Questa mattina ho cancellato un tweet perché mi sono accorto che faceva il gioco del nemico. Il nemico è il vizio ormai diffusissimo di essere opachi e mimetici, di dire le cose senza dirle, di aggiungere un sorrisino per mostrare il proprio sarcasmo. Il contrario di tutto questo è provare ad essere onesti: il tentativo, piccolo e marginale, di aggiungere commenti e punti di vista alla discussione generale (in questo caso la discussione politica italiana) che siano di parte ma onesti. Uno sport con pochissimi praticanti.

Nel tweet cancellato commentavo l’intervento di Marco Damilano, direttore de L’Espresso, all’inizio di Propaganda Live, programma TV che amo molto, fatto bene, scritto da amici, ecc ecc: in quel tweet impulsivamente segnalavo il fatto che Damilano citasse la notizia (qui e anche nell’embed qui sopra dal minuto 6.05) de La Stampa su un presunto incontro Salvini-Renzi senza occuparsi della successiva smentita degli interessati. In realtà sbagliavo, Damilano unisce la notizia ad un’altra sui figli di Berlusconi e poi alla fine (min. 6.40) trenta secondi dopo, afferma chiaramente che le due notizie sono state smentite. Io, per mia colpa, non avevo sentito, probabilmente perché ero impegnato a scrivere il tweet. A margine: lo capite il delirio e la pericolosità di Twitter vero?

Appena un paio di commentatori mi hanno fatto notare che Damilano aveva effettivamente infine citato le smentite, forse due minuti dopo ho fatto un secondo tweet nel quale ammettevo l’errore. Poi però questa mattina accorgendomi che moltissime persone citavano il tweet originale come se fosse vero ho deciso di cancellarlo. C’è in giro già abbastanza spazzatura.

I media italiani sono pieni di notizie false. Sono pieni di “si dice”. Qualsiasi venticello malevolo finisce immediatamente in prima pagina senza alcun controllo. I titoli dei quotidiani ormai dicono cose diverse dai contenuti dell’articolo sotto. Occorre dire che si tratta di un metodo. E che si tratta di un metodo disonesto. E che lo frequentano quasi tutti.

L’etica giornalistica prevederebbe che perfino una notizia che sai essere vera non debba essere pubblicata se non ne hai le prove. Non basta dire che l’ha pubblicata un altro. E una volta che una notizia è stata smentita dagli interessati quella notizia andrebbe citata in TV solo quando si hanno prove che sia vera. Specificando le prove. E se non le hai occorrerebbe stare zitti. Damilano ha fatto di peggio: l’ha raccontata come vera, come pacifica e molto plausibile, in un tripudio di sorrisini di compiacimento, e poi solo alla fine ha detto che era stata smentita.

Ecco, semplicemente non si fa così.

Tutto il giornalismo italiano è così. È bassa portineria. L’attenzione non tanto all’impossibile verità ma ad una più raggiungibile deontologia è ai minimi storici. Qualche sfigato, nel frattempo, prova da semplice cittadino ad essere onesto su Twitter pensando che così, poco alla volta, aiutino dopo aiutino, perfino il giornalismo italiano possa riprendersi almeno un po’.


6 commenti a “Essere onesti su Twitter”

  1. alessandro dice:

    A margine: lo capite il delirio e la pericolosità di Twitter vero?

    da almeno qualche anno
    come quelli che twittano 10 volte al gg su tutto contro tutto

    presenti inclusi

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    L’avevo scritto proprio qui anni fa.
    La pericolosità oggi è nel fatto che la pubblicazione è immediata e con gli smartphone si può scrivere in qualsiasi momento.
    Le conseguenze sono che tanti scrivono senza ragionare, magari in momenti in cui dovrebbero evitare di farlo perché arrabbiati o sotto stress.
    Quando collegarsi a internet richiedeva un pc con modem e abbonamenti pagati a tempo questi pericoli sostanzialmente non c’erano, chi voleva insultare o trollare sceglieva di farlo scientemente. Oggi la situazione è molto diversa perché tantissime cose vengono scritte sull’emozione del momento con tutti i rischi conseguenti.
    Per i giornali il discorso diverso, si chiama “devo arrivare prima io”.
    Per il caso di Mantellini sono un po’ stupito: anche una persona come lei, che pure studia queste dinamiche, finisce vittima del meccanismo che impedisce di leggere o ascoltare tutto quello che viene detto prima di intervenire.
    Mi viene da paragonarlo alle discussioni nei talk show, dove non si finisce di articolare un pensiero che già si viene aggrediti dagli altri ospiti, o, pure peggio, dal conduttore.
    Tra parentesi, se capita a lei che nella comunicazione vive da anni, può capire i rischi che corre il pinco pallino qualsiasi, per esempio di finire sulla gogna o querelato per qualcosa scritta impulsivamente.

  3. Pierluigi Rossi dice:

    Il programma, però, che per quel poco che ho visto anche a me piace, mi sembra molto anche (sottolineo l'”anche”) un luogo di cazzeggio, e forse dalla Gruber, per esempio, una cosa così, Damilano non l’avrebbe detta.

  4. emilius dice:

    Concordo col sig. Rossi.
    A me sembra di capire che Damilano stesse ragionando sulla possibile fine del governo, e a quel proposito avesse citato le due notizie e le relative smentite in quanto eventi collegabili appunto a un’ipotetica crisi di governo.

  5. Federico dice:

    Ma quindi aveva ragione D’Alema quando disse che Damilano “ripete a pappagallo” ed è un “conservatore di leggende del passato […] filtrate attraverso un’opera di distorsione” [per esempio su chi ha fatto cadere il governo Prodi I o fatto fallire la legge sul conflitto d’interessi, o sulla Lega “costola della sinistra”]?
    https://youtu.be/8TENlLtCkVA?t=1025

  6. Andreas dice:

    e buttar via i social? non sarebbe meglio? una soluzione c’è: far pagare ogni connessione, ogni riga scritta, tornare ai tempi di Agorà telematica… Io sarò scemo, ma sono uscito da FB dopo due settimane e da Twitter dopo una.

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