Caro Massimo,

sono un insegnante maschio, lombardo, sui cinquanta: italiano, latino e storia in un liceo scientifico di provincia. Ho cominciato la didattica a distanza (dad) il 26 febbraio, usando Google Suite for Education, e arrivato alla fine dell’anno vorrei farne un bilancio. Il punto di vista è solo personale, ma preferisco rimanere anonimo: certi colleghi sono molto affezionati ai luoghi comuni.
Innanzitutto, la dad ha reso ancor più vacui due simulacri, con beneficio di tutti.
Il primo: l’insegnante insindacabile. Se la mia voce e la mia faccia sono arrivate alle orecchie e sotto gli occhi di genitori, fratelli e sorelle confinati in casa, è diventato ancor più evidente che cosa faccio e come.

Tutte le famiglie lo sapevano già e ne parlavano, ma la dad ha squarciato l’ultimo velo: il loro giudizio non si basa più su ciò che il figlio (o la figlia) riferisce, perché loro hanno visto e sentito. Se occupo un’ora sui I promessi sposi con una puntata dello sceneggiato Rai del ’67, la mia alunna giustamente si addormenterà sulla tastiera, e io non avrò scusanti.

Il secondo simulacro: gli organi collegiali. Per continui smottamenti di significato, i consigli di classe e i collegi dei docenti sono diventati largamente ipocriti e inutili. Nei consigli di classe gli insegnanti parlano ai genitori di tutto, salvo di ciò che interessa loro (quali sono i problemi precisi e chi o che cosa riguardano? Come affrontarli?), i genitori ascoltano e ruminano taciti i loro giudizi; se si sente il tuono lontano del conflitto, non ci sono strumenti né tempo per scioglierlo in pioggia feconda per il terreno dell’apprendimento.

Le riunioni a distanza sono più serene e produttive: uno può farsi un tè a casa propria, oppure discutere privatamente con il figlio o la figlia una questione appena emersa.
La dad insegna che anche il tempo dei genitori ha un valore, ad esempio per i colloqui. Google Meet ha svelato quanto poco senso abbia costringere un genitore a prendere un permesso di un’ora per parlare otto minuti con un insegnante. La dad toglie peraltro anche l’ultima scusa ai genitori che non si fanno mai vivi.

La dad ha ridato senso alla parola “presente”. Ogni studente ha dovuto scegliere se darsi da fare, apparire solo come un’icona o non connettersi affatto: se la presenza del corpo non è più obbligata, chi può sanzionare l’assenza dello spirito?

La dad ha stimolato il lavoro e l’approfondimento di gruppo, che è stato per le mie classi e per me uno strumento di maturazione e di autovalutazione. Con la dad ho imparato molte cose facendole, e i miei studenti mi hanno aiutato a fare lezione.

Ho avuto l’istinto di riprodurre nella dad i modi di presenza e interazione tipici dell’aula, ma presto ho capito che è ridicolo. Nelle prove a distanza, ad esempio, c’è qualche accorgimento per rendere le frodi un pochino più difficili, ma il controllo è impossibile.

Perché allora non dare una prova che chieda di cercare dati in rete per ragionarci? Perché non anticipare i documenti e in parte l’argomento dei cosiddetti temi? Perché non dare alla classe il testo latino tre ore prima della prova? Certo, molto dipende poi da quel che chiedo e valuto. Qualcuno se ne sarà approfittato, ma nella logica della fiducia e della responsabilità condivisa il fesso è lui (o lei): e il nodo verrà al pettine.

A proposito di prove in italiano e latino. Google Drive e Classroom lo hanno reso più che mai palese: il tema scritto a mano sul foglio di protocollo è un relitto che oscura e ostacola molte competenze (impaginazione, grafica, struttura del testo…). Poi ci stupiamo che la gente usi la barra spaziatrice per allineare a destra.

In un liceo scientifico poi dovrebbero essere incoraggiati i temi a cavallo fra sapere umanistico e scientifico. Avete mai proposto ai colleghi delle tanto lodate STEM una traccia condivisa su un concetto matematico o un problema fisico o un esperimento di biologia considerati alla luce della storia, dell’epistemologia o della morale? Good luck with that. La maggioranza non sa spingersi oltre l’addestramento al calcolo.

Quanto al latino (e al greco), la dad ha svelato tutta l’assurdità della versione, che troppi si ostinano a difendere come fucina di mille abilità. In realtà, da quindici anni essa insegna solo l’abilità di consultare Splash Latino o Skuola.net: dopo il primo anno, nessuno fa più lo sforzo di tradurre a casa – ripeto, nessuno: le eccezioni e i ricordi rosati di gioventù non hanno valore. Che senso ha dunque imperniare tutta la didattica delle lingue classiche su una prova che nessuno prende sul serio, a cui nessuno studente sa né vuole prepararsi, da cui nessuno ricava risultati sensati, e che si basa appunto solo sul controllo in aula?

Insomma, dalla dad ho imparato, e spero che qualcosa di essa rimanga, per imparare altro. Se la distanza verrà meno, resterà la dar: didattica ampliata (o aumentata, o alterata) dalla rete. Anche il contratto degli insegnanti dovrebbe assorbire dalla dar qualche novità e qualche miglioramento.

Soprattutto, spero che la burocrazia del ministero continui a non accorgersene, come se la dar fosse una copia della didattica in aula. Altrimenti pioveranno circolari e piani e griglie e obiettivi e finalità. Tutti da declinare in riunioni fisiche, salvare in pdf e stampare su carta.


21 commenti a “Lettera di un insegnante sulla didattica a distanza”

  1. Michele dice:

    92 minuti di applausi.

  2. stark dice:

    Madonna quanta verità.

  3. Davide dice:

    Riflessioni che condivido. Molto.

  4. La DAR: Didattica Ampliata dalla Rete, un bel neologismo | sette quattro dice:

    […] Fonte: Lettera di un insegnante sulla didattica a distanza, in Manteblog. […]

  5. Emanuele dice:

    Mah! Adesso ci manca solo che qualcuno proponga lezioni registrate da fare quando vuole lo studente. Attenzione con le parole, specie se poi le leggono travisandole le classi politiche che hanno già devastato la scuola italiana negli ultimi 30 anni. E poi quando si parla di queste cose mi viene sempre in mente un articolo, letto anni fa, in cui veniva raccontato come nella famosa Silicon Valley le scuole vietassero i computer prima di una certa età, e gli smartphone fossero off limits per i figli dei dirigenti delle industrie tech. Sapranno qualcosa che gli altri non sanno se nel paradiso in terra della tecnologia informatica vietano gli schermi e vanno avanti a carta e penna (o matita)?

  6. Anonymous dice:

    “Mah! Adesso ci manca solo che qualcuno proponga lezioni registrate da fare quando vuole lo studente.”
    Io invece la trovo un’idea interessante, per svariati motivi:
    – non tutti imparano alla stessa maniera e alla stessa velocitá; mi sembra utile avere le lezioni registrate che puoi mettere in pausa e riguardare;
    – persone diverse sono produttive in orari diversi: personalmente, trovo che la mattina sia il mio momento migliore, ma conosco colleghi che rendono meglio alla sera;
    – nel caso di famiglie con un solo portatile o con una connessione non potente, sarebbe la soluzione ideale per far si che tutti possano seguire le lezioni;
    – stesso ragionamento per famiglie con genitori lavoratori: se i figli hanno in problema con un argomento specifico, sarebbe utile avere la possibilitá di seguire la lezione con loro e offrire supporto senza che questo sia d’intralcio alla giornata lavorativa.

    Sicuramente ci saranno anche lati negativi, ma ho seguito lezioni online “on demand” all’universitá e mi son trovata parecchio bene.

  7. Signor Smith dice:

    “Poi ci stupiamo che la gente usi la barra spaziatrice per allineare a destra.”
    Serve altro?

    P.S.: “Nel paradiso in terra della tecnologia informatica vietano gli schermi e vanno avanti a carta e penna (o matita)” Fino ad una certa età, poi, quando hai imparato “o’ meccanismo”, fai come vuoi… avere possibilità di scegliere, non essere obbligati a seguire le scelte altrui (spesso tecnologicamente analfabeti).

  8. Bandini dice:

    Bellissima lettera.
    Per fortuna ci sono insegnanti (e non sono pochi per fortuna) che riscattano l’intera classe docente.

  9. Lea dice:

    Una riflessione lucida e puntuale su una questione che sembra non interessare molti , unico elemento che invito a leggere e’ la lettera inviata dal Dirigente scolastico Dott.Versari Emilia Romagna indirixlzzata agli Studenti I Cigni neri del Covid-19.
    Che dire quando ho visto i voti ho avuto paura non sono rappresentativi di nulla.
    Si professore più duro da digerire e che anche noi abbiamo visto gli insegnanti.
    E ho capito l’importanza del mestieri l’importanza nella formazione del carattere abbiamo visto e purtroppo salvo rare eccezioni mi ha fatto male.
    Ho scelto che mia figlia fosse completamente autonoma in questa fase per misurare se stessa e questa sua nuova condizione. A 12 anni beh…. ho sentito e tenuto un diario. Ho capito che tutto è’ cambiato evoluto, mi aiuti a capire la direzione. Perché ho perso quei riferimenti che una volta erano la scuola in tutta la sua essenza.

  10. Maurizio dice:

    Bella lettera, che purtroppo trascura uno degli aspetti più negativi (in mezzo ai tanti positivi) della didattica a distanza: la maggiore difficoltà a trascinare gli ultimi. Imboscarsi è molto più facile che in aula, quei ragazzi che lo faranno spariranno e saranno probabilmente persi per sempre.

  11. Lorenzo Spallino dice:

    Bravissimi

  12. Emanuele dice:

    @Maurizio
    L’aspetto più negativo è la mancanza di confronto diretto (fisico direi) con compagni e professori, e cioè con il mondo reale.

    @Signor Smith
    Secondo quanto avevo letto, per tutte le elementari, che significa fino ai 12 anni, gli schermi erano assolutamente banditi in classe mentre gli smartphone fino ai 16 se li potevano scordare. Fai un pò il confronto con chi i questo paese propone dai 5 anni scuole informatizzate, con tablet e internet.

  13. marcell_o dice:

    La lettera è decisamente interessante e ricca di spunti.
    Le uniche cose delle quali forse non l’insegnante non tiene conto (ma non ne ha tenuto conto nessuna riforma, mai): esistono anche pessimi insegnanti ed esistono pessimi studenti che, come qualcuno qui sopra ha notato, sarebbero persi per sempre.
    Secondo me – in ogni caso – saper insegnare e saper imparare a distanza dovrebbero essere due attività essenziali nella scuola del 2020, oltre a tutto il resto

  14. Francesca Capelli dice:

    Standing ovation
    Oggi ho detto in terza liceo che tutto quello di buono e nuovo che abbiamo fatto in questi mesi non sarà perduto ma valorizzato al ritorno in classe

  15. Francesca Capelli dice:

    Emanuele: sembra che lei ignori che le lezioni a distanza non sono un capriccio, ma sono legate a un evento imprevedibile, catastrofico e fuori dal nostro controllo.

  16. Nicola dice:

    Io penso che la didattica a distanza non abbia nulla a che vedere con la scuola.
    Imparare nozioni a distanza è possibile.
    Imparare a vivere a distanza è impossibile.
    A mio parere la scuola ha la funzione primaria di insegnare ai ragazzi a rapportarsi fra di loro, in modo che da adulti tengano a mente le lezioni che la vita ha dato loro. Devono imparare che non hanno sempre ragione, che a volte ce l’hanno ma devono comunque tenersi la lingua fra i denti, che essere gentili o stronzi con gli altri porta a risultati diversi. Devono innamorarsi dei compagni, scherzare, diventare complici. Questo mi ha insegnato la scuola: stare con gli altri (o starne lontani, talvolta).

    Quasi tutto quello che so oggi (non è molto, per carità) l’ho imparato al di fuori, leggendo, approfondendo, studiando per conto mio.
    Ad oggi, se dovessi valutare solo le nozioni, la scuola superiore non mi sarebbe servita quasi a nulla… e sono stato li 6 anni! Invece la ritengo la più grande risorsa a cui ho potuto attingere nella vita. Dal lato umano non c’è stata esperienza più grande.

  17. Lettera di un insegnante sulla didattica a distanza — manteblog | Appunti dice:

    […] Lettera di un insegnante sulla didattica a distanza — manteblog […]

  18. Annamaria dice:

    Bella e importante la lettera dell’insegnante.
    Ma anche imporanti, e degne di riflessione, le osservazioni di Nicola.
    Miracolo sarebbe tenere insieme l’una e l’altra scuola.

  19. andy61 dice:

    Bellissima lettera con spunti importanti ma che poi finisce per rimettere il luce il problema principale della Scuola italiana. Ci sono molti insegnanti in gamba, preparati e che potrebbero dare molto di nel processo di crescita della Scuola e poi c’è una massa indistinta di docenti che, per mediocrità, impegno e impreparazione tengono in ostaggio il futuro dei nostri figli. Purtroppo sindacati e politica sembrano interessati solo ai secondi.

  20. Emanuele dice:

    Francesca Capelli la mia critica non riguarda la situazione di emergenza attuale ma l’idea che la didattica a distanza (e ci metto pure l’informatizzazione precoce) possa dare vantaggi rispetto alla presenza fisica. Più gli studenti, sono giovani più ritengo sia dannosa, per quanto anche a livello universitario vedo preferibile la presenza in aula e la partecipazione di gruppo, modello americano per intenderci, che dal vivo è decisamente più efficace. Poi ci saranno situazioni specifiche in cui può diventare un valido ausilio ma saranno, appunto, specifiche.

  21. Edoloz dice:

    @Nicola
    Condivido in parte il suo pensiero, credo però che la scuola debba preparare al mondo che gli studenti si troveranno, non al mondo carta penna e calamaio che non c’è più.

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