Volendo magari occuparsi della sostanziale decadenza della figura dell’intellettuale in Italia toccherà parlare di Ernesto Galli della Loggia.

Il quale – nell’ultima delle sue ficcanti lezioni rivolte ad un pubblico di assenti – ha dedicato sul Corriere della Sera un articolo fra lo scherzoso e lo schernoso (più scherno che scherzo in effetti come si addice ad un intellettuale del suo livello) agli errori, in qualche caso davvero rilevanti, contenuti nell’ultimo poderoso volume di Antonio Scurati su Mussolini.



A Galli della Loggia, che evidentemente vive in un mondo tutto suo, non interessa granché che il libro di Scurati, di grandissimo successo in libreria, crei una nuova attenzione, culturalmente sana, sul ventennio fascista, periodo del quale la grande maggioranza degli italiani non sa quasi nulla (ne scrive benissimo Ivan Carozzi sul Post) se non quattro triti luoghi comuni. Al nostro non interessa che quel libro aggiunga informazioni buone per tutti, in un formato, in una quantità e di una qualità tale da superare ogni altro tentativo storiografico e divulgativo da decenni a questa parte sul peggior periodo storico del nostro Paese.

No, a Galli della Loggia interessa l’esattezza della data di Caporetto o sottolineare come solo lui si sia accorto di un refuso su una frase che è di Pascoli invece che di Carducci. A Galli della Loggia, dietro la foglia di fico davvero esile della critica a Bompiani che non fa l’editing dei suoi libri, interessa più di tutto – come sempre – mostrare chi lui sia e come mai gli altri, specie se gli altri sono in questo momento (in)giustamente sulla bocca di tutti, non siano un cazzo.

Che è l’esatta ragione della raggiunta assoluta irrilevanza di una lunga lista di intellettuali come lui. 


update: la questione è continuata con una risposta di Scurati e una controrisposta di Galli dela Loggia. Un riassunto su Il Post.


7 commenti a “Il vanto irrilevante”

  1. Matteo Z dice:

    totalmente sbagliato, gli errori di Scurati sono più che gravi, dimostrano una sciatteria quella si tipica degli intellettuali italiani che parlano di cose di cui sanno poco e male e nemmeno fanno lo sforzo di documentarsi.

  2. Erasmo dice:

    Apprendo che l’ignoranza è culturalmente sana. La settimana scorsa, avevo appreso che il cancro è un dono. Tremo al pensiero di cosa mi possa riservare la settimana prossima.

  3. Emanuele (l'altro) dice:

    Sarebbe il caso che l’attenzione culturalmente sana su un periodo così controverso e ancora vicino non venisse sollecitata da un romanzo, che per forza di cose avrà una visione molto più parziale e imprecisa di un saggio storico.

  4. andy61 dice:

    Interessante la rivendicazione sul Corriere al diritto alla sciatteria.
    Meno interessante la chiosa finale in puro stile salviniano in cui Scurati si rimette all’opinione dei lettori.

  5. massimo mantellini dice:

    @Erasmo: che scemenza
    @Emanuele magari fossimo in grado di governare i processi, ci toccherà accontentarci e in questo caso secondo menon ci è andata malissimo
    @andy61 non mi pare che Scurati abbia rivendicato alcuna sciatteria

  6. Dan dice:

    Non mi esprimo sulla bontà del romanzo, che non ho letto; ma, se quegli errori ci sono (e a quanto pare ci sono), ha ragione Galli della Loggia, molto semplice.
    Se fai un romanzo storico e commetti errori su date e attribuisci frasi erroneamente, è sacrosanto che venga fatto notare.
    Ma veramente qua si sta asserendo che “va bene così, chissenefrega”, e nel contempo elogiando l’opera di informazione e divulgazione? Siamo al paradosso.

  7. Emanuele dice:

    Questo articolo sembra scritto da Ernesto Galli della Loggia.

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