Vivo in una “regione rossa” da quando sono nato. Meglio che altrove direte voi. Meglio che altrove, dico io.

Le regioni rosse hanno un vizio originale impossibile da nascondere. Tutti se ne accorgono prima o dopo. E questo vizio è che sono rosse da troppo tempo. Insistentemente, ostinatamente. Da un certo punto di vista le regioni rosse sono un regime ogni volta rinnovato dal voto dei suoi cittadini. Attorno al consenso popolare si è costituita una fitta rete di relazioni che assomiglia molto a un club privato.

Prima o poi – direte voi – questo circolo vizioso dovrà essere interrotto. Da qualcosa o da qualcuno – direte voi: e questo per ragioni, diciamo così, naturali. Lo dico anch’io.

Da qualche anno a questa parte questa vaga idea di cambiamento è andata concretizzandosi un po’. I cittadini nelle regioni rosse, a un certo punto, non essendo comparsa all’orizzonte negli ultimi decenni un’opzione migliore, hanno preferito votare chiunque altro (prima i grillini, ora i leghisti) al posto di quelli che sono al potere da sessant’anni. Un po’ stupido, data la qualità del materiale umano disponibile, ma piuttosto naturale.

Così alle ultime elezioni comunali da queste parti, nelle cittadine romagnole meglio gestite (Cesena, Ravenna) “i rossi” hanno resistito, seppur a fatica: nei comuni dell’Appennino e a Forlì, dove le ultime amministrazioni hanno raggiunto picchi di mediocrità molto rilevanti e la città è affondata con loro, hanno vinto gli altri. Piuttosto naturale pure questo.

Sullo sfondo, che è anche quello delle elezioni regionali in Umbria e delle prossime elezioni in Emilia Romagna, resta il macigno di questa fitta rete di connivenze che decenni di amministrazione sempre uguale hanno costruito. È un ecosistema che tutti conoscono, che dirige, ordina e dice la sua su tutto: dalla sanità agli appalti, dalle fondazioni bancarie alle assunzioni nella PA. In Emilia Romagna come – credo – in Umbria e in Toscana, tutto è rosso. Tutto è sotto controllo. Tutto è placidamente orientato. Legalmente e, talvolta, illegalmente. Ogni tanto – ma fa parte del gioco – un caso finisce in tribunale e sulle cronache dei giornali e a quel punto si alza la lamentazione dei politici e dei media che dicono “Ma possibile? Ma è una vergogna! Separiamo le mele marce! Mai più!”. Un teatrino a cui non crede ovviamente nessuno.

Non si tratta di una questione ideologica: chiunque si trovasse a governare per periodi così lunghi costruirebbe attorno a se un mondo di relazioni simili. Ora nelle regioni rosse questo mondo è talmente vecchio e corrotto che gli elettori, in un numero sempre maggiore gli votano contro. Solo che lì fuori da votare non c’è nessuno. Così gli elettori votano per nessuno. Il primo cretino che passa nelle regioni rosse avrà il mio voto, dicono in molti. E questo accade.

Giro un po’ il mondo, quando posso. Così inevitabilmente faccio dei paragoni. Mi piacerebbe che la mia città assomigliasse di più ad altre città che amo. Mi piacerebbe fosse gestita meglio, con più intelligenza e cura. Poi magari vado a Roma o a Napoli o a Palermo e stenderei un tappeto rosso ai miei passati amministratori rossi ed a tutte le loro odiose consorterie. Ma il voto contro di loro nelle regioni rosse è un voto di per sé naturale e comprensibile ed esula completamente dagli scandali che coinvolgono le giunte o gli amministratori locali. È un voto prepolitico quello nelle regioni rosse. È Lucio Battisti che dice : “Ancora tu?”

La mediocrità di questo Paese dipende anche dal fatto che non abbiamo mai a disposizione grandi alternative: per esempio nelle cosiddette regioni rosse non abbiamo saputo costruire un’alternativa politicamente decente a quelli che ci hanno governato dal dopoguerra ad oggi. Così ora, sfiniti come siamo da grandi collusioni e piccole ruberie, ma soprattutto da enormi incapacità amministrative, semplicemente voteremo per il primo che passa.


17 commenti a “Nelle regioni rosse”

  1. Massimo dice:

    Quindi, la pensi come Salvini?
    Vincono in Emilia Romagna e cade il governo.

  2. stefano dice:

    Perche’ non ti candidi ?
    Sempre meglio del primo che passa,no?
    …..mmmmm troppo complicato?
    e com’e’ allora che i signor nessuno scendono in campo?
    Non possiamo neanche costringere quelli bravi (quelli che ci piacciono) a candidarsi.
    Pero’ aspettiamo sempre che qualcun’altro lo faccia…per poi giudicarlo.
    Anch’io sono cosi’

  3. Marco Maroni dice:

    Se Volt si candirerà, o ci proverà a farlo, in Emilia Romagna, le alternative di buon senso ci saranno, poi non dire che non te l’avevo detto :)

  4. massimo mantellini dice:

    @Massimo al contrario, io spero che le sinistre vincano anche questa volta in ER, ma semplicemente perché gli altri sono (molto) peggio

  5. Andrea Sacchini dice:

    Qua a Santarcangelo la sinistra (nelle sue varie trasformazioni) governa ininterrottamente dal dopoguerra, e anche alle ultime comunali, nonostante una opposizione di centrodestra agguerrita, ha vinto con un certo scarto. Il commento sentito più frequentemente dai delusi: “Insomma basta, dopo settant’anni possiamo per una volta provare qualcos’altro?”
    Ho letto che all’imminente fiera di san Martino si farà vivo Salvini. Vedi mai che alle prossime comunali cambi qualcosa :-)

  6. Emanuele (l'altro) dice:

    Ma non sarebbe più semplice impedire che si formi la fitta rete di relazioni? Così potreste continuare a votare rosso pur avendo un sistema non corrotto.
    E magari, non potreste ogni tanto dire ai rossi eletti che in genere i problemi reali sono più sentiti da chi non è eletto rispetto a certe crociate ideologiche, tanto belle per sentirsi bene, che si possono portare avanti senza creare malumori solo dopo che i già detti problemi reali sono stati risolti? Perché a volte al popolino ignorante sfugge l’alto valore morale e sociale delle crociate ideologiche, quando vede degradarsi la sua vita quotidiana.

  7. Michelangelo dice:

    Venuto in Romagna sono rimasto allibito che pure per fare un concordato preventivo devi farlo con le persone corrette. In compenso da veneto sempre amministrato dalla destra penso che 4 anni di leghisti siano una cura ottimale per farvi governare poi per altri 40 anni dai rossi. Nulla come essere governati dalla Lega fa rimpiangere dei buoni governanti (a meno di qualche eccezione, suppongo). Un pò come il richiamo dell’antitetanica, di cui sicuramente avete bisogno.

  8. alessandro dice:

    Emanuele (l’altro) dice:
    novembre 2nd, 2019 at 14:15
    Ma non sarebbe più semplice impedire che si formi la fitta rete di relazioni? Così potreste continuare a votare rosso pur avendo un sistema non corrotto.

    io pure non capisco perche’ non si e’ mai cercato di regolare un attimo questa deriva partitocratica e “parentocratica” e “amicocratica” e anzi si e’ cercato sempre di demonizzare l’avversario perche’ cmq e’ meglio tenere il potere

    il problema non e’ salvini, ci sara’ sempre uno stronzo come lui all’orizzonte, sempre

    il problema e’ la sinistra che ha permesso questo e finche’ tutti ci mangiavano tutti chiudevano un occhio

    e ora e’ tardi

  9. emilius dice:

    Una cosa che non capisco e’ perche’ si preferisca votare il primo che passa quando costui e’ evidentemente pessimo, anziche’ non votare, quando non ci sono candidati che meritino il voto.

  10. Insula dice:

    Non si tratta di votare il primo che passa. Si tratta di voglia di cambiare. Senza rendersi conto che se il menu prevede o la solita pastasciutta oppure scarafaggi fritti, cambiare vuol dire scarafaggi.

  11. gian dice:

    Un po’ripetitivo: dici queste cose da almeno un decennio.

  12. Emanuele (l'altro) dice:

    @Insula
    Qui chi non si rende conto sono quelli che hanno creato il sistema e ci vivono dentro dicendosi tra loro quanto sono bravi e belli e gli altri son fascisti.
    Sai cosa mi interesserà se anche l’Emilia Romagna passerà alla destra? Leggere i commenti degli elitari, che ci spiegheranno come non sono mai esistite regioni rosse ma solo regioni in cui una piccola percentuale di persone non razziste, intelligenti belle, buone e brave ha saputo guidare la massa ignorante sulla retta via.
    Siamo arrivati in un’epoca in cui la sinistra applaude papi e preti schierati contro la destra, è ovvio che gli eredi di Togliatti adottino il linguaggio che era della chiesa durante il medioevo.

  13. Pierluigi Rossi dice:

    Elitari?… Ma che è?… Eh, senz’altro qualcosa di diverso dall’élite, e però di affine… Cultori, allora? Fiancheggiatori, lobbisti, collezionisti, parenti, amatori? Sti pappagalli, chi li capisce è bravo.

  14. Fabrizio dice:

    Stai dicendo quindi che in UK il 12 Dicembre un vecchio elettore Tory avrebbe di fronte a sè delle grandi alternative? O lo stesso al contrario per un elettore Lab?
    Il paragone con l’estero è forzatissimo, e un po’ biased dal fatto che magari non hai mai vissuto lunghi periodi (>5 anni) per entrare nei meandri della politica locale.

  15. Stefano dice:

    Analisi impietosa ma purtroppo molto reale anche per noi in Toscana, il senso di fastidio per il sistema di potere che si è consolidato negli anni alberga non solo nel cittadino medio ma anche in vastissime aree che hanno fatto riferimento sempre a sinistra, sia a quella moderata che a quella più o meno radicale. Il progressivo distacco dalla vita reale da parte delle classi dirigenti, o presunte tali, per effetto di uno status quo che ritenevano e forse tutti ritenevamo, immodificabile, ha amplificato le distanze oltre a produrre classe dirigente sempre più inadeguata e spesso impresentabile. L’alternativa è tremenda come possiamo già toccare con mano in molte realtà importanti, ma il menopeggismo, che ritengo il flagello più grosso che ci ha portati fin qui,non è più efficace…

  16. Emanuele (l'altro) dice:

    “Elitari?… Ma che è?”

    Principalmente un problema.

  17. Carlo Pozza dice:

    Ho letto con attenzione il suo post e non ho potuto far meno di pensare al Veneto, la mia regione. La situazione a nord del Po è uguale e diversa: da quanti anni governa il centrodestra nelle sue diverse forme? Praticamente da sempre. Dire che non esiste anche là un sistema di potere sarebbe una bugia.
    Io penso che quando un’amministrazione è elettoralmente contendibile, viene responsabilizzata anche la classe politica. Mi auguro che un giorno si parli anche di un Veneto contendibile…

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