La lettera di precisazioni pubblicata ieri sera da Samantha Cristoforetti dopo la solita gazzarra mediatica, i retroscena inventati e le sciocchezze palesi scritte dai giornali sul suo addio all’Aeronautica Militare, ha un merito che andrebbe sottolineato. Un merito perfino superiore a quello di aver ridotto a più miti consigli le solte bugie acchiappaclick che i giornali confezionano in serie ogni giorno.

Le precisazioni dell’astronauta italiana individuano e difendono anche uno spazio che tutti noi sembriamo aver perduto. Lo fa quando scrive:


“In schiettezza e reciproca cordialità, senza alcuna polemica. Speravo anche con discrezione ma su questo nulla ho potuto”.


Ecco il punto per me rilevante. Nulla ha potuto Cristoforetti e nulla possiamo noi contro la società che spia dal buco della serratura, che si perde in continue congetture e che rivendica tale attività come plausibile, utile o perfino degna di stima in quanto tutela democratica.

La discrezione è morta e con lei molti spazi di intelligenza e decenza che essa stessa era in grado di difendere. È morta per ragioni meramente tecniche, per la grande disponibilità di strumenti tecnologici di registrazione e archivio, ed è morta soprattutto per ragioni culturali. Trionfa da anni un pensiero elementare e stupido sulla trasparenza come garanzia di verità e senso delle cose. La medesima deriva culturale che rende plausibile le telecamere negli asili dei nostri figli, che mitizza la sorveglianza nelle strade delle città, che invoca lo streaming video per i politici o un’idea di esposizione di sé sui social lnetwork come segno tangibile e univoco della propria verità di personaggio pubblico.

È invece una politica piena di doppiezza quella che finge di eliminare la discrezione come scelta di garanzia per i cittadini (o dell’informazione che rivendica il diritto di scrivere qualsiasi stupidaggine navigando a caso fra invenzioni e bugie per rispetto ai lettori), una politica che invece, come in ogni regime, palese o celato, sfrutta l’occhio elettronico o i retroscena opportunamente diffusi per controllare i cittadini e indirizzarne le convinzioni.

La cattedrale di cristallo, lo ripetiamo da sempre senza stancarci, è una metafora reazionaria.


5 commenti a “Cristoforetti e la cattedrale di cristallo”

  1. pino dice:

    lei che ne ha le capacità, scrive due righe sull’ennesimo fallimento del sistema italiano? l’italia, impiega enormi risorse per creare e formare menti illustri, e quando c’è da raccogliere i frutti, le perde. praticamente gli atri beneficiano dei frutti dei ns investimenti.

  2. Luciana Papini dice:

    Ho letto le precisazioni di Samantha Cristofoletti e il suo post a commento. E mi sento arrabbiata e umiliata e impotente di fronte ai media che mi “informano” disinformandomi. Avevo letto delle dimissioni della Cristofoletti dal corpo dell’aeronautica e la notizia, come era porta, aveva una connotazione negativa. Ora leggo le sue precisazioni e ne capisco i motivi in tutt’altra prospettiva. Mi dispiace dover dare ragione a mio figlio che sostiene che tutta l’informazione di tutti i media è superficiale e menzognera. Ho trovato questo blog da un suo articolo sul post. Mi riprometto di seguirla con più attenzione

  3. deid00 dice:

    “La cattedrale di cristallo, lo ripetiamo da sempre senza stancarci, è una metafora reazionaria.”

    Ma sempre meno cittadini sono d’accordo.

  4. Emanuele (l'altro) dice:

    Al grido di “non ho niente da nascondere”.

  5. Giampaolo dice:

    E non è questione di GDPR… Dici bene Massimo: riservatezza e, aggiungo io, rispetto per le persone.

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