Sempre più spesso i politici italiani pubblicano libri di politica. Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di semplici instant book sull’attualità e su loro stessi. Non sono biografie a fine carriera (del resto si tratta di carriere che difficilmente finiscono) non sono tentativi di rendere organica la propria visione dopo tanti anni di esperienza politica sul campo. Sono, in genere, libretti: opere rapide, magari assemblate in fretta con l’aiuto di qualche professionista o malscritte in relazione al rifiuto di affidarsi a qualche professionista. Sono libri arricchiti di qualche retroscena poco noto, così da assicurarsi qualche titolo sui giornali, secondo uno schema inaugurato molti anni fa da Bruno Vespa. Sono libri quasi sempre dotati di una propria dignità editoriale. Sono una parte di quella che Simonetti chiama, con un’espressione molto azzeccata, letteratura circostante.

Fuori da ogni moralismo una buona parte della produzione editoriale oggi è fatta così. Nel caso particolare dei libri scritti dai politici (va detto che il grosso della letteratura circostante legata ai personaggi pubblici riguarda figure ben più centrali nella discussione pubblica come calciatori, star della TV ecc) l’editore gode di un marketing spontaneo dell’autore, disposto a girare il Paese presentando e firmando copie del proprio libro. Queste presentazioni si stanno trasformando nella versione contemporanea dei vecchi comizi. L’autore, da parte sua, gode di un palcoscenico personale preziosissimo nel momento in cui la politica abbandona le strutture dei partiti, il ragionare comune e ogni ideologia e si trasforma in una faccenda di metterci la faccia, in una stanca ripetizione del pronome IO al posto di NOI. Così perfino politici che i fatti recenti hanno relegato ai margini (tre casi eclatanti Renzi, Letta, e Minniti), avendo scritto un libro, possono girare il paese occupandosi del tentativo di ricostruzione del proprio personal branding, a dispetto delle proprie momentanee disgrazie reputazionali. Il libro poi, ma questo vale per chiunque, è un volano utilissimo per interviste sui giornali e comparsate TV: le parole sui giornali e la presenza in TV sono ulteriore arricchimento per l’editore e l’autore assieme.

Tutto questo però, lo dico per Carlo Calenda che ho ascoltato con piacere nella mia città qualche giorno fa, ha una relazione solo parziale con la politica: è politica circostante.

2 commenti a “La letteratura politica circostante”

  1. andrea dice:

    Eh no caro mantellini…
    quei “libretti” e i tour associati sono l’unica occasione che hanno per far conoscere le proprie idee e poter salire dal grado 0 della discussione, visto che altri spazi non ce ne sono.
    Anche (e non solo, a onor del vero) a causa di coloro che pontificano da uno scranno digitale, puntando il dito e disconoscendosi l’onere di spiegare le proprie posizioni e le proprie proposte.

  2. Massimo dice:

    Non è di grande conforto, ma non è un fenomeno solo italiano…

    https://www.fnac.es/a6514792/Pedro-Sanchez-Manual-de-resistencia

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