27
Mag

Osservare i particolari. Notare le piccole cose. Non so bene se considerarlo un tratto senile o una forma di inestricabile ossessività. Camminare per strada e notare l’enorme numero di piccole sciagure estetiche che si sarebbero potute evitare. Le macchie oleose sul marciapiede, le cartacce nelle aiuole, il palo della luce che l’amministrazione ha appena provveduto a sostituire semplicemente brutto a vedersi. Gli alberi abbandonati e le erbacce. Comunque, sia che si tratti di una corrosione interna legata agli anni, sia che tratteggi aspetti psicopatologici finalmente rivelati, la contabilità delle piccole imperfezioni del mondo è un modo come un altro per immaginare una geografia delle persone che lo abitano. La cartografia di mille piccoli segni di crisi e abbandono.

Sarà così possibile (forse) descrivere un luogo del mondo osservando la cura con cui vengono stese le bianche righe di mezzeria nelle strade? La loro simmetria e precisione, gli schizzi di bianco sparsi per errore accanto? Forse sì. Le stesse macchine che gli operai utilizzano per dipingere la linea continua e tratteggiata parla di noi: sono le stesse cose arrugginite e sporche che guardavo con ammirazione da ragazzo quarant’anni fa. La tecnologia che non c’è come segno della noncuranza di un Paese intero.
Ovunque in Italia, giusto per fare un esempio, si sono alzate proteste per i cantieri stradali di Open Fiber, impegnata nella meritoria opera di cablare il Paese martirizzando marciapiedi e manti stradali ovunque fosse necessario. Lavori spesso fatti male, subappaltati come capita, ferite rossastre ulteriori in una estetica degli spazi pubblici ovunque abbandonata a notevoli noncuranze.

E nemmeno dentro le case lo scenario si modifica poi tanto. È un’Italia brutta fuori e brutta dentro quella che vedo. Così come biasima la mancata cura del verde pubblico o le orrende cuciture dei cantieri della fibra ottica, il vecchio ossessionato sbircia con orrore dentro le mura domestiche della gente. I siti web delle agenzie immobiliari aprono squarci profondi dentro l’estetica delle persone attraverso le loro case in vendita: eccoli i divani, gli armadi, i quadri, gli elettrodomestici. Eccoli i soprammobili, eccoli lì, tutti assieme, dentro un istantaneo colpo d’occhio, a descrivere il mondo con matematica esattezza. O forse sono io che do importanza a stupidi particolari.

Ieri sera seguivo in TV i risultati elettorali e l’ossessione estetica è tornata a farsi viva. Lo studio TV di Sky e quello de La7, per esempio. Dove andavano in onda le due più importanti maratone elettorali del Paese, due universi differenti. Da un lato la cura estetica (di importazione, figlia di un network europeo) verso ogni particolare, dalle luci alla grafica delle sovraimpressioni, di Sky, dall’altro il colpo d’occhio provinciale e imperfetto di La7, televisione dai toni verdognoli che a me ricorda, nella sua proposta estetica, i primi esperimenti delle TV private degli anni 70. Dovessi dire cosa riassume meglio l’impatto visuale di La7 oggi per un telespettatore minimamente cosmopolita direi che è quel mouse con rotella che campeggia sulla scrivania del TG, citazione colta della tecnologia ferma a un paio di decenni or sono.

Poi, improvvisamente, nei vari collegamenti elettorali, ecco apparire le librerie. La libreria rappresenta la quintessenza del posizionamento estetico. In quando “contenitore” interpreta alla perfezione ogni tentativo riassuntivo delle persone mediante gli oggetti che gli appartengono. Gli oggetti che mostreremo, quelli che, verosimilmente, terremo celati dentro un cassetto. È un’estetica dell’aggiungere e del togliere quella delle librerie. Assomiglia molto all’estetica di noi in rete. La nostra immagine pubblica: ciò che intentiamo mostrare, quelle che decideremo di nascondere.

Ecco allora che mi salta agli occhi per prima la libreria alle spalle di Maurizio Belpietro in collegamento TV. Mi attira con quell’urgenza che non saprei dire, come fosse il marciapiede rattoppato di Open Fiber mentre cammino per strada. È un oggetto chiaramente assemblato e finto, quello dietro al biasimevole direttore, di economico truciolare laccato bianco, con alcuni sporadici libri qua e là, talmente ortogonali da farti sospettare siano finti, come certi assemblati di cartone nelle esposizioni di mobili di bassa qualità (oggi perfino l’Ikea riempie le librerie nelle proprie mostre con libri veri). Così guardo Belpietro (non lo ascolto, come sempre seguo le maratone elettorali senz’audio, sarà per quello che mi fisso sui particolari) guardo la sua libreria e riconosco (o presumo di riconoscere) una continuità. Il design del mondo difficilmente inganna, penso.





Pochi istanti dopo il mio feed su Twitter mi propone un’altra libreria. Si tratta di una foto mossa nella quale Zingaretti e Gentiloni si stanno esibendo in teatrali risate (non so bene cosa ci sia da ridere ma va bene lo stesso, ridere fa bene) dentro uno studio affollato di gente che li fotografa mentre ridono. Le persone nell’inquadratura sono per me quasi irrilevanti, mi colpisce invece, e moltissimo l’enorme fila di mensole vuote alle spalle dei protagonisti. C’è una scrivania (poi sulla freddezza e sullo squallore delle scrivanie da ufficio ci sarebbe molto da dire) ma c’è soprattutto una serie di mensole di legno chiaro tutte straordinariamente vuote. Forse c’è un trasloco in atto, forse lo squallore di quello studio dirigenziale è una metafora intenzionale. Forse, più probabilmente, il mio senso estetico e quello delle persone ritratte in quella foto contemporanea sono diversi. Mi sentirei male seduto dietro quella scrivania con quella libreria disabitata. Mi allontanerei: loro invece sembrano rilassati. Ridono di gusto. Non c’è molto da ridere, penso. Non per i risultati elettorali in arrivo, su quelli francamente non so e ora non mi interessa, ma su quel cimitero estetico alle loro spalle.





Qualche minuto ancora ed ecco, infine, su Twitter, la libreria alle spalle di Salvini. La osservo il tempo necessario per pensare che allora – accidenti! – avevo ragione. Non può essere un caso. Le librerie raccontano il mondo e lo fanno con invidiabile precisione. Non solo loro, per carità, ma questa sera le librerie sembrano essersi date appuntamento da queste parti. Sulla libreria di Salvini non c’è troppo da dire. Parla da sola, con precisione enciclopedica, spiega l’uomo come nessuna parola potrebbe, con enorme accuratezza. Gli oggetti, i (pochissimi) libri, i ricordi, le foto, i gadget: quella libreria è un riassunto di Salvini per immagini. Con una complicazione. Che il giudizio che ne discende sarà negli occhi di chi la osserva, non nelle mie parole (che vi risparmio) né in quelle di chiunque altro. L’estetica delle cose è il trionfo delle persone, il loro dominio. Bellezza e orrore sono un’abitudine. Mettersi in salvo? Non è semplice.

Ieri, semplicemente, un terzo degli italiani hanno osservato quella libreria e l’hanno trovata interessante, piena di oggetti affascinati, cose che – secondo loro, anche secondo loro – meritavano di essere esposte agli altri.

Ho lasciato il televisore acceso, senza volume. Ho continuato a seguire le parole e le immagini che si aggiungevano sul mio feed su twitter. Ho osservato quelle librerie. Ho pensato che quelle librerie sono, solo per questa sera, la cartografia esatta del nostro piccolo mondo.

20 commenti a “Librerie”

  1. Emanuele (l'altro) dice:

    Mantellini si rende conto che quando sfotte Belpietro citando Mondo Convenienza insulta un sacco di gente che più di Mondo Convenienza non può permettersi?

  2. Federico Leva dice:

    Emanuele, fatico a pensare che le persone siano tanto attaccate a tal marchio da offendersi, ma chi l’ha detto che lo usa(va) chi “non può permettersi” altro? Cerco in giro e non trovo nulla su cui Mondo Convenienza avesse un vantaggio di prezzo (non per i materassi per esempio: https://www.altroconsumo.it/casa-energia/materassi/test/materassi/risultati ).

  3. massimo mantellini dice:

    @emanuele certo che non deve essere semplice escogitare un commento arguto ogni volta, ti capisco dai

  4. Claudia Pittelli dice:

    Quello è il tristo destino che ci accomuna tutti, purtroppo…

  5. Claudia Pittelli dice:

    Comunque pezzo strepitoso, con echi di Mann e di Cioran, che tra loro parrebbero inconciliabili, eppure…

  6. egidio scrimieri dice:

    Ecco, questo post di Mantellini e’ l’ennesimo degli esempi – in questo blog abbondantissimi(*) – di un tal particolare modo di pensare fondato sull’estetica del futile, che potremmo chiamare brevemente “la politica delle chiacchiere”, e che, contrapposto giustappunto ieri, qui da noi, in Italia, ad un pensare d’indole del tutto contraria – chiamiamolo se volete “la politica dei fatti” – ha subito una sacrosantissima mazzata elettorale.

    Non voglio adesso dilungarmi troppo su pregi e difetti dell’una e dell’altra attitudine (anche perche’ la differenza tra fatti e chiacchiere e’ di per se’ molto evidente, e di scaffali non m’intendo): mi limito ad esprimere compiacimento per quanto sia stato saggio ieri il popolo italiano.

    (*) Come sono fatti gli scaffali inquadrati alle spalle di chi parla in tv? Conviene parlare o non parlare del mostro mentre si sta parlando del mostro? si e’ più’ antifascisti andando o non andando a un salone del libro? ecc. ecc.

  7. Bandini dice:

    @Egidio: prima la chiami “estetica del futile”, suppongo contrapposta a un’estetica dell’utile, che però non si capisce quale sia secondo te; poi però la ribattezzi “politica delle chiacchiere”, e non si capisce il collegamento che tu fai tra estetica e politica.

  8. egidio scrimieri dice:

    Caro Bandini, ho solo contrapposto la politica delle futili chiacchiere di Mantellini sull’estetica degli scaffali, alla politica dei fatti seri, che sono ben altri. O no?

  9. Bandini dice:

    @egidio: embè?

  10. Andrea dice:

    Condivido ogni lettera del suo blog odierno.

    Solo grazie!

    Andrea

  11. Paola dice:

    Che bel pezzo!
    Forse anch’io sono anziana, ma osservo l’estetica come te e sempre più trovo una stretta correlazione tra il bello e il virtuoso…
    E sono fanatica delle librerie, ehm…
    Quelle tre librerie dicono un sacco di cose :-)

  12. pino josi dice:

    bah le librerie della maggioranza degli italiani sono così, per averla diversa occorre avere una passione innata o appartenere ad una famiglia colta ed agiata, unico elettorato cui il pd si rivolge.

  13. mauro dice:

    Cose dell’altro mondo. Penso che quando non si dice più grazie e per favore, la fine è vicina.

    (Non è un paese per vecchi)

  14. Emanuele (l'altro) dice:

    Mantellini la mia risposta come si sarà accorto era al suo tweet di ieri sera, non essendo iscritto a Twitter ho risposto qui visto che ha ripreso l’argomento.
    Per chiarire ulteriormente quello che intendevo dire: quando ho letto quel tweet mi sono cascate le braccia perché ha confermato una volta di più, e stavolta clamorosamente, la distanza che la sinistra progressista italiana di cui lei fa parte ha dal popolo (lo so, oggi popolo è quasi una parolaccia ma quando ci vuole ci vuole).

  15. mauro dice:

    hanno fatto diventare la Costituzione della Repubblica democratica, antifascista, un nazionalismo autoritario da abbattere. Vogliamo confrontare la raffazzonata Costituzione d’Europa (che pone il mercato come fondamento) con i padri costituenti della Repubblica? Un cortocircuito autoritario: abbatere anche mediaticamente una Costituzione antifascista è fascismo

    cantava De Gregori: “Italia assassinata dai giornali e dal cemento”. Tangentopoli era in larga misura un affare mediatico visto che (col senno di poi) una volta spazzato via il pluralismo democratico al potere sono andati proprio i lobbisti mediatici Berlusconi e De Benedetti. Fino a monopolizzare l’intero spettro politico: le varie liste Tsipras nascono su piattaforme editoriali debenedettiane e Casa Pound nasce magicamente da finanziamenti di uomini di Forza Italia (per comprare i gadget, merchandising, cappellini gazebo e bandierine ci vogliono i soldi e una mentalità da publitalia, infatti il proprietario di La7 arriva proprio da lì)
    E per un altro motivo: Montante è amico di Marcegaglia, ed era braccio destro, si tratta dei vertici di Confindustria. 14 anni di reclusione. E questa volta media silenti (ricordate il bombardamento di Espresso e Panorama durante Tangentopoli?). Fatte le debite proporzioni il partito socialista è stato spazzato via per molto meno. E così oggi abbiamo in UE un partito socialista e in italia un PD americano… gabibbo d’Europa

    Nella libreria di Salvini c’è ovviamente il vino mentre le librerie delle gerarchie PD sono addirittura vuote. Forse i libri sono già stati bruciati.

    grazie a tutti: la sanità è al collasso per via della riforma costituzionale del Titolo quinto (regionalismo) operata dal centrosinistra scassinatore e offerta su un piatto d’argento alla Lega per quell’indipendentismo oggi rivendicato anche dall’Emilia-Romagna. E il cerchio si chiude.

  16. andrea61 dice:

    Caro Mantellini, ha capito cosa avevamo da ridere Zingaretti e Gentiloni ?
    Nonostante il M5S in caduta libera, l’assenza di Bersani, Boldrini, D’Alema e Grasso che sparano a pallettoni, le fine dell’onda lunga del referendum, Casa Pound e Forza Nuova sventolati ad 8 colonne con relativa chiamata alla Resistenza Antifascista e, last but not least, l’assenza del simpaticone col giubbotto da Fonzie, il PD ha perso altri 64.000 voti. A me pare che ci sia ben poco da ridere e che purtroppo la nottata si preannuncia ancora molto lunga.

  17. Armando dice:

    Bello leggere questo minestrone di aria fritta, scritta con la superbia di sapere tutto di tutti. Scritte proprio da quelle dita che qualche hanno fa avevano affossato il primo iPhone sicuro del suo insuccesso. Per me Mantellini rimarrà famoso per questo.
    Non si pone minimamente il problema dell’istantanea o del momento “fermato” dalla fotografia, no, quello si vede e quello è.
    In realtà le foto potevano anche non esserci, perchè tanto la sentenza era già stata emessa, foto o non foto, visto che oggi si vive solo di pregiudizi. Bene così.

  18. Claudia Pittelli dice:

    “Anno” senza h, grazie.
    O volevi scrivere “ano”, arrossato, pulsante, dolorante, palpitante, solcato di capillari scoppiati e di vene in rilievo, con contorno di crema caccolosa. Decisamente più in tema.

  19. mauro dice:

    è veramente un danno incalcolabile il fatto che i partiti italiani in Europa con popolari e socialisti al governo da un ventennio, festeggino coi popcorn e continuino indisturbati a trafficare per il potere locale, corrotti fino al collo, senza alcun tipo di rinnovamento.
    A livello continentale c’è una situazione molto sfavorevole per l’Italia, una situazione letteralmente disastrosa: mentre Lega e alcune regioni PD spingono per la disintegrazione indipendentista come in Spagna e dopo aver portato avanti una riforma costituzionale scellerata, la Germania rafforza di anno in anno il nazionalismo e il prossimo passo è la completa ripulitura delle banche tossiche. Una volta finito il lavoro sporco lo scenario cambierà e non avranno più alcun interesse a far vivere il blocco monetario unico e ripiegheranno su un comune federalismo riscoprendo persino Spinelli… riscrivendo ancora una volta la storia sulla pelle dei più deboli.

    Non ci lamenteremo: sarà stato un trentennio di allegria e popcorn, alternati a lacrime e sangue, milioni di poveri a piangere e urlare, e tanta disperazione. Però anche tanti popcorn, dentiere e 80 euro. Un mondo violentemente fantozziano, sempre più iniquo e abbruttito, comunque destinato a soccombere.

  20. Annamaria dice:

    Davvero desolante l’immagine di quei tizi che ridono, non si sa bene di chi e per che cosa, in una stanza vuota con tante mensole alle spalle implacabilmente vuote . I tizi sono lì per caso, c’è aria di trasloco; o forse sono entrati lì per caso, un luogo per sedersi e basta, un luogo purchessia per ridere non si sa bene di chi e per che cosa.
    Il piddì è questo: gente che ride in una stanza vuota e se ne sbatte se nessuno capisce come diavolo si fa a ridere in tutto quel vuoto.

Lascia un commento