Due domande sono ormai ricorrenti fra le persone normali appassionate di politica.

Come è stato possibile?
Cosa succederà ora?

Lo scenario è quello che Alessandro Gilioli ha descritto sinteticamente in un post su FB qualche giorno fa.
Ulteriore sintesi. Viviamo tempi inediti, nei quali la classe politica ha raggiunto livelli di mediocrità mai riconosciuti in passato. Il cretino – per utilizzare un’abusata figura retorica di F&L – non solo prevale ma ha del tutto sbaragliato ogni concorrenza.

Come è stato possibile?

Affronto al volo la prima possibile (e ragionevole) contestazione. Quella solita, secondo la quale, dentro la profondità delle cose, nulla sia cambiato (cfr. erano cretini uguale anche prima). Il livello dei nostri politici sarebbe così sempre rimasto il medesimo mentre si andavano moltiplicando le armi di esposizione di massa della loro insulsaggine. Acconsento, anche se solo in parte: quando la comunicazione era più rarefatta (cfr. prima di Internet) mimetizzarsi era più semplice e poiché l’intelligenza è un gene multiforme era possibile che fra i molti talenti possibili, capaci di fare emergere le persone, ci fosse anche quello di saper dosare la propria visibilità essendo consci dei propri limiti. È anch’essa una piccola forma di intelligenza laterale: conoscere e saper nascondere i propri difetti.

(Parlo per esperienza personale, voi che state leggendo questo testo siete la prova vivente della pur limitata efficacia di una simile strategia)

Il corollario necessario a tutto questo sarebbe però rendersi conto che no, non basta. Conoscere la propria modestia non dovrebbe essere sufficiente a sbaragliare la concorrenza di quelli bravi (cfr. non comprate i miei libri). Ulteriore cifrario: “e sputatemi addosso”.





In ogni caso la prima complicazione che ci troveremo di fronte sarà quella provinciale. Noi siamo abituati, per antico vezzo o naturalistica propensione, ad occuparci prevalentemente di ciò che abbiamo intorno. Lo siamo talmente tanto che dichiararsi provinciale è sbandierato da molti – da me per primo – come il più autentico dei valori.

Così se desidereremo applicare il nostro occhio provinciale all’analisi della mediocrità diffusa della politica, i reperti a nostra disposizione, saranno numerosi e indiscutibili. Li conosciamo tutti e li abbiamo elencati mille volte. Il leghismo padano prima e il grillismo pandemico poi, la retorica del politico come noi (cfr. scemo come noi) e quella dell’uno vale uno. La graduale diffusione a macchia d’olio del populismo e della demagogia come unica moneta di scambio non più solo per il fronte dell’uomo qualunque di Guglielmo Giannini ma per qualsiasi (cfr. qualsiasi) schieramento politico di destra, di centro o di sinistra. Uno svilimento graduale impossibile da non riconoscere.

Appena però decideremo di alzare lo sguardo dal nostro piccolo spicchio di mondo ecco comparire immediatamente Donald Trump e Boris Johnson, Bolsonaro e Orban a ricordarci, banalmente, che non può essere un caso. Che esisteranno, dovranno per forza esistere, motivazioni non provinciali che spieghino una simile sincronia di fessi al comando alle più varie latitudini.

Mentre sospetto, silenziosamente e senza dirlo troppo, che in tutto questo Internet abbia avuto un ruolo (cfr. un terribile ruolo) torno ad osservare il mio giardino.

Da dove nasce Francesco Boccia? Come si è materializzato Luigi Di Maio? Da quale imperfezione della matrice esce Matteo Salvini? E per riferirsi invece al passato remoto che non passa, come è possibile essere ancora sottoposti alle metafore agricole di Pier Luigi Bersani, ai sapienti consigli di Massimo D’Alema, alle boutade di Cirino Pomicino? E per ricordare invece il passato prossimo che ancora alimenta i nostri incubi, in quale universo Giorgia Meloni ha un elettorato? Chi continua a votare un battutista regionale come Vincenzo De Luca? Chi – aggiungo io per puro autolesionismo – potrà credere ancora ad una sola parola di Matteo Renzi avendole lui ormai dichiarate tutte? Chi porta ai vertici sindacali in un momento di enormi cambiamenti un personaggio come Maurizio Landini?

L’occhio provinciale rivolto alla nostra politica, specie se hai più di quarant’anni è davvero uno sguardo a perdita d’occhio sulle macerie, ed è un occhio malinconico perché sa che quelle macerie sono la somma delle sue aspirazioni e delle sue mancanze.

E anche la risposta ovvia sul fatto che tutto questo sia colpa nostra (cfr. è davvero molto colpa nostra) non sarà sufficiente e non chiuderà nessun cerchio, visto che nessun cerchio può essere chiuso senza immaginare una strategia per uscirne fuori in qualche modo.

Cosa succederà ora?

Serve un canestro. Possibilmente grande. Dentro quel canestro andranno aggiunte minuziosamente tutte le parole che la politica è in grado di produrre oggi. Quando sarà ricolmo, e basterà pochissimo per farlo traboccare perché le parole (cfr. comprese queste) sono l’unica cosa che non sappiamo farci mancare, occorrerà chiuderlo a chiave in un posto sicuro e possibilmente dimenticarlo.

L’unica politica possibile in mezzo alle macerie è quella che saprà investire sulla cultura delle persone. Tutto il resto, fra le macerie, non conta o conta meno. L’unica politica possibile oggi sarà mandare i nostri figli a scuola. Investire sulle loro capacità di ricostruttori, esattamente come hanno fatto i padri dei nostri padri dopo la guerra mondiale. Allora era più semplice: le macerie erano reali e sotto gli occhi di tutti. Oggi le macerie sono dentro la matrice, mimetizzate dentro i SUV parcheggiati sul marciapiede, nelle parole di un arringatore di successo in TV, nei gesti e negli sguardi di chi incroceremo per strada. Nelle parole vacue della nostra politica tutta uguale.

Serve più cultura in questo Paese con pochi laureati, quegli stessi laureati che lo stesso restano senza lavoro anche dopo la laurea. Tutto il resto serve meno. Solo quel brivido silenzioso di chi, a un certo punto riconosce il mondo e lo distingue con chiarezza, giusto all’ultimo istante, subito prima che tutto si sia definitivamente trasformato in un gigantesco LuigiDiMaio o in un enorme MaurizioLandini o in un incalcolabile MatteoSalvini.

Quel brivido non sarà figlio del caso o delle nostre intuizioni, sarà il figlio di quello che avremo studiato e di quello che avremo pazientemente compreso. E l’unica politica che oggi ha un senso dovrà occuparsi di questo. Non è un caso che nessuno se ne occupi e che la domanda “cosa succederà?” abbia al momento come unica risposta possibile che quello che succederà è che tutto si trasformerà in un gigantesco LuigiDiMaio.

A meno che non sbuchi da dietro un angolo qualcuno sufficientemente disperato da mandarci tutti a scuola, perché solo così potremo salvarci e poi pazientemente ricominciare a progettare tutto il resto.


p.s. questo post doveva intitolarsi “Cifrario” (cfr. poi ho pensato che non si capiva).

12 commenti a “Un gigantesco LuigiDiMaio”

  1. Zucchino dice:

    Mi chiedo cosa l’autore imputa a Maurizio Landini per farlo finire in questo calderone di fessi e fascisti.

  2. Larry dice:

    La spiegazione che io mi do, è che in un sistema privo di retroazione trionfa l’entropia.
    Siamo partiti dal dopoguerra con politici eccezionali, il frutto di una generazione forgiata da fame e guerra, che quindi prendevano la politica molto seriamente.
    Progressivamente hanno iniziato tutti a rammollirsi e a fare cose sub-ottime.In un sistema in retroazione questo avrebbe immediatamente causato la sostituzione degli ingranaggi più deboli, e i problemi causati (ancora piccoli) sarebbero stati immediatamente risolti. Questo non è avvenuto. Reitera questo ciclo garbage in-garbage out per quarant’anni, ed eccoci alla situazione attuale.
    Poi ci sono stati senz’altro degli eventi storici che hanno contribuito al problema (la guerra fredda che ha “cristallizzato” la politica per mezzo secolo, Tangentopoli, il berlusconismo…) ma credo che siano stati solo dei catalizzatori e non la causa prima. Ritengo che anche oggi ci sarebbero altrettante persone valide di quante ce n’erano nel dopoguerra; il problema è che non esiste nessun criterio quantitativo, meritocratico per farle avanzare in politica. Quindi prevale l’entropia, ossia il cretino.

  3. Signor Smith dice:

    Cito: “L’unica politica possibile oggi sarà mandare i nostri figli a scuola” Vero. Ma quale scuola? Esiste, oggi, UNA scuola? Secondo me esistono “molte” scuole, alcune ottime, alcune buone, molte inutili. Basta chiedere a chi insegna al primo anno di università cosa pensa del livello medio delle matricole… (e non tutti vanno all’università). Bisognerebbe cercare di restituire prestigio alla scuola e restituire un rilievo (anche sociale) a chi insegna, con miglioramenti salariali per chi è un bravo insegnante e l’esclusione di chi non lo è. Ma chi giudica? Con quale metro di valutazione? Se si ritiene inaccettabile – cronaca di questi giorni – un test “a crocette”, che è un sistema di valutazione “asettico”… come si risolve il problema?

  4. Emanuele dice:

    “Poi ci sono stati senz’altro degli eventi storici che hanno contribuito al problema (la guerra fredda che ha “cristallizzato” la politica per mezzo secolo, Tangentopoli”

    La situazione in Italia era particolare perché avevamo il più grande partito comunista occidentale e questo ha bloccato dalla nascita la possibilità di arrivare a un sistema politico compiuto. Gli USA e in sub ordine gli inglesi non avrebbero mai permesso al PCI di andare al governo, per ovvi motivi, la conseguenza è stata che dall’altra parte ne è derivato il “rammollimento”. Ma il colpo di grazia è stato tangentopoli che ha demolito il sistema partitico che era anche la scuola da cui uscivano i politici.
    Berlusconi è stata una conseguenza, sceso in politica per evitare che andasse al governo la sinistra fresca erede del PCI.
    Che non c’entra quasi più niente con la sinistra di oggi, tra l’altro.

  5. Edoloz dice:

    Clap Clap…

    @larry: per me hai centrato perfettamente il punto. Non che non ci fossero imbecilli prima, ma diciamo che la percentuale era nettamente inferiore.
    Servirebbe terribilmente una classe politica che sta alla politica come Piero Angela alla scienza

  6. Marco dice:

    Caro Massimo, Lei dice le cose che io penso ma le dice meglio. Cosi anch’io faccio più chiarezza in me e mi sento meno solo.
    Grazie

  7. Annamaria dice:

    Fuori Maurizio Landini, dentro Matteo Renzi, per piacere.
    Bene tutto il resto.

  8. andy61 dice:

    Mi pare il destino ineluttabile di una cultura che aborre il merito, che non accetta alcuna forma di valutazione e trasforma le opinioni in fatti. Siamo il paese con 60.000.000 di CT della Nazionale, 60.000.000 di Premier e 60.000.000 di virologi, ovvio che poi vincano i mediocri perché l’elettore non vuole sentirsi inferiore; vuole poter dire che chi comanda non capisce nulla e allora i Boccia, i Di Maio, le Azzolina o le Castelli lo aiutano a restare nella confort zone.

  9. Giancarlo dice:

    Scusi, Mantellini, lei appartiene – secondo me – alla categoria dei “non cretini”. Non capisco, pertanto, il motivo del suo cerchiobottismo quando cita D’Alema, Bersani e Landini i quali, a confronto con gli altri soggetti citati nel post, meritano un posto nell’empireo della politica e del sindacalismo.
    In particolare, più degli altri, non mi spiego il suo livore contro Landini. Probabilmente lei appartiene a quella stragrande maggioranza dei cittadini del mondo che non hanno mai saputo/capito cosa fosse il sindacalismo, non lo sanno/capiscono e mai lo sapranno/capiranno. Landini. Lei non sa chi sia Landini.
    Cordiali saluti.

  10. Carlo dice:

    Mantellini cita politici (tanti e anche stranieri, alcuni secondo me non meritevoli di stare in questa lista) e sindacalisti (uno solo per la verità) ma omette due altre categorie che hanno dato il loro grande contributo alla situazione attuale. Dove sono gli intellettuali? Chi sono? Cosa propongono? Hanno ancora qualcosa da dire? E i giornalisti?

  11. Carolus dice:

    Mantellini cita politici (tanti e anche stranieri, alcuni secondo me non meritevoli di stare in questa lista) e sindacalisti (uno solo per la verità) ma omette due altre categorie che hanno dato il loro grande contributo alla situazione attuale. Dove sono gli intellettuali? Chi sono? Cosa propongono? Hanno ancora qualcosa da dire? E i giornalisti?

  12. Palmina dice:

    Il livore contro Maurizio Landini rovina davvero tutto il post per altri versi condivisibile. Maurizio Landini ha cominciato a sporcarsi le mani in fabbrica quando era poco più che bambino ed ha cominciato subito a combattere per i diritti suoi e dei suoi compagni che è quello che il sindacato fa. Nel sindacato è cresciuto anche culturalmente mantenendo fede ai valori e principi che avevano guidato i suoi primi passi. Certo Landini non è laureato e nemmeno diplomato e non ha mai vantato titoli che non ha. Però si è è preparato per fare quello che un sindacalista deve fare: difendere i diritti dei lavoratori, meglio di quanto abbiano fatto suoi predecessori magari laureati.

    È singolare che nell’elenco dei “cretini” non compaia per esempio uno come Renzi: forse che l’elenco è stilato in base a titoli accademici?

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