03
Mar

La carbonizzazione delle specie vegetali superiori, la combustione incessante di tutte le sostanza combustibili è ciò che dà impulso alla nostra espansione sulla Terra. Dalla prima torcia a vento sino alle lanterne a riflettore del Settecento e dalla luce di quelle lanterne sino al pallido scintillio delle lampade ad arco sulle autostrade del Belgio, tutto è combustione, e la combustione è il principio intrinseco di qualsiasi oggetto da noi prodotto. La fabbricazione di un amo, la fattura di una tazza di porcellana e la produzione di un programma televisivo si basano, in ultima analisi, su un eguale processo di combustione. Le macchine da noi ideate hanno, al pari dei nostri corpi e del nostro anelito, un cuore che brucia lentamente. L’intera civiltà umana non è stata altro, sin dall’inizio, che un ardere senza fiamma, d’ora in ora più intenso, di cui nessuno sa quanto potrà crescere e quando comincerà a declinare. Per il momento le nostre città continuano a essere illuminate, i fuochi vanno ancora estendendosi. In Italia, Francia e Spagna, in Ungheria, Polonia e Lituania, in Canada e in California i boschi bruciano durante l’estate, per non parlare degli immensi incendi ai Tropici che non si riescono mai a spegnere del tutto. In Grecia, su un isola che all’inizio del Novecento era ancora coperta di foreste, ho constatato di persona qualche anno fa con quale rapidità la vegetazione riarsa diventi preda delle fiamme. Mi trovavo allora sul ciglio della strada, un po’ fuori dalla città di mare dove soggiornavo, in mezzo a un gruppo di uomini sovraeccitati, alle nostre spalle la notte buia e davanti a noi, sul fondo di una gola, il fuoco che correva, saltava, già veniva sospinto dal vento su per i ripidi pendii. E non dimenticherò mai come gli arbusti di ginepro, che si drizzavano scuri nel riflesso della fiamma, avvampassero uno dopo l’altro, quando le prime lingue di fuoco li lambivano, con un colpo sordo simile a un’esplosione, quasi fossero una miccia, per ricadere all’istante su di sé in una silenziosa cascata di scintille.


W.G. Sebald Gli anelli di Saturno


3 commenti a “Combustione”

  1. Pierluigi Rossi dice:

    Conoscevo Sebald solo di nome, oggi, dopo questa citazione, mi sono “imprestato” (faccio il bibliotecario) “Gli emigrati” (ma mi sono già messo da parte anche “Gli anelli di Saturno” e “Storia naturale della distruzione”). Sono troppo vulnerabile agli stimoli letterari.

  2. Pierluigi Rossi dice:

    Questa citazione mi ha fatto curioso di Sebald, e adesso sto leggendo “Gli emigrati”. Bellissima scoperta.

  3. Pierluigi Rossi dice:

    Preciso, benché sia certo che non freghi niente a nessuno di questa precisazione, che il primo commento l’ho creduto perso nel profondo buio internettiano – perciò ne ho scritto un secondo, più sintetico, sempre per ringraziare dell’input.

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