. Senza contare che la mascherina per i non ammalati, o non a contatto con ammalati, veniva ancora sconsigliata da molti, OMS compreso.
    Il voler per forza mettere tutti sullo stesso livello per giustificare il proprio idolo, a costo di riscrivere la storia, fa semplicemente sorridere.

  9. Emanuele dice:

    Sorridi quanto ti pare, poi rinfrescati la memoria leggendo quanto scrivo. Il 27 febbraio era passata solo una settimana dal paziente uno di Codogno e di punto in bianco era scoppiato il caos in certe zone con già gentinaia di casi e una ventina di morti, come dici tu. Nessuno sapeva dove il virus fosse già arrivato, al governo erano preoccupatissimi e 11 giorni dopo avrebbero bloccato l’Italia intera. Il 26 una collaboratrice di Fontana è risultata positiva e lui ha indossato la mascherina come prevedevano le norme per chi aveva avuto contatti stretti con un positivo, era negativo al primo tampone e si recava al lavoro. Questi sono i fatti, le interpretazioni lasciano il tempo che trovano.

  10. Marco[n] dice:

    Sono i fatti visti “col senno di poi”, guarda caso in quei giorni TUTTI dicevano di non esagerare, di non scatenare il panico che avrebbe danneggiato l’economia. Tutti. 11 giorni dopo hanno bloccato tutto, verissimo, ma la situazione è precipitata in pochi giorni, prima del 3-4 marzo nessuno era seriamente preoccupato. Invece quelli rinfacciati giustamente a Salvini sono fatti molto più oggettivi, dopo migliaia di morti e centinaia di migliaia di contagi, con molta più conoscenza dei meccanismi di trasmissione del virus. Ma tu crogiolati pure nelle tue equivalenze.

  11. Emanuele dice:

    Il governo italiano era così non seriamente preoccupato che oltre ad aver promulgato sottovoce 6 mesi di stato d’emergenza, proprio il 27 chiese aiuto per la seconda volta all’Ue. Inascoltato ovviamente, come capita a chi concede sempre e non si impunità mai nelle trattative. Ma questo è un altro discorso.
    Il fatto che Fontana fosse venuto a contatto con una positiva e abbia seguito le norme col risultato di essere criticato e deriso è un fatto oggettivo.

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