Mi pare esista una qualche simmetria fra la vicenda del Salone del Libro che ospita lo stand di un editore neofascista e le discussioni che ripetiamo da anni sulla libertà di espressione negli ambienti digitali.
Il direttore editoriale del Salone di Torino Nicola Lagioia ha argomentato estesamente la posizione della Fiera (occorrerà ricordare che di un evento commerciale si tratta). La riassumo brutalmente:

– Esistono leggi dello Stato sull’apologia di fascismo.
– Fino a quando non si è condannati per tale reato si avrà diritto di affittare uno stand alla Salone.
– Il Salone ed i suoi eventi sono il luogo fisico nel quale discutere ed avversare i temi politici legati ad una simile vicenda.

Dopo una simile presa di posizione Christian Raimo, consulente del Salone si è dimesso (per la verità in relazione ad una vicenda collaterale un po’ diversa) e una serie di autori (che immagino aumenteranno nei prossimi giorni) ha annullato la propria presenza a Torino (al momento Wu Ming e Carlo Ginzburg). Altri, come Michela Murgia, hanno annunciato la prossima pubblicazione di un manifesto al riguardo.

Ora facciamo finta che il Salone del Libro di Torino sia Internet. Un luogo ampio, con una bassa barriera in ingresso. Chiunque in questa maniera potrà esporre i propri prodotti ed i propri pensieri. Accadrà nei prossimi giorni al Salone del Libro, lo stesso avviene quotidianamente in rete.

Passiamo al punto successivo, quello più chiaramente politico e attuale. Come si esprime la propria posizione politica su un tema rilevante come l’ondata neofascista che sta interessando questo Paese, a Torino come in Rete? L’idea di Lagioia è che questo sia possibile farlo dentro gli spazi di discussione del Salone. Come? Declinando, intanto, una chiara impronta antifascista all’evento che parte quest’anno da una frase di Primo Levi.

Il Salone del libro, e gli eventi di quest’anno in particolare, sono una delle rarissime occasioni nelle quali le posizioni degli intellettuali potranno ricevere attenzione da parte di un pubblico più ampio rispetto a quello degli addetti ai lavori. Così gli scrittori, i filosofi, gli storici e i sociologi invitati ad arricchire la Fiera avranno un’occasione unica per stigmatizzare (eventualmente) le proprie preoccupazioni per i tempi correnti nei quali posizioni reazionarie, razziste quando non chiaramente fasciste, escono ogni giorno dai banchi del governo, dagli esponenti politici e dalla bocca dei singoli cittadini. Ed esattamente come facciamo ogni giorno in rete frequentando certi luoghi digitali ed evitandone altri la simmetria fra il Salone del Libro di Torino e Internet potrebbe completarsi qui.

Sono tempi strani e pericolosi. La propria distanza da un editore neofascista che espone le sue opere alla più importante riunione letteraria del Paese si mostra, secondo me, in una sola maniera: non andandoci. Così come non si frequentano siti web violenti o razzisti e non si scrive su quotidiani reazionari (i quali oggi abbondano e sono pieni di editoriali di fieri democratici).

p.s. ai molti che in queste ore scrivono che una simile discussione ottiene come unico risultato di dare visibilità all’editore neofascista rispondo due cose. 1) Che noia. 2) La visibilità gliela ha data Il Ministro dell’Interno che pubblica libri con quell’editore e indossa le sue magliette.


update: il punto di vista di Michela Murgia.

19 commenti a “Il Salone del libro e Internet”

  1. Pepato dice:

    “La propria distanza da un editore neofascista che espone le sue opere alla più importante riunione letteraria del Paese si mostra, secondo me, in una sola maniera: non andandoci. ”

    No. Ci sono un milione di libri non fascisti, e un solo libro fascista. La distanza si mostra andandoci e portando un libro antifascista in più.

  2. .mau. dice:

    <3

  3. Matteo dice:

    @Pepato, immagino intendesse non andare allo stand. Altrimenti non dovrei stare qua a scrivere questo commento visto che esistono blog neofascisti ad una ricerca su Google di distanza.

  4. Furio dice:

    E’ molto triste che si sia arrivati al punto di dover votare l’estrema destra. Ma con progressisti così è inevitabile. Purtroppo la terrificante distopia che voi augusti avete in mente per noialtri gente normale, è semplicemente inaccettabile. Si agirà di conseguenza. La vostra schifosa società liquida, con lavoratori senza tutele ma liberi di migrare e cercare altrove condizioni migliori, sapete molto bene dove mettervela. Non passerete mai.

  5. roberto dice:

    Meno FURIOsamente: sono stati fatti errori gravi: per trovare una via d’uscita bisogna per prima cosa esserne consapevoli: poi fare ‘mea culpa’: poi azzardare qualche impegno… Niente di tutto questo nell’aria, pare.

  6. Claudia Pittelli dice:

    @Furio Onestamente non so se sia peggio un futuro in cui i giovanotti italiani si vedranno “costretti” a masturbarsi su Lubamba (sorta di non riuscitissimo incrocio tra Bill Cosby e Fernandel), o un presente in cui si strastullano pensando a Tea Falco. Le rimostranze che avanzi tu mi paiono in effetti tutt’ altro che peregrine.

  7. Furio dice:

    @roberto
    Trattasi non di “errori” ma di scelte precise. L’agenda è di promuovere società liquida e migrazioni di massa.

  8. Emanuele (l'altro) dice:

    Quando si parla di sinistra al caviale si intende proprio questo.
    E la cosa più divertente, tra virgolette, è che chi oggi pensa di essere di sinistra e accusa chiunque non la pensi come lui di fascismo poi appoggia le peggiori élite mondiali che sono fasciste fino al midollo. Perlomeno negli anni settanta la sinistra combatteva anche quelle élite.

  9. egidio scrimieri dice:

    Cosa dire?
    Ecco, la cosa migliore che riesco a dire e’ che (ancora una volta) il mondo appare diviso in due categorie: gli “esseri umani moralmente superiori”, ossia coloro che si interrogano con argomenti sublimi ed agghiaccianti sulla soluzione di diatribe come quella di cui sopra (si e’ moralmente più’ superiori andando al salone, o si e’ moralmente più’ superiori non andando al salone?), e gli “esseri umani e basta (scusate se e’ poco)” ossia coloro che continuano a guardare stupiti i primi e a chiedersi: “ ma questi ci son venuti o ce li hanno mandati?”.

  10. roberto dice:

    @furio
    Promuovere società liquida e migrazioni di massa: neanche Mosè sarebbe capace di strategie così vaste! Credo si tratti più semplicemente di… autopromozioni, costi quel che costi.

  11. Umberto dice:

    Piccoli e piccolissimi politici e intellettuali che da giorni discettano oziosamente sul “vado non vado”, una questione che al 99% degli italiani non interessa minimamente. E poi pontificano sulla “distanza” con il paese reale. E alle prossime elezioni si meraviglieranno del risultato.
    Non cambia mai niente in questo paese.

  12. andy61 dice:

    Dunque il Salone di Torino come la Veritá o Libero o, peggio, qualche blog di estrema destra ?
    Mi sembra che siamo al delirio.
    Vorrei ricordare che i fascisti sono stati resuscitati proprio da chi ha devastato le periferie in nome di “sani principi democratici”, da chi per difendere gli “ultimi”, o supposti tali, ha sistematicamente fottuto i “penultimi”.
    Il Salone del Libro dovrebbe essere un luogo di discussione e confronto; vedo invece gente che scappa o, peggio, cerca visibilità e magari si tratta degli stessi che difendevano la scelta di invitare l’Arabia Saudita come ospite d’onore.

  13. Raffaele dice:

    @Massimo Mantellini: Ti chiedo – e non è una domanda retorica, ti assicuro – se tu riesca a misurare la distanza siderale tra le meditate, argomentate, articolate riflessioni che esponi su questo blog (condivisibili o meno, non importa) e i deliri dei Napalm 51 che si affrettano a commentarle. Che trollano il tuo blog come fanno con tutti gli altri. Così come con tutte le pagine dei siti di news aperte ai “commenti”.
    Varrà la pena, prima o poi, porsi il problema di che esito abbia avuto l’idea originaria di essere “social”. Di che triste e deprimente feedback riceva quotidianamente l’intenzione – nobilissima e democraticissima – di dare voce ai fruitori/lettori di un sito.

    p.s. Stigmatizzare significa disapprovare, condannare. Cosa intendevi dire quando hai scritto “avranno un’occasione unica per stigmatizzare (eventualmente) le proprie preoccupazioni”?

  14. ale dice:

    Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

  15. Emanuele (l'altro) dice:

    Quali sarebbero i deliri, tanto per capire?
    Io vedo sempre e solo la voglia, detta chiaramente o con dotti giri di parole, di non voler leggere e sentire quello che va contro le proprie idee. O meglio, ideologie. Concetto che si manifesta con le liste di proscrizione, con le leggi liberticide che vengono votate quando si è al governo (le “eccezioni” che sono democratiche se proprie, fasciste se di altri), per finire con le proposte che periodicamente saltano fuori quando le elezioni vanno male di limitare il diritto di voto.
    Siccome sono concetti che vanno benissimo alle élite economiche mondiali ecco che l’intellettualismo vero o presunto di sinistra finisce per fare il gioco di quelle. Loro si fascistissime. Ma non si rasano la testa e non fanno saluti romani, sono presentabili e persino piacevoli da frequentare, quando te lo lasciano fare per quei 5 ambiti minuti.

  16. Furio dice:

    @roberto
    Gentile sig. Roberto, proprio non sono d’accordo. Se lei agevola logisticamente la venuta di masse di persona dall’Africa, predisponendo addirittura una flotta adatta allo scopo, sfruttando dei cavilli della legislazione internazionale e spaccando il pelo pubico in 4 sulla definizione di “porto sicuro”. E ancora, se lei predispone tutta una serie di associazioni lautamente e con precisione svizzera pagate (unico caso di pagamenti non in ritardo della PA) unicamente per accudire masse di giovanotti stranieri. E ancora, se lei tramite il braccio armato della Magistratura (che in Italia, ricordiamo, di fatto non risponde a nessuno) lei sentenzia che il migrnate che si dichiari minorenne o gay non possa essere epulso…..
    beh gentile Roberto….se lei fa tutto ciò, è evidente che LEI STIA PROMUOVENDO UNA MIGRAZIONE DI MASSA. Le pare?

  17. Erasmo dice:

    Il riferimento a Ecce Bombo mi pare centrato.

  18. andy61 dice:

    Il can-can mediatico provocato dalle soliti vestali della morale “democratica ed antifascista” é riuscito a trasformare una piccola ed insignificante casa editrice di proprietà di un picchiatore fascista in un fenomeno mediatico nazionale.
    Casa Pound ringrazia.

  19. roberto dice:

    @furio
    1) selezione della classe politica;
    2) efficacia e rapidità della giustizia.

    Il mantra dei nostri problemi è sempre quello: e sempre scompare come gli oggetti usuali del nostro menage quotidiano.

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