L’avvocato dell’uomo che ha sparato e ucciso un ladro moldavo 29enne dice che il suo cliente aveva subito 38 furti. È una balla, ovviamente, resa ancora più improbabile dall’accuratezza numerica (38, non 37 né 39). Si scopre poi che lo sparatore aveva subito negli ultimi due anni 2 furti e aveva denunciato 4 tentativi di furto. A questo punto il lettore, invece che concentrarsi sull’esagerazione intenzionale del legale (38 furti, una dichiarazione impossibile, come quelli che dicono di aver avuto 2000 fidanzate) e trarne un giudizio etico su di lui, si concentra sulla parte residua del messaggio: due furti e 4 tentati furti, che sono comunque moltissimi. È comunicazione simpatetica. Esagerare dolosamente il messaggio – esattamente quello che fa Salvini ogni giorno – non creerà alcun danno: sarà anzi la porta di accesso al cuore dei lettori/elettori su temi che li interessano. Questi lettori/elettori saranno poi disposti a ignorare le bugie intenzionali in nome di una raggiunta sintonia. Lo stadio in cui è la comunicazione politica italiana oggi è esattamente questo: siamo alla comunicazione simpatetica. Contano i temi e solo quelli. Tutto il resto è corollario. Le bugie non generano alcuna risposta etica nemmeno quando vengono svelate e sarò quindi possibile (anzi auspicabile) abusarne tranquillamente.

14 commenti a “Comunicazione simpatetica”

  1. ale dice:

    il problema e’ che ti concentri sul fatto dei 38 tentativi di furto
    non su quello che e’ entato con un passamontagna e aveva un piccone in mano

  2. Raimondo dice:

    Ma quindi lei dice che dormiva da tempo nel capannone della ditta anziché andare a casa come tutte le altre persone perché voleva avere l’occasione di ammazzare un ladro?
    Solo due furti e quattro tentativi denunciati in due anni, vuol dire che era disponibile a vivere come un barbone per altri mesi se non anni solo per il gusto di uccidere?
    Ha ragione, c’è chi si concentra sui particolari invece di guardare le cose importanti. Non c’è più simpatetia. Non c’è più umanità.

  3. Erasmo dice:

    La famiglia di benpensanti è riunita per cena, col televisore acceso. Sullo schermo passa l’intervista all’avvocato di un indagato per un crimine. Partono gli insulti all’avvocato. Il Capo Famiglia decreta: in certi casi non permetterei la difesa. Grugniti di approvazione, mentre masticano il timballo. Le bugie del difensore hanno indiscutibilmente generato una risposta etica.
    La famiglia di benpensanti colpisce idealmente l’avvocato perché odia l’imputato. E’ una visione del diritto alla difesa che l’Italia condivide con il Pakistan. Senza offesa per il Pakistan. La posizione di Mantellini è, a onor del vero, più raffinata, perché trasversale: a lui non interessano né l’avvocato né l’indagato, ma Salvini.

  4. andy61 dice:

    Massì dai, solo due furti e quattro tentati; di che cosa si lamenta quel gommista che sicuramente è benestante e magari è pure un po’ evasore fiscale.
    Quella dell’avvocato è esattamente la stessa truffa intellettuale di chi continua a raccontare che non c’è alcun problema di criminalità stante il continuo calo degli omicidi.
    A mistificazione il mondo reale risponde con altra mistificazione anzi, a comunicazione simpatetica il mondo reale risponde con comunicazione simpatetica.
    E poi ci sono i reati comuni in calo…. sì, peccato che però il nostro paese abbia una incidenza doppia rispetto alla media europea ma, ovviamente, chi parla di microcriminalità è un fascista giustizialista e la proprietà privata o l’inviolabilità del domicilio vengono meno davanti a chi ritiene di aver bisogno.
    La scorsa Pasqua i ladri sono entrati in casa di un mio amico e hanno rubato qualche valore e le carte di credito. I ladri sono stati beccati perchè hanno usato tranquillamente le carte ed erano arcinoti alle forze dell’ordine, logica conseguenza di tre condanne definitive, procedimenti in corso e oltre venti denunce a piede libero. Sanno che non faranno mai un giorno di galera perchè agendo bene si beccano solo furto semplice e nessun giudice ne decreterà mai la pericolosità aprendo loro le porte delle patrie galere e così potranno campare in eterno entrando nelle case a rubare.
    Questo non giustifica la morte di una persona ma può spiegare perchè la gente ne ha piene le scatole di certi discorsi da frequentatori di salotti.
    Lo Stato sembra per scelta politica non voler difendere i cittadini e di far passare la proprietà privata come una sorta di assurdo privilegio.
    Quell’avvocato sarà poco serio, mi sembra la vecchia storia della trave e del fuscello.

  5. Marco[n] dice:

    Diventa sempre più deprimente leggere i commenti. Uno parla di comunicazione e l’altro risponde parlando del sistema giudiziario. Ormai il concetto di capire cosa vuole dire l’interlocutore è completamente sparito, importa solo dire la propria idea, a proposito o a sproposito che sia. E condirla anche con qualche battutina, nei blog ancora civili, o con qualche insulto su Facebook

  6. Erasmo dice:

    Lentamente don Calogero capiva (…) che da un interlocutore si può ottenere di più se gli si dice “non mi sono spiegato bene” anziché “non hai capito un corno”.
    Si tratta di una fortunata frase del Gattopardo, forse quella che è maggiormente entrata nella prassi comunicativa delle persone. Si sposa perfettamente con la prima regola della comunicazione: importa quello che riesci a far pervenire all’interlocutore, non la tua virtuosa intenzione.
    E’ curioso che Marco(n), proprio pontificando di comunicazione, dica il contrario: i commenti altrui lo deprimono, perché non stanno al tema, e perciò configurano un rifiuto (o l’incapacità) di capire cosa voleva dire l’autore del post. Che facciamo? Discettiamo di comunicazione simpatetica, perché questo è il titolo del post? Oppure stiamo zitti, secondo il cortese e implicito invito di Marco(n)?
    Non vorrei apparire pedante, ma mi sento di rispondere: questo è, piaccia o no, un luogo di comunicazione, allargata a chiunque legga. Chi legge ha una sorta di dovere morale di leggere tutto, ma proprio per questo ha il diritto di soffermarsi su qualunque concetto espresso nel testo. Il blog è aperto ai commenti, per cui si deve intendere che qualunque risposta non oltraggiosa sia lecita. Il “fuori tema” non può essere applicato al titolo del post o al supposto desiderio dell’autore di circoscrivere l’argomento. Se io sono colpito da una frase (nella fattispecie, “le bugie non generano alcuna risposta etica nemmeno quando vengono svelate”) mi sento pienamente in tema se commento quella, e sono dispiaciuto se, così facendo, deprimo qualcuno.

  7. il Capitano dice:

    Raramente commento, ma stavolta lo farò. @Marco(n) ha secondo me centrato il problema. Mi chiedo: perchè invece di commentare a vanvera non continuate a concentrarvi sul vostro ombelico? Se il post è sulla comunicazione di questo caso, perchè leggo commenti su altri temi? Anche io probabilmente avrei agito come l’uomo che ha sparato, ma questa è un’altra storia.

  8. Marco[n] dice:

    @Erasmo. Non mi pare di aver parlato di censurare o silenziare nessuno. Il problema è tutto mio, ho delle aspettative in un senso e dato che spesso non vengono raggiunte mi deprimo.
    Ho quindi scritto solo una considerazione, giusto per vedere se succede anche ad altri. A me leggere “chissenefrega se 38 è un numero falso, il problema è il ladro” o le invettive contro i buonisti che “difendono il ladro” e cose simili quando il punto sollevato era legato al fatto che la comunicazione esagerata e falsa è ormai accettata come cosa normale, deprime.
    Me ne farò una ragione, non preoccupatevi.

  9. ale dice:

    l’avvocato probabilemtne ha solo ripreso una notizia di 6 mesi fa e di li ci ha ricamato
    http://www.arezzonotizie.it/cronaca/fredy-pacini-38-furti-subiti-vivo-in-negozio-le-telecamere-di-mattino-5-a-monte-san-savino.html

    e se parliamo di comunicazione parliamo anche di questo allora, ma ogni notizia e’ comoda per portare avanti la vostra politica

  10. mima dice:

    > A questo punto il lettore, invece che concentrarsi sull’esagerazione intenzionale del legale (38 furti, una dichiarazione impossibile, come quelli che dicono di aver avuto 2000 fidanzate) e trarne un giudizio etico su di lui

    Attenzione però.

    38 è un numero riportato dai giornali, nessuno attribuendolo al gommista direttamente. Alcuni all’avvocato, ma restando abbastanza generici.

    Ora, può essere sia stato lui a dirlo ma non abbiamo modo di saperlo. Mi interrogherei più sui giornali che hanno rimbalzato la notizia senza manco fare una telefonata ai carabinieri.

    Questo tuo invocare un giudizio morale sulla parte in causa mi pare abbastanza orrendo.

  11. Emanuele (l'altro) dice:

    “È una balla, ovviamente, resa ancora più improbabile dall’accuratezza numerica (38, non 37 né 39)”

    Questa chi me la spiega?

  12. Erasmo dice:

    @mima: è peggio di come dici, perché il giudizio morale è invocato non sulla parte in causa, ma sul suo avvocato. Il diritto alla difesa affonda le sue radici nella notte dei tempi (oppure nella Costituzione del 1948, se lo si preferisce). E in cosa consiste il diritto alla difesa? Nel diritto a un avvocato, certo. Ma anche nel non- obbligo dell’avvocato di dire la verità. Eccetto nell’Unione Sovietica, ovviamente. Eccetto nella Germania nazista, certo. Ma ve lo immaginate, in un paese civile, un avvocato che dice: “signor giudice, il mio cliente mi ha confidato che sua moglie non è caduta dal balcone. Ce l’ha gettata lui. Mi ha parlato in segreto, ma io lo rivelo, per non incorrere nel giudizio etico di qualche lettore di blog”. Sembra una scena parodistica, ma non lo è: se infatti ci si scandalizza per 4 che diventano 38, che si dovrà dire di un avvocato che nasconde un omicidio? In un clima di odio, si dirà che l’avvocato è un mascalzone. In un clima normale, ossia laico, si dirà che ha fatto semplicemente il suo mestiere. E l’unico possibile giudizio sarà sull’efficacia della sua strategia difensiva.

  13. Marco[n] dice:

    @Erasmo Continuiamo con gli straw-man argument, vedo. Fin’ora non ho letto un solo articolo o commento sul comportamento dell’avvocato, ma su, tiriamo in ballo il diritto alla difesa, tanto il (possibile) imputato mica è un immigrato

  14. Erasmo dice:

    @Marco[n] Ti sono grato per l’attenzione che porti ai miei scritti, tale da farti trascurare di leggere il post. Se vorrai trovare il tempo per leggerlo, troverai che il fulcro dell’argomentazione è la pretesa non-eticità della dichiarazione dell’avvocato. Manca invece nei miei commenti (a proposito di diversioni!) qualunque riferimento alla nazionalità dell’indagato, e non ho capito la ragione della tua infelice chiusa. O forse l’ho capita: sottotraccia, qui non si sta parlando di comunicazione, di gommisti, di avvocati, di diritto alla difesa: si sta parlando di Salvini.
    Non io. Io sto parlando di abbandono dei fondamenti di civiltà giuridica (cioè di civiltà tout-court) a causa di passioni e frustrazioni politiche. Nota che il termine “abbandono” è benevolo, perché presume che in precedenza i fondamenti ci siano stati.