Ho seguito con interesse, fra ieri e oggi, gli sviluppi della vicenda torinese dell’editore fascista al Salone del Libro. Ieri scrivevo su Twitter che entrambe le posizioni espresse, quella dell’antifascismo militante di chi decide di rinunciare all’evento (come era prevedibile l’elenco si è allungato) e quella di chi invece intende rispondere al fascismo strisciante occupando con forza il proprio spazio nei luoghi del Salone, sono piene di punti per me condivisibili. Ogni volta penso: accidenti, anche questo è vero!
Dovessi scegliere quelle che mi hanno colpito di più sceglierei il PS che Zerocalcare ha dedicato alla sua decisione di non andare a Torino:

Dovendo invece scegliere la cosa più intelligente che ho letto sull’opportunità di non stigmatizzare troppo la vicenda del Salone devo violare (solo in parte) la riservatezza una comunicazione privata: un messaggio che ho ricevuto da un grande intellettuale italiano che stimo molto:

Così io, a questo punto, confesso senza imbarazzi di non avere grandi certezze sul Salone del Libro di Torino.
Di una cosa sarei invece abbastanza certo. Che i tempi siano cambiati. Che l’aria che si respira in questo Paese non sia la stessa di qualche anno fa. E che tutto questo ci dovrebbe suggerire maggior cautela e maggiore attivismo. Conterà la memoria (qui l’ultimi thread di Johannes Buckler sui partigiani uccisi a Forlì e appesi di fronte al balcone di Salvini), conterà la capacità di non lasciare nulla di intentato. Di chiedere spiegazioni. Di domandare chiarimenti.
Per esempio di chiedere a CDA* come mai – come scrive Giacomo Papi sul Post – distribuirà sul territorio nazionale i libri di un editore fascista. Di chiedere ai magistrati – come hanno fatto Chiamparino ed Appendino oggi – di valutare la sussistenza di un reato previsto dal codice nelle parole di un editore che si professa fascista.
Di chiedere spiegazioni, prima di tutti a noi stessi e a chi ci sta accanto sulla fine nota che sta facendo questo Paese.
Se davvero stiamo facendo tutto – ma proprio tutto – quello che è in nostro potere per evitarla.
Update: *Una precedente versione di questo post indicava Mondadori quale distributore dell’editore fascista. Mondadori fa sapere (a me e al Post dove avevo letto la notizia) che non è così. Così la richiesta di eventuali spiegazioni – scrive Il Post – andrà indirizzata a CDA.



Maggio 7th, 2019 at 18:29
fa piacere vedere che non sono il solo a ricordarsi che gli editori fascisti ci sono sempre stati al Salone (è l’incipit del mio post di domani :-) )
Maggio 7th, 2019 at 18:40
Editori di estrema destra ci sono sempre stati, ma che facessero anche i picchiatori non ne ricordo.
Maggio 7th, 2019 at 18:49
I libri non si giudicano per chi li pubblica ma per quello che dicono.
Poi come corollario ci sarebbe che quanto dicono i libri non si giudica in base all’ideologia, ma facciamo un passo per volta.
Maggio 7th, 2019 at 18:52
Un grande intellettuale italiano dovrebbe sapere l’italiano.
Maggio 7th, 2019 at 19:41
Erasmo ha ragione. Francamente a un “grande intellettuale italiano” che scrive “bel spettacolo”, fossi al posto di Mantellini, come minimo toglierei il saluto.
Maggio 7th, 2019 at 20:12
Ma possono delle persone vivere costantemente con tutto sto parossismo e sto astio in corpo? Roba che è un miracolo se vi trattenete dal pigliare a clavate i passanti per strada!
Maggio 7th, 2019 at 20:21
A proposito, ho trovato su Internet questa cosa:
xxx
Che si fa? Stacchiamo subito la luce e accendiamo le candele o siamo tutti fascisti?
Maggio 7th, 2019 at 21:56
@scrimieri ho tolto il link al pdf del mein kampf dal tuo commento. Capisco il desiderio di essere protagonista ma almeno da queste parti trova un’altra maniera. Ti rammento comunque che quel libro è liberamente acquistabile in libreria e online.
Maggio 7th, 2019 at 22:14
Già, anche sul sito di Feltrinelli, per citarne uno che mi dicono di sinistra.
Poi è apparso al Salone del libro lo scorso anno, pubblicato da Edizioni clandestine, che ci sarà anche quest’anno, magari i virtuosi che boicottano il salone per il libro su Salvini non se ne erano accorti.
Maggio 7th, 2019 at 22:27
@Mantellini
Appunto: democrazia vuol dire scrivere, esporre, vendere, acquistare o citare liberamente qualsiasi libro. I veri fascisti son quelli che predicano la censura.
Maggio 8th, 2019 at 02:06
@Erasmo
Forse anche “ho visto” andrebbe sostituito con “abbia visto”.
Maggio 8th, 2019 at 06:55
@insula: no, mi pare che si possAno usare ambedue.
Maggio 8th, 2019 at 13:26
Sulla polemica del Salone di Torino, su cui si espresso in modo radicale Christian Raimo: per fortuna c’è una Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. Una casa editrice fascista, gramscianamente, ne aiuta la ricostituzione nell’opinione pubblica. Quindi se non è necessario chiuderla appunto perché siamo liberali e non fascisti, altra cosa è ammetterla alla più importante fiera letteraria del paese. Lì finisce il loro margine di visibilità. Quindi Raimo ha fatto bene.
Maggio 9th, 2019 at 08:18
Devo ammettere anch’io che quel “bel spettacolo” non mi è sembrato per niente un bello spettacolo.
Maggio 9th, 2019 at 11:11
A questo punto sarei curioso di sapere chi è il grande intellettuale italiano.
Maggio 9th, 2019 at 11:14
A questo punto sarei curioso di sapere chi è il grande intellettuale italiano.
In subordine mi piacerebbe un’analisi sul perché gli intellettuali italiani, o perlomeno una buona parte, non riescono a capire niente di quanto sta succedendo nel paese, ancorati come sono ai residui ideologici di una volta. Applicati però con lo strabismo che contraddistingue la sinistra odierna (*)
(*) sinistra perché per definizione chi è a destra è ignorante, e si sa che durante il ventennio la letteratura italiana non valeva niente.