La foto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a colloquio con gli operai dell’ex Ilva di Taranto è una classica foto double face. Guardandola potremmo farci convincere dalla teatralità positiva del gesto (lo ha fatto per esempio Dario di Vico su Twitter e in maniera piuttosto imbarazzante lo ha urlato il Fatto Quotidiano nella sua prima pagina), aderendo così al racconto di un gesto di simpatia, vicinanza e ascolto inedito per una così alta carica dello Stato, oppure potremo preferirgli la meno nobile interpretazione di quel gesto e della sua iconografia come una banale e un po’ cinica photo opportunity con Conte adeguatamente schierato in atteggiamento non convenzionale. Senza cravatta, senza vezzoso fazzolettino nel taschino, amichevolmente appoggiato alla scrivania, in un gesto di casualità e vicinanza che sta a significare: siamo fra di noi, mi appoggio dove capita.

 


 

È forse interessante notare che in entrambi i casi la sostanza degli eventi è destinata a non modificarsi di un millimetro. Sia che Conte abbia scelto il bagno di folla operaia per autentica partecipazione sia che sia sceso a Taranto a recitare una parte nella sua quotidiana cura del proprio personaggio pubblico l’anima del problema Ilva non verrà sfiorata. Politicamente parlando è forse più rilevante la dichiarazione di sostanziale inettitudine che Conte è andato a consegnare ai tarantini di persona, non che loro non se ne fossero accorti, immagino, quando ha dichiarato di non avere una soluzione. Una frase di grande potenza e altrettanta sconsideratezza, data la quantità gigantesca di scelte, contrapposizioni, discussioni pubbliche, dietrofront, annunci di fine crisi ecc che si sono succedute non solo ai tempi di Calenda ma anche – e ormai quasi soprattutto – durante il governo Conte 1 (con cravatta) e quello Conte 2 (senza cravatta)

È come se da tempo gli atti politici e la recita della politica si fossero divaricati in maniera definitiva. Chi volesse provare, con inutile puntiglio, a riavvicinare le parole delle dirette facebook, quelle dei tweet, quelle urlate in TV, quelle scritte su ogni strapuntino, con le decisioni infine davvero prese attraverso atti governativi, gazzette ufficiali e decreti legge, si troverebbe in grande disagio per la distanza che li separa e per il silenzio potentissimo che da un lato circonda i fatti, comunque impossibili da sincronizzare con le troppe parole, le troppe foto le troppe presenza in Tv o in ilari programmi radiofonici.

Oggi molti politici sono convinti della centralità della propria visibilità: molti di loro probabilmente pensano che la visibilità sia politica essa stessa e che tutto il resto, una volta guadagnato il centro dell’attenzione pubblica, sia invece banale e ordinaria amministrazione. Prima di accorgersi, fragorosamente, che è l’esatto contrario: che la visibilità è un giochetto miserabile che chiunque – perfino i più mediocri fra noi – potranno provare a orientare, mentre la complessità delle decisioni politiche, il bilanciamento degli interessi, la mediazioni fra posizioni diverse è faccenda ben più seria. Che non dipenderà né dal nostro precipitarci a Taranto a rendere omaggio agli operai, ai quali si è fatto più o meno consciamente del male negli ultimi anni, pur con autentico e un po’ farabutto trasporto sentimentale, né eventualmente dal provare a sfruttare la tragedia lavorativa di migliaia di persone sfilandosi la cravatta e sedendosi apposta su una scrivania con atteggiamento non convenzionale. In attesa che domani Il Fatto Quotidiano tragga da quella posa del sovrano senza trono fortunatissimi presagi.

Se la politica fosse questo ci basterebbero degli attori. E in fondo è un po’ un peccato, perché di attori bravi ne avremmo di bravissimi.

5 commenti a “Gli attori della politica”

  1. andrea dolci dice:

    Parafrasando un vecchio detto… “Sotto la pochette, niente“.
    Purtroppo è la Politica che va per la
    maggiore: social, “bestie”, house organ mascherati come il Fatto e tutto ciò che fa narrazione.

  2. Andrea Sacchini dice:

    Analisi condivisibile. Mi limito solo a una considerazione. Siamo abituati da sempre a politici che, di fronte a qualsiasi dramma sociale, con la sicumera idiota che li contraddistingue hanno sempre una soluzione (bisogna fare così, bisogna fare cosà, il governo farà così, il governo risolverà ecc.). Sempre.
    Per la prima volta, indipendentemente dalla finalità più meno propagandistica di quella trasferta a Taranto di Conte, un politico si butta in mezzo a quel dramma e a quelle persone dicendo loro con umiltà di non avere soluzioni. Pur non nutrendo alcuna simpatia né fiducia in Conte e nel governo che guida, io l’ho apprezzato.

  3. Larry dice:

    @Andrea Sacchini: Io invece trovo molto preoccupante che ci siamo ridotti a valutare la sincerità (reale o simulata poco importa) come bene succedaneo della competenza.

  4. Erasmo dice:

    Ho attivato la funzione “trova nella pagina” di Firefox. Cercavo, fiducioso, la parola “magistratura”. Purtroppo, anche prima di finire la parola, si è sentito uno di quegli spiacevoli “bong”, e lo spezzone di parola è diventato rosa.

  5. Dolly dice:

    Ma tutte le foto sono double face. Anzi multiple face, dipende da chi le guarda. La foto di Salvini che si fa un selfie con una anziana signora è indice di di demenza senile da parte della sventurata o di sincero sentimento democratico da parte dell’uomo del destino?
    La foto di Berlinguer in braccio a Benigni può essere un ricordo affettuoso o ridicolo, se vista da sinistra o da destra.

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