I siti web editoriali sono pieni di “notizie” come queste. La gente scrive gli affari propri in un luogo che ritiene, a torto o a ragione, personale e il giorno successivo se li ritrova titolati su un sito con milioni di lettori. Immaginatevi una situazione analoga nella quale quelle medesime parole fossero pronunciate dalle stesse persone al tavolo di un bar o in una piazza, e se il giornalista passasse da lì in quel momento e le sentisse. Finirebbero “sul giornale”? Ne dubito.

E allora quale sarebbe la differenza? Che quelle parole sono ora permanenti? Che sono scritte e non pronunciate? Che sono (spesso) pubbliche e come tali più gravi? Non credo. La differenza maggiormente rilevante è che sono impugnabili e che sono a portata di mano. Impugnabili, come l’audio del prete che bestemmia o il gatto che morde il cane. Parole sufficienti a riaffermare una morale e a definire una sensibilità comune. E sono a portata di mano perché sono sempre disponibili e intercambiabili, ventiquattro ore al giorno, in un continuum temporale che non ci lascerà mai a secco. Se non sarà il prete sarà il gatto, se non sarà il gatto in cinque minuti troveremo qualcosa d’altro che possa essere trasformato in notizia per i cinque minuti di attenzione che simili scemenze meritano.

Servirebbe una moratoria per le puttanate. E servirebbe una scelta di minima che stabilisca cosa sia di “interesse pubblico” e cosa no. La gente pensa, pronuncia e (oggi) scrive tonnellate di cretinate indegne. Non è una novità. La vera novità è che i media oggi continuano a pensare ingenuamente che simile scemenze abbiano un mercato dentro la loro offerta editoriale.


8 commenti a “Il mercato delle scemenze”

  1. Massimo dice:

    Le parole del poliziotto ferito sono umanamente comprensibili. A meno che uno sia contro le forze dell’ordine per partito preso.

  2. marcell_o dice:

    ci sono molte cose umanamente comprensibili che non bisognerebbe pronunciare in pubblico.
    pensa: sei il papa, hai una diretta tv con mezzo mondo e sei chiuso in ascensore… non dico bestemmiare, ma un sano turpiloquio (anche per incitare i vigili a darsi una mossa) sarebbe *umanamente comprensibile* no? però tutti apprezziamo che non si sia lasciato andare a comportamenti umanamente comprensibili e – grazieadio – non abbia pensato di pubblicarli su facebook
    per me è umanamente comprensibile anche l’atteggiamento del consigliere leghista: è una bestia ignorante che ha scritto *antisemita* come orientamento religioso… tuttavia sarebbe bello se fosse umanamente (non metaforicamente) preso a calci in culo!

  3. marcell_o dice:

    ho dimenticato di dire che apprezzo di non aver trovato su qualche testata on line la notizia dell’eventuale turpiloquio del papa. è giusto che eventuali atteggiamenti *umanamente comprensibili* non vengano ripresi dalle testate giornalistiche

  4. Emanuele (l'altro) dice:

    Solo che il paragone tra i due casi è di cattivo gusto secondo me.

  5. marcell_o dice:

    Dici accomunare l’ignorante bestia leghista e il poliziotto ferito mentre lavorava?
    Non so, prenditela con Mantellini, tuttavia – secondo me – consuderato che in Italia ci sono mediamente 3 morti sul lavoro al giorno, ogni giorno… tutti gli stracazzo di giorni, ecco… non mi sembrava un incidente gravissimo, non così grave da mettere in discussione i diritti umani e le convenzioni internazionali.
    ma immagino che tanti poliziotti e carabinieri (coinvolti in scontri pre e post partita) pubblichino su facebook frasi tipo *non voglio sentir parlare di calcio per n giorni-settimane-mesi*, o no?

  6. deid00 dice:

    ‘servirebbe una scelta di minima che stabilisca cosa sia di “interesse pubblico” e cosa no’

    Il problema e` chi dovrebbe fare questa scelta?

  7. Emanuele (l'altro) dice:

    @marcell_o Se il poliziotto fosse morto e i parenti avessero scritto quelle parole allora sarebbe stato degno di pubblicazione? Io dico che sarebbero stati attaccati ugualmente da certe parti politiche, che sappiamo come considerano le forze dell’ordine e gli immigrati.

    @deid00 l’apposita commissione, ovvio.

  8. massimo mantellini dice:

    @deid00 è una questione di economia editoriale da una parte e di deontologia giornalistica dall’altra

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