La ormai celebre frase del sindaco di Milano sullo smart working diventa utilissima per un ragionamento più generale sull’innovazione. E, allargandosi ulteriormente, sulla politica in generale.

Cosa significa “innovare”, verbo che è da tempo sulla bocca di tutti, soprattutto nei paesi in cui si innova pochissimo. Significa, in definitiva, fare scelte di campo. Scelte politiche di campo deteminate dal contesto tecnologico, sociale, ambientale.

Nel caso di Sala, che abbiamo qui a portata di mano, significa scegliere fra tutelare un ecosistema esistente o immaginarne uno nuovo.

L’ecosistema esistente di Milano, che tutti a quanto pare in Italia invidiano, è quello basato lavoro creativo e intellettuale spesso sottopagato, su aziende e indotto che richiamano persone e che quindi sostengono affitti, trasporti locali per pendolare la forza lavoro dal centro alle periferie, ristorazione, negozi, servizi ecc. ecc. L’ecosistema innovativo seguirà invece altre direttrici che già conosciamo: lavoro in rete, minori spostamenti, minor inquinamento, maggior tempo libero, decentralizzazione di residenze e servizi ecc. ecc. Accanto a questo creerà probabilmente anche problemi nuovi, forse meno evidenti o forse meno importanti, ma comunque reali, il principale dei quali è forse un maggior isolamento sociale.

I due sistemi sono in parte non conflittuali, come capita spesso nei contesti innovativi: nulla sostituisce improvvisamente l’esistente che semplicemente viene sottoposto ad un periodo più o meno lungo di riadattamento. Utilizzeremo il telegrafo sempre meno fino a quando, a un certo punto, smetteremo definitivamente di utilizzarlo. Quanto sarà lungo un simile intervallo è una semplice questione di scelte politiche e di potenza dei vettori innovativi.

A differenza dell’ecosistema sociale, che ha propri meccanismi di graduale adattamento, la visione politica sull’innovazione non potrà non essere conflittuale. Non si potrà tutelare strategicamente l’uno e l’altro. Non si potrà – come accade regolarmente da noi – dichiararsi green e contemporaneamente incentivare l’acquisto di nuove auto. Alla politica – insomma – si domandano scelte di indirizzo e tempi che armonizzino il “tornate a lavorare” con il “lavorate da casa” ma che, soprattutto, dicano ai cittadini quale delle due è preferibile. Il sindaco di Milano potrà provare a sostenere dialetticamente entrambi gli scenari ma questo significherà semplicemente non scegliere. E non scegliere, quando si parla di innovazione, è già di per sé una scelta.


14 commenti a “Tornate a lavorare (sì, ma dove?)”

  1. andy61 dice:

    Interessante riflessione; credo però che l’uscita di Sala sia molto più banalmente legata alle centinaia di bar e ristoranti che campano dei pranzi consumati da chi lavora in ufficio.

  2. Emanuele dice:

    Ho idea che aumentare il lavoro da casa comporterà un aumento degli acquisti su internet, che generalmente vuol dire Amazon, conconseguente devastazione finale dei negozi fisici.

  3. Erasmo dice:

    Ecosistema sociale. Ottima definizione, che ci aiuta a capire. Il seme dell’innovazione attecchisce nell’ecosistema giusto. Per fare un esempio banale: se pianto un baobab nel Madagascar, probabilmente cresce. Se lo pianto dalle parti delle isole Far Oer, le difficoltà ci sono, non neghiamolo. Per uscire di metafora: proviamo prima a rispondere alle sette domande di Ichino, e poi ci faremo un’idea. Qui: https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_giugno_18/smart-working-dipendenti-pubblici-7-domande-ministra-dadone-d8edbaea-b187-11ea-842e-6a88f68d3e0a.shtml

  4. Stefano dice:

    @Emanuele: non necessariamente. Lavorare “smart” significa anche risparmiare qualche ora al giorno in spostamenti (almeno 2 nel mio caso), il che si traduce in più tempo libero, per esempio per fare acquisti nei negozi della propria città.
    Il pendolare che prima doveva scapicollarsi per acchiappare il treno, ora alle 18 magari esce e si fa un giro in centro (ok, non con questo caldo…)

  5. Roberto dice:

    (…voteremmo per i sala io, lei, Andy61 – ma non è sicuro – e forse altri tre – ma non è scontato)

  6. marcell_o dice:

    Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte poi ci vorrà del tempo per dare attuazione a queste scelte.
    Comunque davvero nel 2020 dovranno esistere microimprese (negozietti, taxi) che non fanno la minima economia di scala? (ognuna di queste paga comnercialista, consulenti vari, trafile burocratiche, acquisti senza nessun potere sulla controparte, ecc) e senza offrire niente di particolare nella gran parte dei casi (esclusi certi artigiani): è l’utente finale che paga per auesti extra costi
    Oppure gli impiegati: davvero nel 2020 bisogna usare 2-3 ore al giorno per poterne lavorare 8 per 5 giorni a settimana? Io l’ho fatto per tipo 40 anni e devo dire che mi è sempre sembrato uno spreco enorme e ora, nel 2020, mi sembra un delitto (un delitto verso le persone e l’ambiente)
    Oppure le scuole e le università: far convergere (tutti i giorni, tutti alla stessa ora) centinaia di studenti e insegnanti nello stesso posto… nel 2020… mah!

  7. Alessandro dice:

    Mi scusi Erasmo, lei è sicuro che, se uno non lavora a casa, tornato in ufficio lo farà?

  8. Emanuele dice:

    Far convergere gli studenti a scuola nel 2020 sembra assurdo? A questo siamo arrivati?

  9. Edoloz dice:

    @marcell_o: sottoscrivo in toto.
    @Emanuele: non tutta la scuola si può remotizzare, ma in parte si e andrebbe fatto.O si pensa ancora a carta penna e calamaio e dietro la lavagna se fiati?

  10. Emanuele dice:

    Andrebbe fatto nell’interesse di chi?
    Perché a me sembra che troppo spesso certi ragionamenti vengano portati avanti in base alle proprie convinzioni piuttosto che alla realtà oggettiva.
    Fino a pochi anni fa ci si lamentava che i ragazzini passassero troppo tempo in casa invece che a giocare o incontrarsi con gli amici. Un’era geologica fa era perché guardavano la televisione, poi arrivò la Playstation e allora era per colpa dei videogiochi. Oggi ci sono smartphone, tablet e (qualche) computer e ci si lamenta che stanno fisicamente isolati per troppo tempo davanti agli schermi. Però la scuola a distanza va bene. Altre ore fisicamente isolati davanti agli schermi. Tanto più oggi, che con gli orari scolastici plasmati su quelli d’ufficio dei genitori i ragazzini passano gran parte del giorno a scuola, che rimane quindi il principale luogo di socializzazione, specialmente per i più piccoli.

  11. Erasmo dice:

    @Alessandro: no, non sono sicuro. Poiché però la materia è stata oggetto, in questo secolo, di due riforme organiche, una di destra e una di sinistra, e poiché di pubblici dipendenti si è pure occupata la Corte Costituzionale (vedi recente articolo di S.Cassese sul Corriere), vorrei essere sicuro che qualcuno si occupi di rispettare e far rispettare la legge. Se invece parli di organizzazione degli uffici, le mie idee sono molto chiare, ma ignoro se ti interessino e se interessino al padrone di casa. Secondo me, l’argomento è di fondamentale importanza per il Paese, perché il funzionamento della pubblica amministrazione è essenziale non solo per lo sviluppo ma anche per la democrazia. Ma posso sbagliarmi, perché mi pare di essere in minoranza: a nessuno gliene frega un cavolo di questa faccenda.

  12. Alessandro dice:

    @Erasmo, per esperienza personale: ai dirigenti il controllo non interessa (e i “sindacati” sono una foglia di fico), potrebbe venir fuori che – loro per primi – sono superflui. Perché la PA non è digitalizzata, aver “tradotto” i vecchi registri, stampati e procedure in “digitalese” non è digitalizzare.

  13. Mike dice:

    Chi potrebbe rimetterci e` il grande centro commerciale perso in mezzo alle provinciali e raggiungibile solo in auto. Il pendolare automobilistico non ha problemi a farsi una deviazione e fare la spesa grande mentre torna a casa, adesso che non deve uscire di casa magari preferisce il negozio sotto casa. Io vivendo in centro mi trovo a poter scegliere tra comprare da mangiare in diversi supermercati, negozi in franchising ed indipendenti.
    Certamente ci sono posti in cui sono stati costruiti enormi casermoni senza negozi attorno od enormi villette con piscina senza negozi intorno, e per le persone che abitano li` la situazione e` diversa.
    Ieri ho visto il servizio al TGR dei negoziani che si lamentano che a mezzogiorno non ci sono piu` gli impiegati che vanno a mangiare da loro, certo e` un problema ma non mi sembra il problema essenziale…

  14. Emanuele dice:

    Il problema è tanto più essenziale tanto più ci tocca.

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