Non ricordo bene quando sia stato. Ricordo che un sabato io e Alessandra eravamo a Firenze a un evento – un barcamp credo, allora andavano di moda i barcamp – nello splendido Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e in mezzo a moltissima gente arrivò questo tizio giovane e ben vestito, che era una specie di padrone di casa. Molti del gruppetto di persone con le quali stavamo chiacchierando lui li conosceva già, così venne da me e da mia moglie (prima da lei che da me) a presentarsi: “Piacere, Matteo” disse. Alessandra sorrise. Ricordo che pensai che era un tipo molto affabile e che forse i politici bravi sono così.

Matteo Renzi ci piacque quella volta e ha continuato a piacermi in seguito (credo anche ad Alessandra) per un periodo sufficientemente lungo da costringermi oggi a scrivere queste righe.

Il contesto di quegli anni mi consentiva alcune attenuanti; una passione politica (mia) in aumento, una faccenda con alcuni tratti senili che forse cercavo di minimizzare, del resto è proprio quando i tuoi figli iniziano a crescere che cominci ad interessarti sul serio delle sorti del mondo. Aggiungete poi un ambiente politico locale da cui provenivo stantio e provinciale, quello delle amministrazioni rosse della mia città e della mia regione, dove la rete di relazioni sempre uguali nei decenni ha scavato la roccia intossicando tutto. Zero merito, sindacalismo imperante a decidere su tutto, piccoli ras locali a indirizzare da decenni amministrazioni sempre più fallimentari. Insomma le complicazioni della mancata alternanza, il precipitare di ogni classe dirigente che pensa a sé e al suo mantenimento.

Ero a quei tempi, e anche oggi, due cose assieme: un semplice elettore e un cittadino che parla. Non ho tessere, non tifo, non ho aspirazioni di potere. Diventando adulto (eufemismo) ho iniziato ad osservare di più la politica e a parlare di politica, oltre che di cultura digitale. Seguo argomenti che mi interessano, nulla di strano. Così quando Renzi decide di scendere in campo e partecipa alle primarie del PD a me interessa.

La politica nazionale a sinistra non è tanto diversa da quella locale dalle parti di Forlì. Una serie infinita di dirigenti che stanno lì da venti o trent’anni: i vari D’Alema, Bersani, Fassino, il Veltroni mai partito per l’Africa, il vicedisastro Franceschini, Rutelli, qualche spruzzatina di giovanilismo subito irreggimentato (Serracchiani) e, accanto a loro, una serie di usuali comprimari in rispettosa attesa, che, come in certe dinastie ereditarie, prenderanno il posto dei loro padri nobili quando costoro moriranno prematuramente a novantacinque anni. Più a sinistra ancora albergano entità perfino meno votabili: il poetico Vendola, o Fausto Bertinotti, oppure certe macchiette mordi e fuggi in rapida rotazione che non vale nemmeno la pena nominare. Forse è un problema mio ma si tratta di gente con la quale fatico ad identificarmi.

In questo vecchiume imperante nel quale è imbevuto il centro sinistra delle correnti, dei Bettini, dei Fioroni ecc. ecco che arriva il Renzi di “Piacere, Matteo”. È efficacissimo sul palco, smonta il linguaggio melmoso della politica romana (per i miei gusti lo smonta pure troppo, inizia ad usare la parola rottamazione un termine che piace a molti ma che io trovo volgare e fuori luogo) termina i comizi con Fix You dei Coldplay. Va detto, a questo punto, che i Coldplay fanno forse pena ma la parte finale di Fix You, accostata ad un tizio che sta uscendo di scena fra gli applausi di un uditorio finalmente giovane fa la sua figura. Piccole cose, lo so, ma le ricordo, mi piacevano e ora le dico. Soprattutto il Renzi furioso, quando è sul palco o anche su Twitter (dove con i 140 caratteri è bravissimo), parla di merito, di cultura, di innovazione. E lo fa con grande talento espressivo e qualche inevitabile scivolone pop. Musica per le mie orecchie, in ogni caso, discorsi mai sentiti prima. Qualche amico fiorentino mi dice: “guarda che quello è un bluff”. Qualcun altro invece me ne parla bene.

Parteggio per Renzi a maggior ragione nel periodo in cui l’oligarchia della politica di centrosinistra scatena le sue scartoffie contro di lui. Non hanno torto: con i loro binocoli della prima guerra mondiale identificano Renzi come un corpo estraneo, sospettano già allora – forse – che nel giro di poco quel tizio con lo sguardo un po’ da tordo e un po’ da lince li farà fuori. Che poi, sembra un gioco da ragazzi fare fuori uno come Franceschini, poi ci si accorge che la mediocrità della politica italiana, a destra come a sinistra, la mancanza di talento di Franceschini o di Gasparri è ciò che li rende inaffondabili; risorgono dopo ogni tempesta quelli come Franceschini, rifioriscono come il sorriso sulle labbra di Pierferdinando Casini al terzo matrimonio.

Dopo rottamazione, un po’ di tempo dopo mi infastidisce anche “stai sereno“ twittato a Enrico Letta. Capisco che la politica possa essere quella roba che diceva Rino Formica (chissà poi se è vero, se debba essere per forza così) e che quindi una quota di killing instinct vada data per scontata ma insomma, a me non piace. Tuttavia una porzione di cinismo, da ingenuo provinciale, provo a metterla in conto. Nel conto metto un sacco di altre piccole cose che trovo ridicole: i giubbotti di pelle, certe foto tamarre sui giornali popolari, le ospitate da Vespa e dalla D’Urso. Ogni volta mi chiedo: ma è scemo? Ogni volta mi viene il dubbio che abbia ragione lui.

Un giorno Renzi mi manda un messaggio chiedendomi di spiegargli una cosa di politica delle reti (io ovviamente apprezzo il gesto) dicendomi qualcosa tipo: “Spiegamelo come lo dicessi a un bambino di tre anni”, io scherzando replico: “dai non buttarti così giù”, lui mi risponde: “guarda non è l’autostima che mi manca”.

E infatti è così.

Dai e dai, primarie perse, Coldplay a sfumare, primarie vinte, Coldplay a palla, Leopolde sul cui palchetto improvvisamente vogliono salire tutti, furibonde battaglie dentro il partito, Renzi alla fine diventa premier. Io – lo confesso- sono contento. Penso sia un’occasione per tutti, una di quelle che capitano raramente. Poiché siamo in Italia ora tutti lo amano, moltissimi lo temono (per via di un caratterino, mi dicono in molti, non esattamente accomodante): a me egoisticamente non interessa troppo, spero che finalmente possa cambiare qualcosa in questo Paese immobile. Se poi il Premier è un po’ stronzo invocheremo Rino Formica e ce ne faremo una ragione. Scriviamo a quei tempi, con alcuni amici, un piano per l’Italia digitale: forse, pensiamo, è la volta buona. Quel documento rimarrà dentro un cassetto di Palazzo Chigi, eppure nemmeno questo ci sembra un problema. Renzi nel frattempo fa una cosa che nessuno dal dopoguerra ha fatto: porta a Chigi e in molti luoghi importanti dell’Amministrazione del Paese un certo numero di persone giovani e in gamba (non farò i nomi, ma fidatevi). Assieme a loro arruola un cospicuo gruppo di imbarazzanti yesman e qualche inevitabile furbetto. Sceglie un paio di consiglieri fenomenali (fidatevi anche in questo caso), colti, ironici ed intelligenti, poi magari non li ascolta per dar spazio a qualche grosso cretino. In ogni caso nelle nomine fa meglio di chiunque altro negli ultimi decenni, anche tenendo conto della muffa inespugnabile delle consorterie romane. Non lo conosco di persona ma sono convinto che il palazzo romano di tutto questo non sia granché felice.

Per un periodo magico non troppo lungo, nella fase dell’incantesimo, forse Renzi avrebbe potuto cambiare molte cose in Italia. Me lo sono chiesto spesso ma non sono nella sua testa, non so se gli sia mancato il coraggio o le capacità, o se fosse proprio impossibile. In ogni caso quel momento di eccitata illusione è durato poco, poi Renzi è diventato Renzi. L’arroganza ha sopravanzato la curiosità, i lacché hanno avuto maggior ascolto, quelli che gli davano sempre ragione su tutto hanno finito, magari involontariamente, per imbrigliarlo.

L’intervallo in cui tutto era possibile è durato in fondo pochissimo, una manciata di mesi, la fascinazione per il nuovo giovane leader ha iniziato a vacillare e i grandi difetti di Renzi, due su tutti secondo me, una certa insincerità di fondo e l’incapacità di creare una squadra che si faccia forza delle sue diversità, lo hanno reso attaccabile. Non solo non abbiamo fatto l’Italia digitale ma la gestione della politica del Paese ha seguito da quel momento percorsi più convenzionali. La forma stessa della democrazia di questo Paese, a torto o a ragione, impedisce grandi dinamismi, fossero anche dettati dalle migliori intenzioni, come credo fossero quelle di Renzi, e questo anche avrà avuto un ruolo. Ogni cretino di passaggio può gettare sabbia nel meccanismo, questo stabilisce la Costituzione dei nostri padri spaventati dal fascismo appena terminato, e questo è successo.

Per una ragione o per l’altra nulla di quello che lasciava immaginare Renzi nelle sue prime uscite pubbliche si è avverato. Forse era semplicemente un sogno impossibile immaginare una scuola a misura di studente (e non di insegnante) o una retribuzione decente per i giovani o una società basata sul merito e non sulla fedeltà sindacale o le relazioni amicali, ma è come se a un certo punto le idee originarie fossero svanite nella sicumera e nell’antipatia del leader, nemmeno più tentate, nemmeno più citate. Mentre il PD tornava quel serbatoio di voti disomogeneo dentro il quale c’è posto per tutti, per decine di giovani bravissimi sindaci che nessuno valorizza e per gente impresentabile come Vincenzo De Luca con familiari annessi, le due cose che personalmente mi hanno fatto arrabbiare di più (ma immagino che ognuno avrà avuto le proprie) del governo Renzi sono state l’abbandono dei simboli e la scelta generazionale. Tradotto in parole concrete: la gestione incerta e imbarazzante dell’assassinio di Giulio Regeni e l’insopportabile credito più volte espresso a Marco Minniti e alle sue politiche reazionarie contro le ONG e i migranti in generale. Una scelta di ridicola sicurezza preventiva buona per i pensionati di questo Paese di vecchi impauriti e solo per loro. Con tanti saluti ai Coldplay e alla Leopolda.

L’ultimo passaggio, durante e dopo la breve fase del governo Gentiloni, quello dal mio punto di vista più grave per un politico di grande talento, un passaggio doloroso che continua tutt’ora, è stata l’assoluta incapacità di Renzi ad accettare l’enorme doppia sconfitta subita. Occorreva farsene una ragione e lui non ci è riuscito. In questo si è compiuto infine il suo essere “come tutti gli altri” anche se con una differenza sostanziale. Mentre il vecchio ciarpame democristiano e diessino ha sempre saputo quando farsi di nebbia, anche solo per un po’, per ricomparire come se nulla fosse al momento opportuno, certo della poca memoria degli italiani, Renzi è rimasto lì, piantato come una polena sulla prua della nave nel mare in tempesta.

“Toglitiii Matteoo” gli dicevano urlando in tanti, “non ti vuole più nessuno Matteoo, toglitiiiii”, gli ripetevano amici e nemici, bagnati dalle secchiate di acqua gelida che il leader decaduto attirava su di sé e su di loro e invece lui niente, rimaneva lì, imperterrito, lo sguardo all’orizzonte e la mano tesa. Concentrato e pronto al prossimo passo, come se nulla fosse successo. Sono quasi convinto che rimarrà li per sempre. Fino a quando non ci sarà più nessuno all’orizzonte a cui rivolgersi con il suo travolgente sorriso ripetendo con un’amichevole stretta di mano il suo: “Piacere Matteo!”


35 commenti a “Sposerò Matteo Renzi”

  1. Luigi Castaldi dice:

    https://malvinodue.blogspot.com/2016/08/coda-be-mantelli.html
    12 agosto 2016. 2016, Mantelli’.
    “… anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti…”

  2. Marco Bevacqua Fabbroni dice:

    Direi più: ” bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”.

  3. Stefano Di Placido dice:

    Bravo, bel pezzo. Rappresenta anche me e la mia sopravvalutazione dell’uomo. Ora sono curioso di sapere se e cosa risponderà.

  4. Beppe dice:

    Grazie, ancora una volta e ancora di più, per l’onestà.
    Una qualche sommessa e debolissima speranza, il de cuius, l’aveva suscitata anche in me ma durò pochissimi giorni; niente di che ma d’istinto mi riusciva impossibile immaginarmi rappresentato da uno così. Mi insospettiva e infastidiva quella sua propensione a semplificare tutto (la realtà è complessa e le ricette semplici sono semplicemente una cazzata) e quella roba del rivangare gli anni ’80 come fossero qualcosa cui ispirarsi e a cui aspirare (posso dire che sono stati anni mediamente di merda e mediamente sopravvalutati o qualcuno si offende?).
    Speravo comunque di sbagliarmi. Ci misi definitivamente una pietra sopra quando accettò che Napolitano gli cassasse Gratteri dalla lista dei ministri. Intendiamoci: tutto regolare e costituzionale ma dimostrò al di la di ogni dubbio che “not in my name” non era nelle sue corde (poi dici la gestione della storiaccia di Regeni e non solo). Insomma, nella migliore delle ipotesi (sigh) l’ennesimo politico di scuola Realpolitik; nella peggiore il solito possessore di natiche da posare a qualunque costo su una poltrona purchessia.
    A tutt’oggi nutro seri dubbi sul talento dell’animale politico. Ho una discreta certezza del suo spessore umano, etico e culturale: alquanto sottile.
    Detto ciò continuo ad associare mentalmente la parabola (?) renziana a due frasi:
    – beati monoculi in terra caecorum (giusto per aggiungere cosa penso di tutti gli altri papaveri di quello che vorrei fosse anche il mio partito);
    – ne abbiam visti geni e maghi uscire a frotte per scomparire (peccato, l’ennesima occasione sprecata).

  5. Loredana Mezzabotta dice:

    La mia parabola renziana imita parecchio quella descritta da Mantellini. Con l’aggravante ( o attenuante) di essere una iscritta al PD dalla nascita e proveniente dal PCI/PDS/DS. Non l’ho votato alle prime primarie, quelle del 2013. L’ho seguito nell’opera di rottamazione delle canaglie dei DS, che spesso avevo sognato di prendere a calci! Poi a lungo mi sono entusiasmata delle scelte di governo nei primi 700 giorni . Ho applaudito a certi indirizzi al Partito perché scelte a rischio della compagine parlamentare fossero adottate in modo condiviso. Non si è ripetuto l”ossimpro delle riforme senza popolo.
    Poi,almeno per me, la luce di Matteo Renzi si è spenta .
    Venivano fuori i mezzucci, le magagne, le imposizioni, gli innamoramenti per filoni di pensiero, per meccanismi di infingimenti pericolosi per il consenso. Forse anche la sua di luce si era spenta…

  6. Luigi Castaldi dice:

    Mante, mi pento del commento e ti prego di scusarmi. Avrei dovuto complimentarmi e invece avere tanto a lungo atteso questo post mi ha impedito di leggerlo come meritava. Con le scuse, ti porgo da schiaffeggiare la guancia di chi ha votato Berlusconi dal 1994 al 2001.

  7. Davide dice:

    Grazie Massimo

  8. Stefano dice:

    La tocco piano….

  9. alessandro dice:

    l’hai difeso a oltranza quando era imbarazzante

    lo attacchi quando ha rotto le uova a quel fascistone di salvini

    ma boh proprio

  10. Roberto Cardoso Laynes dice:

    Non ricordo bene quando sia stato. Evento pre elettorale al quale un conoscente mi invita per presentarmi il “nuovo”. Arrivò questo tizio giovane e ben vestito. Venne da me e da mia moglie (prima da lei che da me) a presentarsi: “Piacere, Matteo” disse. Solo che mentre mi stringeva la mano, già guardava il prossimo cui presentarsi. Non l’ho mai votato.

  11. Capodoglio dice:

    Ammetto di non aver votato Renzi a nessuna primaria. E anche che, secondo me, il PD è un progetto sbagliato dall’inizio, ma probabilmente inevitabile. Però per un po’, probabilmente, Matteo è stato il meno peggio. Per quello che mi riguarda è crollato quando ad un certo punto disse: “Io ho preso il 40% alle Europee”. Ad un militante di sinistra non puoi MAI! MAI! dire “io ho, io sono”. Un militante di sinistra non lo accetta, non puoi sentire “io ho preso” dopo esserti fatto il mazzo per mesi organizzando feste, sagre, convegni, in campagna elettorale. NOI abbiamo preso. Mai io. Fine della storia.

  12. Alessandro dice:

    Bastava parlare di più con i suoi amici fiorentini. Il suo successo qui è solo pari a quello di Pieraccioni, ed è tutto dire.
    E voleva sforacchiare tutto il Vasari per cercare Leonardo…

  13. Marco dice:

    Gran bel prezzo, tra l’altro mutuabile per altri politici locali che negli anni hanno impersonificato le medesime speranze.
    Purtroppo deluse.

  14. Simone Martelli dice:

    Ti voglio bene <3

  15. Fabiazep dice:

    L’intesa con Verdini.

  16. manuele dice:

    Io non lo condanno per lo “stai sereno”, perché ricordo molto bene che Letta fu fatto cadere dai bersaniani, proprio per costringere Renzi a fare il premier.

    Lo condanno per aver forzato la mano sulla riforma costituzionale (che nessuno gli aveva chiesto e che non era il motivo per cui si trovava dove si trovava) e per aver approvato la nuova legge elettorale solo per una camera prima di sapere l’esito del referendum, scommettendo sul referendum stesso e mandando così il paese nel caos.

    La sua scommessa si è giocata sulla pelle del paese. E mi spiace, ma non è ciò che mi aspetto da una persona che ha a cuore il bene comune.

  17. Enrico dice:

    La mia prima grossa disillusione è arrivata nel 2015 con la riforma della Rai. Non c’era niente da inventarsi, bastava copiare il modello di governance della BBC: levare scelta del management e vigilanza a governo e parlamento. E invece si è fatta una riforma per lasciare vigilanza e scelta del management a parlamento e governo.

  18. farucchino dice:

    Purtroppo è l’unico politico di spessore che abbiamo adesso, con tutta la sua presunzione ed i suoi errori rimane il più talentuoso….quello che ieri ha “impalato” l’energumeno quando nel pd avevano ancora da capire cosa fare…e da qui si riparte.

  19. Fausta dice:

    Concordo! Ero una fan di Renzi, le sue mosse un po’ di tempo fa mi hanno stufata.., ma rimane l’unico che ci può salvare!!

  20. Antonio dice:

    L’ho votato alle Europee: pensavo avrebbe svecchiato il parlamento, rinnovato l’Italia, anche solo smosso le acque.
    Poi è partita la sequela di infamità politiche e soprattutto la scelta di circondarsi di yesmen/yeswomen inqualificabili.
    L’atteggiamento arrogante poi ha fatto il resto.
    Con i 5stelle si vota contro e non ci si aspetta molto, anche se sono riusciti a rendersi ridicoli da soli aprendo la bocca in ogni occasione.
    Sia al livello locale che nazionale.
    Ora davvero non so che fare :(

  21. Ugo dice:

    Che ci dice del contributo di Piacentini? Si deve considerare deludente?

  22. Pierluigi Rossi dice:

    Io l’ho votato alle seconde primarie, e ho creduto in questa scelta fino alla fine, fino cioè alla sconfitta nel Referendum. Dopo, come a tanti altri, mi è dispiaciuto che non facesse il nobile gesto di uscire solennemente di scena. D’altronde, se mi metto nei suoi panni, penso anche: Eccheccàzzo! Ho 44 anni!…

  23. Piacere Matteo – hookii dice:

    […] Massimo Mantellini in un post sul suo blog, sollecitato da un messaggio dello stesso Matteo Renzi, esplicita le ragioni che l’hanno portato dall’essere un grande sostenitore di Renzi a durissime critiche: […]

  24. Daniele Spagli dice:

    Renzi è sempre stato controverso nei suoi atteggiamenti e molto distante dal mio modo di essere. Non ho mai votato Renzi alle primarie e nonostante questo ho apprezzato molte sue scelte successivamente.
    Il PD ha perso una grande occasione più che altro perché non lo ha saputo gestire: un personaggio come lui andava tenuto a freno, costretto a confrontarsi sui temi e non sugli slogan.
    Invece si è scelto di far coincidere su di lui la figura di segretario di partito e di presidente del consiglio, che a molti sembra una cosa normale ma che a me sembra un’evidente pazzia.
    Da quella scelta, che poi è la resa della sinistra ad un modo di far politica basata sulle qualità di un singolo, è scaturito un po’ tutto, principalmente il suo delirio di onnipotenza è stata la causa della sua stessa fine, mentre la fine del PD è evidentemente arrivata prima.
    Adesso chi a sinistra individua in Renzi la causa della fine del PD, è un po’ come chi nel M5S si lamenta che i suoi parlamentari sono attaccati alla poltrona.

    Deresponsabilizzazione allo stato puro.

  25. Daniele Spagli dice:

    Siccome il discorso della somma delle cariche mi sta molto a cuore, mi va di esplicitare meglio.
    L’Italia è una repubblica parlamentare nella quale, a garanzia del funzionamento istituzionale, esiste una divisione netta fra potere legislativo e potere esecutivo. Divisione che sempre più spesso si cerca di forzare, con l’introduzione di termini come premier ed altre castronerie evidentemente strumentali ad una certa destra.
    Se tu PD, partito di sinistra, non capisci che se unisci su un’unica persona il potere di indirizzare la linea legislativa del gruppo di maggioranza e di gestione del potere esecutivo è sbagliato, vuol dire che hai perso le tue peculiarità.

    Queste cose facciamole fare a Berlusconi con i suoi partiti padronali, se volevamo un partito padronale votavamo a destra.

  26. Boris dice:

    Un frammento di vita, scritto con passione e sincerità.
    Poi viene da pensare: ma tutto questo,questi nostri frammenti che sono? Piccoli eventi umani. Che riguardano un piccolo accidente (noi stessi) altamente improbabile, che si è verificato su un piccolo pianeta di una stella di media grandezza. E di queste stelle ce ne sono cento miliardi solo nella nostra galassia. E di galassie ce ne sono altri cento miliardi. Mondi separati da distanze che vanno da 4 a 4 miliardi di anni luce e che nascono e muoiono in colossali catastrofiche esplosioni.
    E che senso hanno allora Matteo Renzi, l’Italia digitale, il PD e l’umanità intera se di tutto questo fra un miliardo di anni non rimmarà che qualche atomo sperduto nell’eternità del nulla?

  27. Pierluigi Rossi dice:

    I sondaggi dicono che oggi il centrodestra unito vincerebbe alla grande. Renzi, credo, non sottovaluta la prospettiva e perciò si è mosso. Forse, cioè, il protagonismo di Renzi esprime anche, più seriamente, un’allerta per un disastro politico possibile e imminente.

  28. Simone dice:

    Onore a Mantellini che si confessa con puerile trasparenza. Facile commentare e incorniciare Renzi in commentucci da inizio secolo: è stato uno dei pochi che aveva dato la sensazione di potercela fare a portare questo paese verso un mero liberalismo di sx. Bruciato. Ok. Per il prossimo ci vorranno decenni e in mezzo il buio

  29. Corinna Volpi dice:

    Grazie Mante.

  30. Davide Gallesi dice:

    Rara onestà intellettuale.
    Se continuerai a scrivere continuerò a leggere.

  31. marcell_o dice:

    Alle primarie del piddì ho sempre votato l’altro.
    Renzi non m’è mai piaciuto, però un po’ ci avevo sperato. Nel frattempo continuavo a votare piddì, nonostante Renzi (e nonostante il piddì)
    Però quando ha davvero mostrato di pensare di aver preso (lui) il 40%… ho sperato che il piddì rinsavisse.
    In compenso la (relativa) fregatura di Renzi m’ha impedito di prendere la fregatura col m5strilli: grazie a dio non ho da rimproverarmi questo

  32. Giovanni Corsi dice:

    Ma….nessuno proprio mette in conto la guerra interna al Pd? Lo zoccolo duro storico, i vecchi del partito lo han visto prima come una carta da giocare, poi quando gli cambiava il panorama facendogli perdere potere lo han sgambettato ad libitum. Chiaro che se uno sente che gli arriva fuoco amico diventa precario e prende decisioni incongrue. Poi ci sta che invece di uscire dal retro, per carattere, continui a voler stare sul palco.Ma che il PD storico si prenda le sue responsabilitå. Che adesso se vince qualcosa alle elezioni non ha il carattere per discutere in Eu senza sottomettersi ed è succube dell ideologia per prendere decisioni forti sui migranti (i due poli del populismo). Voglio ricordare che l’Africa esploderà domani non fra 50 anni. Se la Namibia fa la diga sull Okawango avremo 2 milioni di profughi solo da quella zona. Per dire la cecità.

  33. Emanuele (l'altro) dice:

    Mantellini continua a non capire che senza Minniti non ci sarebbe stato un governo 5S-Lega con Salvini ministro ma un governo Lega-Forza Italia-FdI con Salvini Premier. O magari persino Lega-FdI

    “Ogni cretino di passaggio può gettare sabbia nel meccanismo, questo stabilisce la Costituzione dei nostri padri spaventati dal fascismo appena terminato”

    Ha mai scritto un articolo sulla Costituzione e su cosa ne pensa?

  34. layos dice:

    Io penso che in Italia, in particolare dopo la stagione berlusconiana, ci siamo ammalati di leaderismo.
    Il capo ha sostituito il contenitore. Decade il capo, decade tutto. Berlusconi si è trascinato nella fossa Forza Italia, Di Pietro l’IDV, Fini Alleanza Nazionale, Bossi la Lega, Vendola SEL eccetera eccetera. Il leader decadente ha segnato la fine della sua squadra, oltre che della propria leadership.

    Renzi è uno innamorato di se stesso ed è il motivo per il quale dopo le due batoste che ha preso non riesce a farsi una ragione degli elettori che gli hanno voltato le spalle ed è diventato come un D’Alema qualsiasi, come quelli che voleva rottamare.

    Ora lancia questa fune ai 5 Stelle, gli odiati 5 Stelle, quelli che gli hanno rinfacciato cose incredibili, come l’aereo preso in leasing per le missioni internazionali o che suo padre fosse una specie di massone mafioso che mestava nel torbido per favorire dei corrotti, per il semplice fatto che se se andasse a votare le sue truppe in parlamento verrebbero spazzate via, rendendogli la pariglia di quando lui, capo e padrone del partito, ha infarcito i listini di fedelissimi facendo fuori tutti gli altri.

    Come dici giustamente tu, è uno che non ce la fa proprio ad uscire di scena. E’ stato presidente di provincia, poi sindaco (scalando il PD da outsider e vincendo le primarie contro l’establishment), infine capo politico e Presidente del Consiglio. La sua onesta carriera l’ha fatta. E’ stato fonte di ispirazione e speranza per molti.

    Ora anche basta.

  35. Maria Giustiani dice:

    Interessante questa improvvisa esplosione di antiRenzismo e coming out vari (penso anche all’infame editoriale di Damilano), proprio nei giorni in cui Renzi ha fatto un capolavoro di tattica politica invertendo finalmente l’inerzia della crescita di Salvini.

    Ricapitolando: messo alle strette dal diretto interessato dopo l’ennesima sparacchiata qualunquista su twitter (a proposito, ma tu usi twitter per fare dichiarazioni ad effetto e ottenere retweet!!111 sei uguale a Renzi e Salvini!!!111 … direbbe l’acuto Damilano), Mantellini fa coming out sulle motivazioni del suo dissenso.

    Le cose che proprio l’hanno fatto imbestialire sono, nell’ordine:

    – L’antipatia

    – gestione del caso Regeni: ovvero un complicatissimo intrigo internazionale, in mano ai servizi segreti di tre stati (Italia, Inghilterra e Egitto, oltre probabilmente a USA) in cui una probabile spia (che lo sapesse o no) infiltrato in un paese non democratico ha fatto una bruttissima e immeritata fine. Ok, va bene, cosa si poteva o può fare di più? Ha forse idea Mantellini del muro di gomma che viene sollevato dai servizi segreti internazionali in questi casi? Lo capisce che non si tratta del classico caso di cronaca, o no?

    – l’Italia digitale, qualunque cosa essa sia. Forse Mantellni dimentica Open Fiber che sta cablando l’Italia. La fatturazione elettronica (scusate se è poco). L’enorme passo avanti negli ultimi anni della burocrazia italiana verso il digitale (avete mai fatto accesso al portale INPS in vita vostra negli ultimi 20 anni? Ora è utilizzabilissimo e sicuro). Certo siamo sempre in Italia, ma la tendenza era stata invertita, eccome. Mantellini si spaccia per esperto di informatica, e forse c’è stato un periodo 15 anni fa in cui, rispetto alla desolante media dei giornalisti italiani, lo era, ma non ha ancora capito che non basta schiacciare un pulsante e puff: Italia Digitale.

    – La politica di Minniti e i migranti. Ovvero una soluzione efficace, richiesta con pressione da tutta Europa, non certo perfetta e indolore, a un problema enorme che sta destabilizzando socialmente tre continenti (Africa e Europa e Asia), portando peraltro al governo l’estrema destra, quella vera.
    Poi potete continuare a fare finta che sia una questione di razzismo o meno, che non ci sia un traffico internazionale di esseri umani paragonabile storicamente solo alle navi negriere di tre secoli fa, che non ci siano prove concrete di organizzazioni mafiose che gestiscono aerei carichi di profughi dalla Siria alla Libia, che non ci siano organizzazioni mafiose pure in italia che nel nome dell’accoglienza lucrano sul traffico. Che non esista Rosarno. Che le ONG non siano un pull factor dimostrato.

    In tutto ciò, magicamente, Mantellini non proferisce parola sulle cose positive che ci ha lasciato il governo Renzi: un aumento vicino al 10% degli stipendi più bassi per milioni di italiani, una cosa mai vista storicamente. Tutti gli indicatori macroeconomici e sociali in miglioamento: PIL, occupazione, criminalità, crescita industriale. Il tutto uscendo da una crisi spaventosa.

    Ve lo meritate Salvini, voi e Damilano. E Travaglio.

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