Mi chiedono di partecipare ad un programma in radio. Il tema: i commenti violentissimi di riprovazione e rabbia verso una madre, comparsi in rete subito dopo una tragedia avvenuta a Bologna durante il Carnevale. Un bimbo di due anni gravemente ferito dopo essere sfuggito al controllo della donna mentre era su un carro allegorico.
Mi scopro leggermente sollevato nel constatare che all’ora della diretta il giorno successivo non potrò essere presente e anche per il fatto di non sapere nulla, non tanto della notizia, della quale avevo letto, ma del coro di commenti che l’ha seguita. Sono cose che fanno male.

Perché questo avviene? Perché ogni giorno sui social network leggiamo commenti terribili e disumani verso chiunque? Reazioni che sono ogni volta spropositate e indipendenti dal tema. Argomenti frivoli e tragedia familiari come quella di Bologna scatenano comunque una sorta di tribunale popolare che in pochi secondi decreta la sentenza. E simili sentenze hanno sempre alcuni tratti comuni: sono rapidissime, sono disinformate, sono spessissimo violente e disumane.

Per molti anni ho voluto credere che la difformità fra i nostri comportamenti in rete e quelli nella vita reale fosse superabile dentro un graduale adattamento. Il medium era importante e selvatico, andava cavalcato meglio, piano piano avremmo imparato. Ma questo è successo solo in parte, complice anche la nuova grande massa di utenti, con una cultura di rete ancora inferiore a quella dei vecchi neofiti, nel frattempo sopraggiunta. E per amore di complessità andrà sottolineato che nel medesimo periodo perfino l’educazione social nelle piazze e nei bar del mondo reale sembra essersi a sua volta contratta.

Ripeto sempre, fino a sgolarmi, che i commenti che leggiamo in rete non sono il sentire comune, nemmeno delle persone che hanno letto quella medesima notizia. La maggioranza di questi lettori, semplicemente, non l’ha commentata: di loro poco sapremo. I miserabili che attaccano in rete una madre dentro una tragedia gigantesca non sono “il popolo della rete”, sono una minoranza trascurabile e non rappresentativa di niente. Quella minoranza però racconta cose di tutti noi e sono cose spiacevoli e fastidiose.

Raccontare il miserabile e il fastidioso è da sempre uno dei tratti culturali di Internet. Il miserabile e il fastidioso, a scanso di equivoci, esistevano anche prima e sono parti di noi. Da quando esiste la Rete quelle parti hanno ottenuto un luogo di stabile residenza.


(LowRes, la mia rubrica su StatupItalia di oggi)

3 commenti a “Il miserabile e il fastidioso”

  1. Marco dice:

    Jeff Atwood (creatore fra gli altri di Stack Overflow) ha scritto un pezzo dove cerca di spiegare da dove venghino questi commenti: https://blog.codinghorror.com/they-have-to-be-monsters/

  2. stefano dice:

    E’ inutile meravigliarsi di quei commenti ,non possiamo certo cambiare la testa di milioni dipersone,mi ricordo un tale “Cristo” che ne aveva eccome e se ne aveva lui,ce li abbiamo tutti,come si dice a prescindere.Quindi mettiamoci l’animo in pace. Poi non e’ detto che siano convinti,moltissimi bleffano potendosi nascondere,quindi amen.Pero’ una soluzione definitiva c’e’!! Udite udite ! Basta un “moderatore” che smisti i commenti
    costruttivi ed educati in una sezione diversa da quelli inutili offensivi che non servono a niente che andranno in altre sezioni due o piu’ a seconda della gravita’ cosi’ non siamo costretti a sorbirci (come la pubblicita in internet)quello che non ci piace.in questo modo nessuno e’ cancellato ma punito E’ salvaguardata la liberta’ di espressione ma se uno vuole essere letto deve comportarsi bene altrimenti finisce nell’angolo.Poi se uno vuole si va a leggere anche le categorie di seconda scelta ma quando vedra’ che non impara nulla e sono inutili,non le guardera’ piu’ con buona pace di quella gente che cosi’ dovra’ cambiare registro per non finire nel dimenticatoio.Poi potra succedere che al moderatore scappera’ qualche errore o peggio sia in malafede, ma se non verra’ cancellato niente,il sistema si aggiustera’ da solo.Quella gente si comporta cosi perche’ sa che siamo costretti a leggerli,e gli piace dare fastidio.La cosa giusta
    da fare la sanno anche loro ma fanno finta di non saperla.
    Cosi’ come dobbiamo comportarci bene a scuola ,in ufficio,guidando,in chiesa,nei negozi,ecc per non essere giustamente puniti,cosi’ dobbiamo comportarci bene in rete per non essere in qualche modo (che non c’e’ ancora) puniti.

  3. Emanuele (l'altro) dice:

    C’è un punto però da chiarire. Il commento terribile è disumano è da censurare sempre a priori? Considerando che non esiste quasi mai oggettività nello stabilire quanto un commento sia terribile o disumano perché dipende anche dalla diversa sensibilità di ognuno di noi. Poi sappiamo che automaticamente applichiamo i nostri standard agli altri per cui se io dico che lo è poi mi meraviglio se per altri non lo è.

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