Dalle parti del governo – potete starne certi – continuerete a sentire parlare di migranti. Ne parlerà Salvini, ancora e ancora, tutte le volte in cui sarà possibile, ne parlerà – per non essere da meno – Di Maio (con il ridicolo contraltare del poliziotto buono interpretato da Fico). Ne parleranno ancora, pur se con qualche maggior cautela, anche certi rimasugli del precedente governo di centro sinistra, felici, quando ve ne sarà l’occasione, di cavalcare i soliti discorsi sulle frontiere e sulla sicurezza dei cittadini.

E tutto questo, dai fasti dell’anticipatore Minniti in qua, non è casuale.

Attaccare i fenomeni migratori, chiamare con disprezzo le ONG “taxi del mare”, organizzare campagne di stampa e della magistratura per demonizzare ogni forma di solidarietà, arrivare perfino a commentare con un’alzata di spalle la morte di centinaia di persone in mare o ad imporre il ritorno dei “salvati” nei lager libici pagati con i nostri soldi, sarà politicamente vantaggioso ancora per molto tempo per una ragione semplice e terribile. Perché gli italiani, nei bar e nelle piazze, dal fruttivendolo e in fila alle poste pensano (e ormai dicono, a voce alta e senza imbarazzi) le stesse cose.

Di tutte le possibili difficoltà alle quali questo governo prima o dopo andrà incontro, delle crisi di reputazione che dovrà affrontare, quella sulla gestione col pugno di ferro dei fenomeni migratori, quella sui porti chiusi, quella sulla pacchia che è finita, quella sulle bugie sui morti in mare esposte in cartelli in TV di fronte a giornalisti muti, quella della ferocia delle parole, dell’indecenza dei ghigni, delle calunnie e delle ciniche alzate di spalle di fronte a cadaveri di donne e bambini, sarà l’ultimo dei problemi, perché quelle parole e quei ghigni, quella ferocia e quella totale disumanità, sono oggi palpabili ovunque in Italia. Sono voti sonanti per il più cinico del quartierino alle prossime elezioni. E sono la cosa più spaventosa e disarmante che questo Paese offre oggi a chi lo sa guardare.

5 commenti a “Migranti: la pacchia continuerà”

  1. graypixel dice:

    Per conoscere l’indole dei popoli non conviene paragonarli nei momenti normali ma quando, sciolti da ogni freno, si trovano in assoluta balia del loro istinto (C. Cavour)

    la cito ovunque posso perché si diffonda, perché calza come un guanto.
    Perchè non siamo mai cambiati.

  2. Beppe dice:

    “…spaventosa e disarmante…” effettivamente ho litigato con quasi tutti i miei colleghi, a più riprese con avventori a caso del bar sotto casa per non parlare dei baristi… E mi hanno spaventato. E mi hanno respinto con perdite. Non se ne esce. Hanno certezze inscalfibili da qualunque fatto. Sono privi di qualsivoglia dubbio.

  3. Umberto dice:

    Invece di dire e scrivere sempre le stesse cose sarebbe molto più utile chiedersi perchè siamo arrivati a questo punto. Ma nessuno lo farà perchè è molto più gratificante continuare con le litanie piuttosto che fare un serio esame di coscienza e, perlomeno, cercare di non ripetersi. Tanto la colpa è sempre di qualcun altro.

  4. Marco[n] dice:

    Umberto, spiegaci tu perché siamo arrivati a questo punto. Io la mia idea ce l’ho e non è lusinghiera per i miei concittadini, ma magari tu mi puoi illuminare.

  5. Roberto dice:

    Davvero: in questo momento (e in questo luogo) non si riesce ad immaginare una via, tranne che il ritorno all’evergetismo.

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