Sono abbastanza sicuro di una cosa. L’atto formativo più potente della mia vita fu quando i miei genitori, a metà degli anni 70, durante le vacanze estive fra la seconda e la terza media, mi misero su un aereo per Londra e mi lasciarono, da solo e alla mercé degli eventi, a casa di emeriti sconosciuti a Leeds nell’Inghilterra siderurgica e tristissima di quei tempi. Rimasi lassù un po’ meno di un mese, un po’ in città e un po’ in un cottage di campagna con la pietra a vista: contavo i giorni per tornare a casa. Come capita a quasi tutti a quell’età, semplicemente non mi rendevo conto. Però osservavo, confrontavo, imparavo senza saperlo.

Ho sempre pensato che una quota delle mie piccole curiosità, di quel po’ di voglia di conoscere il mondo, di scoprire come vivono gli altri, di stare a sentire di cosa parlano, di osservare come si divertono, discendesse da quelle settimane di grande incertezza adolescenziale.

Negli anni e nei decenni successivi questa idea di contaminazione, di braccia aperte verso il mondo intorno, di comunità di persone è andata ampliandosi ed oggi è – se non la regola – almeno un’abitudine molto frequentata. Le frontiere europee sono cadute (un valore gigantesco che non consideriamo mai), le prassi e le abitudini uniscono tutti i ragazzi del mondo. Solo gli anziani, specie in certe nazioni come la nostra o la Grecia o la Spagna, sono rimasti i depositari di una idea novecentesca di insularità geografica legata al proprio territorio. Le frasi dei nostri vecchi sono le stesse ovunque, una per tutte:

“ci sono posti bellissimi da visitare in Italia che non avete mai visto, perché non andate lì?”

Il mondo è diventato un enorme reticolo camminabile di lingue, aeroporti, metropolitane, fusi orari, abiti differenti, città, odori inediti e territori sempre nuovi. Una ghirlanda di umanità eccitante e ogni volta differente. Le persone, nei paesi occidentali, si dividono ormai in due grandi gruppi, molto polarizzati in termini geografici, anagrafici e culturali. Quelli che in qualche maniera a un certo punto si sono buttati, sono partiti, hanno osservato e annusato il mondo e quelli che invece sono rimasti dov’erano.

Oggi Luigi Di Maio, vice Presidente del Consiglio e Ministro della Repubblica, in un’intervista, insieme ad altre cose variamente discutibili, ha pronunciato la seguente frase:


“Dobbiamo fare di tutto per non far partire i nostri giovani perché quando parti e vai a lavorare altrove trovi delle condizioni non sempre dignitose”


Non è solo lui purtroppo. Oggi questo Paese è governato da persone che, in maniera del tutto differente le une dalle altre, affermano e sostengono l’idea di un provincialismo buono, utile a proteggerci, a risolvere i nostri tanti problemi, a ricordarci ciò che ci è familiare, a non farci travolgere dalla complessità di quello che non possiamo conoscere. È un’idea culturalmente fortissima, che fa presa e piace a molti elettori. È una idea di gigantesca retroguardia per chiunque abbia anche solo per pochi giorni osservato il mondo da fuori del proprio usuale giardinetto.

Ciò che meraviglia e spaventa non è l’ignoranza buona di Luigi Di Maio, la sua autentica ingenua pochezza intellettuale, la sua comprensibile paura del mondo fuori, e nemmeno il largo seguito che un simile approccio provinciale alla politica ha raccolto nel Paese. Ciò che meraviglia è che nessuna di queste persone che oggi votano M5S e Lega ha mai pensato di prendere i propri figli adolescenti e spedirli a guardare il mondo.

Se lo avessero fatto i loro figli sarebbero ritornati, da una città triste del centro dell’Inghilterra o da chissadove, avrebbero guardato i loro genitori e, come per magia, non li avrebbero più riconosciuti.


25 commenti a “Il provincialismo come progetto”

  1. Matteo dice:

    C’è una certa tesi generazionale di fondo all’articolo, soprattutto all’inizio. Evidentemente questa tesi non funziona, ma nasconde un discorso fondamentalmente di classe: non credo che il punto siano “gli anziani” di Grecia, Italia, Spagna, ma piuttosto il fatto che hai citato, tra le grandi nazioni europee, quelle con una povertà più diffusa.
    Il fatto che il discorso generazionale non regga lo evidenzi anche tu facendolo sparire quando compare Di Maio.

  2. massimo mantellini dice:

    @Matteo grazie del commento non so, la mia impressione è che esista un sottofondo generazionale e di povertà diffusa (indubbio) che riguarda gli anziani e una specie di macchia oleosa che si è allargata in questi anni anche alle generazioni più giovani e più deboli culturalmente

  3. pino josi dice:

    mante, la maggioranza di chi va all”estero perchè l”italia gli sta stretta, finisce col fare lo sguattero e campa grazie all”integrazione dei genitori o dei nonni, non se ne lamenta perchè almeno per i primi due anni, vive affascinato dalla nuova realtà. forse sta cosa arricchisce la cultura personale, ma non certo un paese, pensismo solo ai soldi che lo stato investe per farci studiare o più meramente ai soldi che mandiamo a chi è emigrato (un tempo i flussi di denaro arrivavano da chi era all”estero). la colpa dell”attuale classe politica è solo quella di rappresentare fedelmente l”italiano medio.

  4. Emanuele (l'altro) dice:

    Le affermazioni di Di Maio avrebbero tutt’altro significato se l’Italia fosse un paese in salute e la gente avesse la possibilità di scegliere. Invece l’Italia è in crisi nera e negli ultimi anni un numero stimato (per difetto) intorno ai 4 milioni di italiani è emigrato per necessità e spesso portando con se competenze che mette a disposizione di altri. Il problema anche se non si riduce a quanto afferma di Maio esiste e non è neanche compensato da immigrazione di qualità visto che siamo la meta di immigrati provenienti dal terzo mondo o dai paesi più arretrati d’Europa, che si è visto in questi giorni che fine fanno quando ancora non vanno ad alimentare la delinquenza locale.
    Insomma l’Italia ha un enorme problema e incidentalmente non è di Maio che l’ha causato ma i governi degli ultimi decenni, gente che magari intellettualmente era di ben altra pasta ma che alla prova pratica ha fallito

  5. Sissi dice:

    Credo invece che la nuova “emigrazione”,o fuga dei cervelli, fatta in buona parte da persone di elevato livello di istruzione, e probabilmente cultura, confermi almeno in parte quanto sostenuto nel blog.
    E purtroppo si, l’attuale classe politica rispecchia fedelmente l’italiano medio, superficialmente esterofilo , che si rifugia però nel suo provincialismo di fronte alla diversità.

  6. Marco Bevacqua Fabbroni dice:

    L’idea di “retroguardia” nasce da una decrescita culturale che certo non ci rende felici. La mancanza di curiosità è figlia ( o madre) dell’ignoranza. Da qui nasce la piccola patria, il criptorazziamo, “prima gli italiani” .
    Viviamo impauriti e infreddoliti che qualcuno ci porti via quel poco che abbiamo: non siamo più un popolo coraggioso.

  7. Francesco dice:

    Anche io ho fatto un’esperienza come la tua, alla vigilia della globalizzazione, nei primi anni 90. La fece mio padre per ben altri motivi negli anni 50, ma anche lui ne colse, col tempo e pur non avendo che pochi anni di istruzione, il valore formativo. Oggi assistiamo attoniti a questo ripiegamento su se stesso del nostro Paese, a questo nuovo provincialismo di retroguardia.

  8. Dome dice:

    In quanto esterofilo e residente all’estero, non posso che confermare la diversa percezione che hai della realta’ una volta che ne cambi cosi’ tanta parte quando vai all’estero, anche solo temporaneamente. E’ assai utile rivalutare “casa” una volta che ne sei uscito e, magari, rientrato.

    Non siamo tutti uguali pero’, bisogna accettarlo, e non tutti vogliono/possono/devono fare la stessa esperienza e/o giungere alle stesse conclusioni/insegnamenti.

    Una volta mi sono trovato a parlare con una madre che si lamentava della cosi’ poca voglia della figlia di andare a visitare il mondo. Fino a quell’esatto istante ero convinto che rimanere, invece che partire, fosse un atteggiamento miope – un po’ come credo di leggere tra le righe in questo post.

    Invece mi sono trovato a dire “qualcuno decide di essere una risorsa, una ricchezza, per il proprio paese [era proprio in un paesino di campagna] invece che cercare di arricchire se’ stessi in altri posti”.

  9. Simone dice:

    L’esterofilo di forlì. Che poi è sempre a Londra che fai riferimento. A parte UK e Italia ci sono altre 194 nazioni estere di cui non parli mai. Che sia provincialismo anche il tuo?

  10. egidio scrimieri dice:

    Mi pare che lei stia facendo una madornale confusione caro Mantellini. Una cosa e’ andarsene all’estero per fare utilissime esperienze, un’altra cosa e’ esser costretti ad emigrare perché’ l’Italia non offre lavoro. La prima e’ una gran bella cosa; la seconda e’ un grandissimo guaio, sia per i giovani, sia per l’Italia intera.

    Io capisco la frenesia di dir peste e corna di Di Maio (che non sta granché’ simpatico neanche a me), ma Di Maio fa il ministro del lavoro, non il tour operator; e un ministero del lavoro deve occuparsi del lavoro per i giovani che non c’e’, non delle vacanze di Mantellini in Inghilterra.

    O sbaglio?

  11. Massimo dice:

    > Ciò che meraviglia è che nessuna di queste persone che oggi votano M5S e Lega ha mai pensato di prendere i propri figli adolescenti e spedirli a guardare il mondo.

    Ma cosa ne sai?

    Incredibile.

  12. Massimo dice:

    Quando parliamo di partiti di massa, da 20% dei voti o più (quota che il PD non toccherà mai più), i loro votanti medi sono estremamente simili al votante italiano medio (solo più anziani, quelli del PD).

  13. Erasmo dice:

    Io dubito che gli elettori del PD abbiano figli adolescenti, visto che la menopausa interviene intorno ai 50 anni. Generalizzo? E che dire allora della tranquilla sicurezza di Mantellini sull’ atteggiamento dei genitori che non votano PD?

  14. annamaria dice:

    Mio figlio Luca la voglia di conoscere, viaggiare, andare, se la porta con sé dalla nascita. A due anni, in spiaggia, ‘partiva’ e non si sarebbe mai fermato. A 14 anni, tra i monti d’Abruzzo, viaggiava già ‘in proprio’, cioè in bicicletta, o in mancanza anche a piedi.
    Non aspettava i nostri programmi-vacanze: partiva e visitava tutti, tutti i paesini che poteva, dai più belli e famosi ai più piccoli e anonimi. A casa, la sera, ce li raccontava tutti.
    E poi così, sempre. In treno, in aereo, in pullman, a piedi; con tutti i mezzi, sempre più lontano, dappertutto.Con la gioia di vedere, sapere, conoscere. Per un po’ da solo, poi con la sua compagna che divide con lui la sua stessa passione.

    Una vita così. Una vita piena anche di molte altre cose.
    Luca da tempo lavora e vive a Milano, con la compagna e i figli, “compagni di viaggio”, anche loro, fin dalla nascita.
    Il 4 marzo hanno votato tutti 5Stelle.

    “Ciò che meraviglia è che nessuna di queste persone che oggi votano M5S e Lega ha mai pensato di prendere i propri figli adolescenti e spedirli a guardare il mondo.”
    Mi dispiace tanto: ma questa non si può commentare.

    Ps. Ho avuto tre figli. A parità di casa, ambiente, genitori, stile di vita, diversissimi tra loro.
    Succede. A volte succede anche questo.

  15. Massimo dice:

    No, Annamaria. Non è così. Non è possibile. Chi vota PD è gente di mondo ed è il Bene. Gli altri, provinciali e il Male.

    Incredibile, Massimo.

  16. Erasmo dice:

    Parliamo seriamente (e mi scuso del precedente commento, innescato dall’incredibile frase “nessuna di queste persone che oggi votano M5S e Lega ha mai pensato di prendere i propri figli adolescenti e spedirli a guardare il mondo”)
    A partire dagli anni ’60, i genitori di famiglia medio-borghese si accorsero che la lingua inglese era importante per i loro rampolli. Sfortunatamente, non ci sono in Europa molti paesi dove l’inglese è madrelingua.
    Ciò posto, e in coincidenza con la crisi economica che attanagliava la Gran Bretagna, senza però diminuirne il fascino, si sviluppò rapidamente il business dell’ospitalità di adolescenti continentali, nonché di pseudo-scuole per insegnare la lingua agli stessi adolescenti. Deve essere chiaro: i ricchi non, ripetesi: NON mandavano o mandano i loro figli a passare un mese a casa di poveracci inglesi con la moquette marrone nel cesso e un menu a base di patate e teste di porco al forno. Chi ce li mandava/manda erano borghesotti provincialotti (BP) con ben limitate esperienze internazionali, salvo qualche incursione a Chiasso a comprare le sigarette.
    Cosa facessero gli adolescenti figli dei succitati BP una volta in Inghilterra, è noto: formavano bande di studenti stranieri, raramente pomiciavano con una cicciona locale, cercavano disperatamente di integrare vitto della famiglia ospitante con qualche porcheria comprata in giro, e, soprattutto, mai e poi mai parlavano inglese, non avendone l’opportunità. Esperienza di vita? Certamente. Prova di non-provincialismo dei genitori? Ma quando mai.
    Mantellini confonde il cosidetto sovranismo, che è un’idea politica certo criticabile, con una supposta refrattarietà a visitare altri paesi, e -idea davvero fantasiosa- a farli visitare ai figli. Taccio dell’incomprensione di ciò che dice Di Maio -devo dire: non un mio idolo- il quale in questo caso fa semplicemente il suo mestiere di ministro del lavoro in un paese afflitto dalla disoccupazione giovanile.
    Ma la cosa che trovo assolutamente incredibile è l’ostentata certezza di conoscere ciò che sta nella testa dei diversi da sé. Prendersela con gli elettori di un partito, anziché con i suoi dirigenti, è già prassi non inappuntabile. Ma anche i numeri hanno un loro peso. Qui stiamo parlando del 60% degli elettori, fra M5S e Lega. E non credo che vorremo fare uno sconto ai berlusconiani, dopo tanti anni di disprezzo. Né a Fratelli d’Italia, o tanto meno a CasaPound, o a quelli che a votare manco ci vanno. Insomma, per farla breve: quando uscite per strada, 9 persone su 10 che incontrate sono provinciali che mai hanno pensato di prendere i propri figli adolescenti e spedirli a guardare il mondo, oppure sono gli sfortunati figli dei succitati provinciali, oppure, se vecchi, i genitori snaturati dei succitati provinciali. Uno su dieci, invece, è un virtuoso piddino cosmopolita, oppure D’Alema.

  17. Qui lo parcheggio | erasmodue dice:

    […] è sparito un mio commento a un post di Mantellini, ne parcheggio qui una copia. Se riapparirà di là, lo cancellerò […]

  18. egidio scrimieri dice:

    Alcune riflessioni fuori argomento (ma non tanto).

    Vediamo prima i fatti. Mantellini accusa Di Maio di pochezza intellettuale; io replico alle osservazioni di Mantellini mostrandone la loro assurdità’ (chi ha tempo da perdere trova i dettagli nell’introduzione e nel mio post precedente). E’ evidente che delle due l’una: ad aver manifestato pochezza o e’ Mantellini , o e’ Di Maio. Da qua non si scappa. Ovvero, in altri termini, o tiene ragione Mantellini, o tengo ragione io. Orbene, la questione e’ adesso la seguente: Mantellini non sente la necessita’ di difendere le sue tesi dalle mie accuse, ne’ la necessita’ di ammettere: “ok, ho scritto una stupidaggine, chiedo scusa”.

    Eppure stiamo parlando di un Mantellini che proprio in queste ore si sta molto lamentando su Twitter di una notizia diffusa senza verifica: la qual cosa gli fa senz’altro molto onore. Salvo il fatto che poi il concetto di “verifica”, non appena riferito alle affermazioni di Mantellini, perde significato. Fa pure questo onore a Mantellini?

    Io dico di si’. Perché’ mi sembra che tutto questo abbia un significato assai più’ profondo di quel che appare a prima vista. Per almeno due ragioni.

    La prima e’ che il fallimento del tentativo di stabilire se tengo ragione io o tiene ragione Mantellini e’ l’ennesimo sintomo di quanto sia andata oggi perduta l’attitudine al dialogo razionale. La qual cosa e’ un fatto molto positivo: basti pensare a quanto tempo, nel corso dei secoli, sia stato buttato via a discutere quasi sempre inutilmente.

    La seconda ragione e’ che ormai appare evidente (basta sfogliare i blog della rete) che nell’evoluzione umana stia prendendo piede un nuova forma di razionalità’, non più’ fondata sulla logica del vero/falso, ma sulla coesistenza armoniosa di tutti i possibili concetti, insieme ai loro contrari. E questa e’ una prodigiosa conquista democratica, poiché estirpa alla radice ogni possibile conflitto di opinioni.

    Insomma io e Mantellini diciamo cose opposte ma abbiamo ragione entrambi. E questo e’ meraviglioso.

    Va da se’ che non appena la “nuova logica” avra’ sostituito quella vecchia, la razza umana inizierà’ un rapido declino che la porterà’ ovviamente all’estinzione. Le leggi della natura, perfino quella della nostra stessa biologia, sono infatti fondate sulla contrapposizione tra vero e falso, tra bene e male, tra giusto e sbagliato: cosicché’ non appena avremo definitivamente ripudiato la nozione di distinzione tra cio’ che ci fa bene e cio’ che ci fa male il decesso e’ inevitabile.

    Ma a ben vedere, ormai così’ ridotti, direi che pure questo non e’ un male.

  19. Ingmar dice:

    Sono in parte d’accordo, Egidio, ma attenzione alla fallacia naturalistica, il conflitto serve, ha dei pro e contro, dei costi sociali, l’evoluzione, infatti non consisten nell’eliminarlo, ma nel trasformarlo in un più civile confronto.
    E sono anche d’accordo con “Una cosa e’ andarsene all’estero per fare utilissime esperienze, un’altra cosa e’ esser costretti ad emigrare perché’ l’Italia non offre lavoro. La prima e’ una gran bella cosa”
    ci sono retoriche tossiche di prima gli italiani in contrapposizione ai più deboli, i migranti, in una guerra tra poveri, dove la narrazione viene incanalata, ma non mi sembra questo il caso.
    Potrebbe comunque essere d’accordo con te anche se non ti ha risposto ;).

  20. massimo mantellini dice:

    @egidio scrimieri io non ne farei un caso. Rispondo ai commenti nei confronti dei quali ho qualche curiosità o qualcosa da aggiungere o controbattere. Il fatto che con i tuoi (come a quelli di molti altri) fino ad oggi non sia successo non è la morte di nessuno. Se però ti solletica l’idea che io sia stato messo all’angolo dalla tua ferrea logica e che non ti risponda per quello, per me è ok.

    @erasmo, sì un commento tuo e uno di Emanuele era rimasto nell’antispam

  21. egidio scrimieri dice:

    Cosa vuole che le dica, caro Mantellini? la vita e’ cosi’ un continuo fare e disfar casi… Pero’ ci son casi interessanti che meritano un commento. Ad esempio il caso che oggi si stia perdendo la necessita’ di discutere sulla sensatezza di cio’ che si scrive e’ un caso triste: se non la morte di qualcuno, e’ la morte di qualcosa.

    —————-

    Caro Ingmar, tu parli di “civile confronto”. Ma cosa c’e’ di più’ civile del rifiuto preventivo di ogni forma di confronto, anzi del rifiuto alla radice del ragionamento? Noi siamo alle soglie di una nuova era, caro Ingmar; e questo blog ne rappresenta l’avanguardia.

    Una umanità’ che condivida l’idiozia di una logica dalla quale fossero banditi i concetti di vero e falso non sarebbe più’ felice? Niente più’ discussioni, antitesi, diatribe, litigi… Vuoi mettere? Mai più’ faticosi esercizi cerebrali: passare invece lievi nella storia, lasciando segni appena percettibili, come quei turisti che imbrattano gli inutili monumenti del passato con le loro brevi e soavi locuzioni: “Giovanni agosto 2018”…

    Pensaci un attimo: uno si alza la mattina, apre il suo blog, e, libero e felice, scrive quello che più’ gli pare e piace, tipo:
    “Di Maio, ieri sera, ha strangolato sua nonna”.
    Come dargli torto? Del resto Di Maio non e’ quel criminale che vuol costringere i nostri giovani a lavorare nelle miniere in Italia invece di andarsene all’estero a far la pacchia? Per cui quello dopo, invece di rispondergli “sei scemo, vero?”, gli replica, pure lui libero e felice:
    “Le fragole crescono sulle ali dei gabbiani”
    Non e’ meraviglioso un gabbiano con le fragole? E poi ancora un altro “oh si’, l’orizzonte e’ un rinoceronte orizzontale”, e un altro ancora…

    Capisci cosa voglio dire, caro Ingmar? sono tutti felici. Il “ragionamento” e’ un concetto superato: la “ragione” appartiene a tutti ope legis ed il torto e’ cancellato per sempre dalla storia.

    Avviarsi tutti insieme, finalmente armoniosamente uniti, io, tu, Di Maio, Mantellini, verso l’eterno riposo dell’estinzione d’ogni forma di vita intelligente sulla terra.

    Una prece.

  22. ale dice:

    medioevo

  23. Marco Mangiante dice:

    Quante banalità; già la terminologia “i nostri vecchi..”

  24. egidio scrimieri dice:

    p.s.: peraltro, caro Mantellini, va pure detta un’altra cosa. Lungi da me l’idea di difendere Di Maio, ma accusare qualcuno di “pochezza intellettuale” puo’ essere legittimo solo ad un patto: fornire estremi ragionevoli nei capi dell’accusa, considerata la sua gravita’. Se lo facciamo con un argomento grottesco, senza nemmeno la voglia di discuterne, ci sono ancora altri due morti: la nostra dignità’ e la nostra serietà’.
    Insomma, qua i defunti crescono: altro che “non è la morte di nessuno”…

  25. Massimo65 dice:

    Quando si vorrà spiegare al volgo zotico e ignorante il concetto di razzismo (in questo caso, intellettuale e, se vogliamo, sociale), basterà fargli leggere questo post del radiologo dott. Mantellini da Forlì e tutto gli sarà chiaro.
    E poi basta con il mito della fuga dei presunti cervelli: i „cervelli“ allˋestero continuano di solito a fare i camerieri, i pizzaioli, i cuochi, gli idraulici, al massimo lavorano come schiavi in un call center.
    Saluti dalla Germania.

Lascia un commento