1) Ricevi molti messaggi e telefonate e mail da amici. Che ti chiedono se è tutto ok e se possono darti una mano.

2) Delle centinaia di commenti che ricevi sui social network nel giro di poche ore meno di una decina sono davvero preoccupanti. Violentissimi e quasi sempre anonimi. Minacce di morte, foto di bare di frassino piene di vermi, accenni alla tua prossima permanenza in un forno crematorio. Roba che se tu fossi un politico o il direttore di un giornale ti affiderebbero la scorta immediatamente. Invece sei un privato cittadino. Su questi pochi commenti due questioni mi paiono rilevanti. La prima è che sono oggettivamente destabilizzanti, anche se sei un adulto mediamente equilibrato. La seconda è che per esempio la capacità di contenimento dei social network di simili forme di violenza semplicemente non funziona. In un numero limitato di casi ho segnalato i commenti a Twitter (commenti come avete capito impossibili da equivocare, denunciati per di più dalla vittima e non da un passante) e dopo diversi giorni non ho avuto alcuna risposta. La seconda questione è che semplicemente non possiamo permetterlo, specie per i più fragili di noi. Le piattaforme social devono avere risorse e strutture per rispondere in tempi brevi quando serve, localizzate geograficamente. Vabbe’, lo so, lo scrivo da anni.

3) Fra le molte centinaia di commenti ricevuti ho bloccato un numero tutto sommato ridotto di elegantoni. Facciamo qualche decina, al massimo cinquanta persone in un giorno. In ogni caso un bel record. Comunque una novità per me che in passato ho bloccato su Twitter forse dieci persone in dieci anni. I criteri utilizzati sono due: offese gratuite senza altri contributi (nel senso che se mi dai del coglione e mi spieghi perché il commento lo lascio, se mi scrivi Coglione e basta ti blocco) oppure offese semi gratuite ma ripetute ossessivamente in molti commenti di seguito in una specie di delirio da tastiera pieno di bandierine e lettere maiuscole.

4) Fra le centinaia di commenti ho silenziato un sacco di gente. Ma quello lo facevo anche prima.

5) Ho dovuto imparare come si fa a bloccare la gente su Facebook, un problema che non mi ero mai posto in passato. Ho dovuto limitare la possibilità di commentare sulla mia bacheca ai miei soli amici (che poi amici non lo sono troppo visto che da sempre su FB accetto chiunque)
Ho scoperto che su messenger esiste una specie di limbo che si chiama “richieste di messaggio”.

6) Ho dovuto imparare a bloccare la gente su Instagram, visto che quando l’urgenza di insultarti è molto forte si cercheranno tutti i luoghi di rete nei quali poterla sfogare. Ora che ci penso ho anche un profilo Linkedin che non controllo mai e dopo sarà meglio che vada a vedere se mi hanno insultato anche lì.

7) Dopo tutto il casino scatenato non fai a tempo a scrivere un post di giustificazioni sul tuo blog nel quale a un certo punto dici:

Nel caso di quel tweet, ripreso da tutta la stampa di destra e da Matteo Salvini (con molte mie foto esposte perché così usualmente si fa con i bersagli da indicare), e poi dall’Ansa e poi da tutti i media, trasformando come avviene usualmente il nulla in una notizia

che subito, appena riecheggia la frase “il nulla trasformato in notizia” suona il telefono ed è Giletti che ti vuole in trasmissione.

8) Poichè l’unico interesse per il tuo tweet da parte di Salvini e, di seguito, di tutta la stampa reazionaria che lo segue ordinata come i pulcini dietro la paperella, deriva dal fatto che fai parte di una remota commissione governativa (ironia della sorte sull’odio online), scopri che la tua improvvisa e momentanea centralità sui media fanghisti preoccupa davvero Ministri e sottosegretari. I quali evidentemente considerano eventuali coinvolgimenti della loro reputazione ed altri impicci della comunicazione legati al tweet di un sostanziale estraneo come una questione davvero seria alla quale dedicare tempo. Detto in altre parole e fuori dall’ironia che mi riguarda: polarizzare la comunicazione escogitando ogni giorno un caso per attaccare l’opposizione è diventata una pratica di contrapposizione politica usuale. Ed è usuale perché l’avversario se ne preoccupa davvero. E benché Libero, Il Giornale, Dagospia, il Tempo, i siti sovranisti, i bandierini su Twitter e chissà quante altre strutture comunicative più o meno asservite macinino cretinate irrilevanti ogni santo giorno, quelle cretinate funzionano. E non sono più – da tempo – patrimonio e strategia di una sola parte politica. Detto in altre parole la politica nazionale tutta si occupa per molte ore al giorno di questioni irrilevanti che attengono all’ego dei singoli politici molto di più che a qualsiasi altra cosa.

9) Se tua figlia fa l’avvocato in un grande studio legale ti proporrà da subito di fare causa a tutti. Del resto te ne sei accorto, là fuori in rete è pieno di poveretti che ti diffamano e ti offendono e ti minacciano in assoluta trasparenza, utilizzando il loro nome e cognome. Non lo farò, anche se nel caso di alcuni politici di destra che mi hanno dedicato attenzioni in rete per poter finire sulle agenzie accanto al loro capo potrei forse fare un’eccezione. Di sicuro essere masticati dalla propaganda di Salvini potrebbe rendere ricco chiunque. Una lettera del tuo legale a decine di persone costrette a realizzare improvvisamente che Internet è come il mondo e sei a posto.

10) Non sono mai stato razzista e mai lo diventerò anche se avete fatto di tutto per suggerirmelo. Del resto ho molti amici lombardi.

Un commento a “10 cose che accadono quando Salvini parla di te”

  1. Un pezzo del puzzle – O? B??????? dice:

    […] del passaparola o forse soltanto per come funziona l’algoritmo di quel social-network, Matteo Salvini si accorge di te.A quel punto ti sputtana davanti ai suoi milioni di seguaci sui social, i soliti giornali di destra […]