Il caso vuole che in questi giorni in auto stia ascoltando, dopo averlo letto anni fa, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa interpretato dalla meravigliosa voce di Toni Servillo.
Il caso vuole che in questi giorni sia esploso l’ennesimo caso di assunzioni pilotate nella sanità in Italia.

Tancredi suggerì al Principone di Salina quella che è la frase più celebre del libro, quella che tutti abbiamo imparato in questi anni a nostre spese (o a nostro vantaggio): vale a dire che tutto dovrà cambiare perché nulla cambi.
Così questa sera la governatrice dell’Umbria si è dimessa (“a testa alta” raccontano le cronache) e il segretario del suo partito ne ha lodato immediatamente il “senso di responsabilità”.

Questo teatrino che ciclicamente si ripete è per conto mio la parte più fastidiosa: fingere di non sapere, stigmatizzare un mondo che non esiste prima di ributtarsi anima e corpo, nell’illusione di non essere visti, nelle usuali relazioni e clientele.

Chiunque abbia fatto politica in Italia, dal dopoguerra ad oggi, sa come funziona, nella sanità come altrove negli ambiti pubblici. Chiunque abbia lavorato nel pubblico o abbia qualcuno vicino che lo abbia fatto SA come stanno le cose. Lo sa, indipendentemente dalle pur esistenti ed inevitabili eccezioni.

E le cose stanno – è quasi patetico doverlo ripetere – che in moltissimi ambiti, praticamente ovunque ve ne sia necessità – i concorsi in Italia sono addomesticati, il merito non conta (se non relativamente) e la politica e le sue clientele decidono tutto. Ovunque e da sempre. Non c’è destra o sinistra nelle amministrazioni locali: chi governa decide, sceglie le persone, secondo propri criteri.

L’Italia è fatta così anche se ci piace fare finta che non lo sia: che lo abbia fatto il PCI di 40 anni fa o Forza Italia in Lombardia o la vecchia DC nelle regioni del sud, o il PD nelle regione che amministrava fino a ieri, la politica da sempre ha scelto a chi affidare i posti pubblici di maggiore e minor prestigio. E lo ha fatto violando ogni volta scrupolosamente la legge.

Tutti sanno, tutti fanno finta di non sapere. E questa cosa, quando si coagula nelle parole dei politici di vertice è francamente ributtante. Come se non sapessero. Non c’è un primario o un dirigente pubblico o il destinatario di un appalto che non abbia dovuto curare le proprie relazioni prima di ottenere un qualsiasi lavoro in questo Paese, ben sapendo che, come diceva il compianto Ministro Poletti (lui stesso prodotto della feroce selezione fra pari della lega Coop) contano più gli amici del calcetto che qualsiasi robusto curriculum vitae.

Ma sto dicendo cose ovvie che sanno tutti. Sono quasi costretto a farlo perché davvero il gioco delle parti va in onda ogni volta uguale. Il merito è un accessorio non indispensabile: talvolta accadrà che il politico o il manager di nomina politica scelgano il migliore sulla piazza ma lo faranno individualmente, per una propria prerogativa personale. E molto spesso ai vertici delle aziende pubbliche o degli ospedali finiranno i più furbi. Talvolta i migliori, talvolta i peggiori. Quasi sempre gli amici degli amici.

Nulla di tutto questo in questo momento sembra modificabile. Il famoso passo indietro della politica è una di quelle frasi fatte che non riguarda solo una ipotetica TV di Stato che mai come oggi è invece lottizzata ed occupata.

Una cosa però – piccola – forse sarebbe possibile: la politica potrebbe rimanere in silenzio, risparmiarci la scena patetica della propria sorpresa e della propria indignazione. State zitti, voi sapete noi sappiamo. Tutto comunque resterà uguale ma noi almeno avremo la piccola consolazione di non doverci ulteriormente vergognare della vostra faccia tosta.

In attesa che un giorno qualcuno si alzi una mattina, prenda il cadavere ammuffito del povero cane Bendicò e trovi il coraggio di buttarlo nella spazzatura una volta per tutte.

6 commenti a “I gattopardi e la faccia tosta”

  1. Signor Smith dice:

    Si stampi.

  2. ci piace fare finta – Pizzeriaitalia dice:

    […] Il caso vuole che in questi giorni in auto… […]

  3. Roberto Cardoso Laynes dice:

    “In attesa che un giorno qualcuno si alzi una mattina, prenda il cadavere ammuffito del povero cane Bendicò e trovi il coraggio di buttarlo nella spazzatura una volta per tutte.”

    A parer mio questo sarebbe possibile solo con le armi. E con una rivoluzione cattiva. Quella che qui non c’è mai stata. E mai ci sarà.

  4. deid00 dice:

    “E lo ha fatto violando ogni volta scrupolosamente la legge.”

    Ecco il giudice de sto c****

  5. Emanuele (l'altro) dice:

    Praticamente la versione colta e ortograficamente corretta del “sono tutti ladri” che da sempre si sente nelle chiacchiere al bar.

  6. roberto dice:

    Chiunque… SA: ma non ha le prove.

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