Mi ha telefonato il datore di lavoro del papà di un compagno di classe di Irma, seconda elementare. Sono rappresentante di classe e mi ha telefonato per chiedermi se riesco a spedire i compiti in un formato più stampabile perché lui non riesce. Perché è lui, questo imprenditore di una piccola azienda emiliana, che stampa i compiti e li dà al papà che li dà al figlio.

Questa frase, tratta da un post su Facebook di Eloisa di Rocco, tocca il centro esatto della questione della scuola italiana durante il blocco delle lezioni per il coronavirus. E il centro della questione, la storia di un bambino delle elementari che non ha una stampante e non ha un computer o un cellulare sul quale ricevere i compiti scolastici, è un puntino piccolissimo del quale sarà semplice dimenticarsi: la scuola è insostituibile e il digital divide è una forma di diseguaglianza che riguarda, prima di tutto, i più deboli.


(continua su Internazionale)

4 commenti a “Il divario digitale è una zavorra per l’Italia”

  1. Isa dice:

    Grazie, Mante, finalmente il pezzo che volevo leggere sull’argomento (mentre ascolto sconsolata la vocetta di mia figlia, 5^ elementare, un Macbook Pro e la fibra in casa, insomma una fortunata, ripetere da un’ora e mezza “Luigino si vede ma non si sente”, “Giulietta si sente ma non si vede”, “Mariuccio ha finito i giga del telefono di suo papà” e via digitaldivariando).
    Un unico minuscolo appunto, da traduttrice, sulla locuzione “digital literacy”: non mi pare abbia nulla di difficile, se literacy è l’alfabetismo in tutte le sue forme (come illiteracy è l’analfabetismo in tutte le sue forme). Semplicemente, alfabetismo digitale. E perché no, divario digitale. È solo che in inglese, chissà perché, ci sembra sempre meglio. (Grazie, Mante.)

  2. Isa dice:

    (Me la sono suonata, quindi mi pare giusto anche cantarmela: sì, infatti divario digitale per digital divide è nel titolo, mi ero incollata sul testo. Scusa.)

  3. massimo mantellini dice:

    @isa in realtà la traduzione italiana utilizzata nell’ultimo decennio è stata sempre “alfabetizzazione digitale” che è un termine che ho sempre trovato insopportabile ;)

  4. Isa dice:

    @massimo, “alfabetizzazione digitale” è non solo un’espressione talmente goffa da essere difficile da sopportare, ma anche scorretta (ci sarà lo zampino dei soliti giornalisti convinti di sapere l’inglese, quelli secondo cui “recovery” significa “ricovero”), dato che l’alfabetizzazione e l’alfabetismo sono due cose diverse–banalmente, la prima è causa e la seconda effetto. Obiettavo solo che “digital literacy” non presenta reali difficoltà di traduzione. Andiamo con “competenza”? ;) (Bello il video dell’ultimo post, grazie anche per quello)

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