15
Set

Esiste una sorta di sotterranea doppia morale che avvolge tutta la politica italiana da qualche decennio. Curiosamente, non potrebbe essere altrimenti in un Paese ridicolo come il nostro, questo doppio standard ruota attorno alla figura di Bruno Vespa.

Nel salotto serale di questo signore, ex mezzobusto pensionato Rai ora trasformatosi in “artista”, passa volentieri tutto l’apparato, fin da prima del famoso contratto di Berlusconi con gli italiani.

Per l’apparato (politici, artisti, intellettuali ecc.) essere protagonisti nel programma di Vespa (o meglio ancora essere citato in uno dei suoi libri)  è il simbolo tangibile della propria raggiunta centralità. 

Quindi non inganni il sorriso di Toninelli in questa foto che gira molto in queste ore. Quella non è l’espressione fuori luogo di qualcuno incurante del dolore dei genovesi o del deprimente plastico che ha in mano, ma la semplice presa d’atto del proprio personale successo.

Ricordo che mi stupii molto quando il Renzi rottamatore delle prime ore, il politico trascinatore che tutto poteva per palese acclamazione popolare, scelse di aderire anch’egli al cerimoniale democristiano, viscido e curiale del programma TV di Bruno Vespa. Nulla era apparentemente più distante da Vespa e dalle sue liturgie del piglio modernista del Matteo da Rignano esattamente come oggi nulla pare più distante dai plastici di Vespa della politica e della retorica grillina. Mi sbagliavo ovviamente: allora come oggi.

Perché tutto quaggiù si ripete stancamente. Tutto ritorna uguale a prima. (No la citazione di Tomasi ve la risparmio) Tutto rimane immobile in questo Paese provinciale e senza idee, nel quale nemmeno la mediocrità di un salotto televisivo riesce ad essere sottoposta agli insulti del tempo.


5 commenti a “Tutto torna”

  1. egidio scrimieri dice:

    Lei crede -caro Mantellini- che la mediocrita’ di chi si pasce esclusivamente dell’additare le mediocrita’ altrui, senza voler null’altro significare, sia forse meno mediocre?

  2. Maurizio dice:

    Quindi da oggi vietiamo qualsiasi tipo di punto di vista personale che possa eventualmente generare una critica?

  3. Shylock dice:

    Sto cercando di collocare lo Stupore mantelliniano nel suo divenire storico e ho dei problemi di cronologia: Renzi da Vespa c’è andato prima o dopo la comparsata dalla De Filippi col giubbotto da Fonzie?
    Ho anche dei problemi di comprensione: in che modo sarebbe stupefacente l’adesione a un “cerimoniale democristiano, viscido e curiale” di uno scout democristiano, figlio di un democristiano?
    Grazie.

  4. Salvatore dice:

    Il post più bello che fra i tanti che ho letto a commento di questa foto. Complimenti

  5. Andrea S. dice:

    Ottimo post.
    Un’osservazione: dal 1992 ad oggi, l’unico con la schiena dritta a sufficienza per opporsi al viscidume vespiano è stato Demetrio Volcic, quando era direttore del Tg1 (1993-1994), tant’è che Vespa lo definì in un’intervista “distratto” – perché non gli aveva affidato la conduzione di un programma su Rai 1, anzi, lo aveva in pratica esautorato.
    Altri tempi – e altri giornalisti. Ma Vespa non è la malattia, è il sintomo, e davvero tutto torna – e ritorna.

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