Marco Travaglio scrive sul Fatto Quotidiano un pezzo dei suoi. Nulla di particolarmente nuovo, la tecnica è la medesima da sempre. Il direttore del Fatto elenca le proprie opinioni come fossero fatti. O meglio: circonda le sue opinione di un certo numero di informazioni che hanno una qualche attinenza coi fatti. Per costruire un simile schema ignora un numero rilevante di altri fatti, quelli che forse porterebbero la discussione in direzione opposta, quelli che sarebbero di ostacolo alla sua tesi. Ai suoi lettori Travaglio offre una narrazioni semplice, lineare e senza punti di incertezza.

Il giornalismo a tesi esiste ovunque, moltissimi lo praticano da anni con discreto successo (cito per capirci alcuni esempi nostrani eclatanti come Report o Le Iene). Il gioco è semplice: intercettare pregiudizi che già il pubblico aveva e che ora ritrova, confortevolmente circondati da prove inoppugnabili. I bias di conferma, come si vede, non riguardano solo Internet e le sue bolle.

A quanti chiedevano spiegazioni a Travaglio su certe affermazioni senza prove riguardo alle ONG (un esempio su tutti Diego Bianchi su Twitter)



Travaglio risponde con la solita tecnica affinata in tanti anni di battaglie furibonde. Riveste le sue affermazioni e le contestazioni che hanno ricevuto, di altri fatti, o almeno di qualcosa che di nuovo gli assomiglia. Chi si desse la pena di leggerli (ma quasi nessuno lo farà, non a caso sono comunicazioni lunghissime, piene di rimandi ad altri temi, insomma sono acrobazie per addetti ai lavori o per lettori con molto tempo libero) si ritroverà al centro esatto dell’uragano. Il punto immobile nel quale nulla accade. Il luogo dove qualsiasi punto di vista, perfino quello di Travaglio, diventa plausibile. Andrà aggiunto a questo punto che un simile percorso di contaminazione/discussione/distruzione della notizia riguarderà comunque pochissime persone, perché i destinatari veri di simili articoli saranno a quel punto già altrove.

Ma chi sono i destinatari di un simile sistema informativo e come mai un simile modello economico sta ancora minimamente in piedi? Tra l’altro il giornalismo “alla Travaglio” oggi è davvero nella disponibilità di chiunque: si espone una tesi precostituita, la si condisce di fattoidi e la si difende attraverso l’utilizzo di altre informazioni più o meno verosimili.

La risposta è che i destinatari di un simile metodo sono oggi la grande maggioranza dei lettori, specie quelli più fragili ed esposti, gli stessi che per anni hanno goduto silenziosamente di un’etica giornalistica sostanzialmente integra. Il vero rischio per loro non saranno tanto gli articoli di Travaglio, che leggeranno in pochissimi, per caso, dentro flussi informativi su Facebook pieni di stupidaggini, gattini e notizie varie, quanto i programmi di divulgazione TV come Report o Le Iene o i talk show politici. I danni che simili inchieste hanno fatto alla reputazione e all’autorevolezza dell’informazione in Italia, specie fra le persone più culturalmente deboli, è stato in questi anni gigantesco.

Ai moltissimi ai quali nel 2018 basta il vecchio “lo ha detto la TV” o “l’ho sentito a Otto e mezzo” si è aggiunta ora una truppa di lettori non saprei bene quanto ampia, che è nata con Internet e con i motori di ricerca.

Ogni fatto, sbarco sulla luna compreso, ha in rete la propria contronarrazione. I meccanismo che la regolano sono in genere di tipo quantitativo. Le notizie di questo racconto sono fatte quasi sempre da molti piccoli indizi a cui non avevamo pensato che messi uno in fila all’altro disegnano una nuova brillante teoria. O svelano il complotto.

Sarà così possibile elencare molte fonti (qualsiasi fonte, anche la più strana e marginale), da piccole informazioni nascoste sarà possibile ricostruire il puzzle. Quella nuova immagine ricomposta potrà essere esattamente quella che avevamo in mente all’inizio.

Così il modello giornalistico alla Travaglio, o quello ben più pericoloso dei suoi cinici omologhi TV, potremo definirlo come una forma di informazione davvero contemporanea. Noi, stupidi che un decennio fa immaginavamo un nuovo universo informativo arricchito dalla grande quantità di fonti che Internet schiudeva a tutti (etica+ vecchia autorevolezza+ nuove fonti, un mix eccitante per chi insegue la verità) oggi osserviamo il successo italiano di una sua non trascurabile aberrazione, nella cui genesi il fallimento del modello economico dell’informazione in rete ha grandi responsabilità.

E quando giornalismo e politica saranno infine piegati ad una simile nuova narrazione, come in questo Paese sta accadendo a grande velocità, allora davvero saremo nei guai grossi. Davvero saranno quelli i tempi dell’ancella.

22 commenti a “I tempi dell’ancella”

  1. Davide dice:

    “Noi, stupidi che un decennio fa immaginavamo un nuovo universo informativo arricchito dalla grande quantità di fonti che Internet schiudeva a tutti…”

    Io credo che internet, oltre a tutto il resto, sia anche e soprattuto questo. Il problema sta nel fatto che siamo pigri (per usare un eufemismo) e superficiali, non vogliamo fare la fatica di usare questa ricchezza e preferiamo lasciarci informare piuttosto che informarci.

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    “elenca le proprie opinioni come fossero fatti. O meglio: circonda le sue opinione di un certo numero di informazioni che hanno una qualche attinenza coi fatti. Per costruire un simile schema ignora un numero rilevante di altri fatti, quelli che forse porterebbero la discussione in direzione opposta, quelli che sarebbero di ostacolo alla sua tesi”

    A me pare che il giornalismo a tesi esista perlomeno da quando ho iniziato a interessarmi alle notizie (quasi 40 anni fa). Se esisteva anche prima può dirlo qualcuno più vecchio di me. Quello che prima non c’era è internet che ha in buona parte spazzato via l’esclusiva del giornalismo a tesi dei media istituzionali. Mi pare che le ormai periodiche lamentazioni contro l’anarchia in rete e la gente che legge quello che vuole credere siano tutte dovute al fatto che i media istituzionali in parecchi casi non riescono più a far diventare verità la loro retorica e questo significa che il potere rischia di passare di mano perché poi la stessa gente vota.

  3. Sarabanda80 dice:

    Bell’articolo. Quando ho letto…

    “elenca le proprie opinioni come fossero fatti. O meglio: circonda le sue opinione di un certo numero di informazioni che hanno una qualche attinenza coi fatti. Per costruire un simile schema ignora un numero rilevante di altri fatti, quelli che forse porterebbero la discussione in direzione opposta, quelli che sarebbero di ostacolo alla sua tesi.”

    Ho pensato: sta a vedere che adesso Mantellini parla degli articoli del Post, tutti uguali, pieni di tabelle con titoli “Ecco perché non è assolutissimamente vero che l’immigrazione è un’emergenza”, “La parola definitiva, e basta, sul fatto che l’immigrazione fa bene alla salute e al PIL”. “Ci pagheranno le pensioni o ci pagheranno le pensionissime? In ogni caso è una manna dal cielo: ecco tutti i dati che lo dimostrano”.

    E invece niente, si parlava di Travaglio. Ma guarda un po’…

  4. Michele dice:

    Mi spiace Sarabanda80, ma per paragonare gli articoli divulgativi (spiegoni) del Post a quelli di travaglio nel modo che fa lei denota disonestà o qualche sorta deficit cognitivo.

  5. Shylock dice:

    @Sarabanda: il Post, come il resto dell’informazione “di area”, si è calato l’elmetto dopo le elezioni e continua a sentirsi investito della missione di “educare il popolo”; solo che il popolo non li ascolta più, ma non riescono a farsene una ragione, a parte l’ingratitudine, l’ignoranza e il razzismo del popolo stesso, che quando votava PD non era poi così razzista e ignorante.

  6. Shylock dice:

    @Michele: grazie per avermi fornito un esempio vivente di quanto stavo dicendo.

  7. cinicottimista dice:

    Quello che è all’opera è sempre il buon vecchio conformismo cognitivo e comportamentale che sta alla base del nostro essere animali sociali e culturali.

    Ciò che è cambiato è, prima, l’avvento dei mass-media e, più recentemente, la maturazione della loro capacità di confezionare bolle culturali artificiali, meno sottoposte ai test di realtà e praticità che, su tempi più ampi, modellavano le culture “naturalmente” evolute.

    Solo una minoranza ha la passione e l’energia di formarsi uno spirito critico, i più si limitano ad assorbire acriticamente la weltanschauung a cui si trovano esposti.

    Promuovere lo spirito critico è ovviamente necessario; ma, per avere risultati a livello di popolazione, servono nuovi feedback strutturali che contrastino le derive cretiniste e autodistruttive assecondate e spinte dai mass-media pilotati dai risultati immediati e disinteressati agli effetti a medio e lungo termine.

  8. Shylock dice:

    A’ critico assorbente, guarda che ‘Weltanschauung’ se scrive maiuscolo!
    Manco le basi…

  9. Umberto dice:

    Il nuovo feticcio di questi tristi tempi sono “le fonti”, sacerdoti di questa nuova forma di religiosità primordiale (nella sua estrema astrazione) pare si siano autonominati i giornalisti del post forse in funzione autocompensatoria (di quale perdita mi pare evidente).
    Nei secoli futuri gli antropologi forse si focalizzeranno sulla strana coincidenza per cui i seguaci di tale culto pretedevano di combattere in tal modo “ignoranza e paura” senza rendersi conto di esserne una delle cause principali.
    Come tutti i feticci presto anche questo sarà distrutto, il nuovo feticcio andrà a compensarne la mancanza.
    E tutto cambierà per continuare uguale a prima.
    E noi ci saremmo anche rotti perchè francamente non se ne può più di tutti questi sacerdoti, di tutti questi riti, di tutta questa pedagogia da quattro soldi.
    Moriremo “educati” e “indottrinati”? Speriamo proprio di no.

  10. Emanuele (l'altro) dice:

    “Solo una minoranza ha la passione e l’energia di formarsi uno spirito critico, i più si limitano ad assorbire acriticamente la weltanschauung a cui si trovano esposti”

    Mi sfugge quale sarebbe questa minoranza perché decisamente non è la stessa che si autoproclama di sinistra e in base a tale patente pretende di imporre alle masse rincretinite non le logiche conseguenze dello spirito critico di cui sarebbe dotata ma l’ideologia che sta alla base di ogni suo ragionamento. Un tempo era il marxismo, oggi il mondialismo.
    Salvo poi non capacitarsi del perché i cretini non li seguono.

  11. Davide dice:

    Una delle poche volte che varrebbe la pena chiudere i commenti pure qui.

  12. carlo dice:

    Condivido istintivamente le sue critiche a Travaglio. Non è facile però oggettivarle. Avrei perciò apprezzato ancora di più un vero e proprio esercizio sul testo, basato su uno o due articoli, in cui, passo passo, si ripercorre la tecnica con cui Travaglio tramuti la sua opinione in un fatto (cosa omette in un punto, cosa collega che non è collegato in un altro punto etc).

  13. Userunfriendly dice:

    Saranno….

  14. cinicottimista dice:

    @Emanuele (l’altro), “minoranza critica” è autodefinente e ovviamente non ha colore politico. Le minoranze critiche tipicamente non hanno seguito, ma elaborano idee che competono per entrare a far parte del senso comune, quando questa competizione è disfunzionale (regimi totalitari, imperi mono-culturali, religioni coattive, mass-media efficientemente manipolatori) sono poi le catastrofi a sciogliere l’intoppo.

  15. gigimancinelli dice:

    Direi che quest’articolo è DICHIARATAMENTE un’opinione non mascherata da “narrazione di fatti”. Un’opinione può essere discutibile o condivisibile (per me lo è in gran parte), ma non pretende di essere oggettiva. Effettivamente in Italia un’età d’oro del giornalismo non è mai esistita. Neppure prima del 1990 e della legge Mammì. Ma certo la degenerazione degli ultimi anni rischia di far rimpiangere perfino le “veline” di democristiana memoria. Un’analisi puntuale dei testi di Travaglio per dimostrare “tecnicamente” la sua metodologia potrebbe essere interessante, ma la tesi dell’articolista (l’OPINIONE) è che non sarebbe produttiva perché fondamentalmente non avrebbe lettori (idea su cui purtroppo concordo). In fondo è molto più facile (tecnicamente lo è, secondo gli studi degli psicologi empirici) far passare un’idea comoda da accettare (perché, ad esempio, ci deresponsabilizza rispetto ai nostri problemi indicandoci un nemico esterno a noi – istinto naturale che abbiamo tutti fin da bambini – ) e poi sfruttare il bias di conferma per cercare prove a conferma, che non necessariamente sono false, ma scelte in modo improprio in un mare di prove che possono anche essere totalmente contraddittorie.
    Ricordo che una volta qualcuno mostrò a Cicerone un opera dove erano raffigurati gli scampati ad un paesaggio in preghiera, volendo sostenere con questo che la preghiera li aveva salvati. E Cicerone chiese: “E dov’è il dipinto di tutti quelli che hanno pregato e non ce l’hanno fatta?” Il bias di conferma, appunto….
    In passato i giornalisti erano tutt’altro che perfetti, ma dalla lettura sincrona di tesi contrapposte era possibile estrapolare una rappresentazione plausibile della realtà. In questo mondo “Travagliano” le tesi contrapposte non sono confrontabili perché totalmente autoreferenziali e tendenti ad affermarsi ciascuna come verità assoluta ed indiscutibile. La nostra innata pigrizia ci porta quindi ad identificare la “nostra parte” (così come si sceglie la “squadra del cuore” per cui tifare) e ad assumerne in toto le opinioni liquidando come “di parte” qualsiasi opinione contraria. Ognuno può ricercare il proprio “percorso informativo individuale” totalmente di parte ed etichettare come a sua volta di parte qualsiasi opinione divergente. E così viene a cadere la base imprescindibile per una democrazia appena accettabilmente funzionante: il dialogo alla ricerca di basi comuni di partenza e di punti di contatto.

  16. Sate01 dice:

    ho apprezzato molto il riferimento alla Repubblica di Galaad.

  17. maui dice:

    “[..] sta ancora minimamente in piedi?”

    o meglio disteso? Hey cowboy, abbassa il pistolotto

    Un appunto sul contesto: durante lo strapotere renzista (e quasi tutti sono renzisti) allora circa il 99% dei poteri e dei media (pubblici o privati) diventano renzisti, anche Berlusconi e le sue tv. In quel momento Travaglio, discutibile o meno, oggetto di continui attacchi da destra a manca, rappresenta meno dell’1% cioè l’informazione non allineata, allineata a suo modo ma in uno dei due o tre contenitori informativi pluralisti che ospitano blog con opinioni molto diverse anche antitetiche.
    In questo caso il contesto non è irrilevante né eludibile e la volontà di abbattimento selettivo (la lista di proscrizione) è sensibilmente più grave di qualsiasi invettiva di Grillo. Ora, se quello attuale è considerato fascismo e quello del PD è considerato protofascismo cioè l’origine del male, allora urugaru. E se il popolo è sempre stupido per definizione è quindi una responsabilità diretta dei principali attori mediatici e politici tra cui De Benedetti e i suoi media. C’è una sostanziale differenza tra le associazioni no profit e quelle a scopo di lucro, quelle che fanno business con Sorgenia e, grazie al dalemiano Mussari, caricano un debito mostruoso su Monte dei Paschi che crolla miseramente beffando la fiducia degli investitori e ingrossando il debito pubblico.

    Oggi in Italia in tanti, in troppi, sostengono ancora che il lobbismo non esiste, anche se di fatto esiste in tutto il mondo ed è regolato, ma in Italia no. Anno 2018. Non è poi un caso che Berlusconi e De Benedetti, principali lobbisti siano anche i principali attori mediatici e informativi e si ritrovino insieme in parlamento (e in accordo per il monopolio della pubblicità in rete).. il cosiddetto fronte repubblicano.. che controlla quasi tutti i canali informativi (anche Cairo arriva dalla berlusconiana Publitalia)

    Un fenomeno così grave e distruttivo per la democrazia così macroscopico da non allarmare minimamente Diego Bianchi è ormai una questione etica e morale inemendabile, così come la sostituzione della satira di Guzzanti con il simpatico sfottò di Bianchi durante lo strapotere mediatico PD. Guai grossi.

  18. paolo dice:

    Concordo con @gigimancinelli che fa un’analisi piuttosto lucida della situazione. Ho letto il suindicato pezzo di Travaglio, il quale cita qua e là (nemmeno in maniera molto precisa) alcune fonti da cui estrapola le sue argomentazioni, condendole sicuramente da ricostruzioni e conclusioni personali. Comunque niente di più o di meno di quanto ho visto fare ad altri giornalisti. In ogni caso, personalmente troverei molto istruttivo leggere “un’analisi puntuale dei testi di Travaglio per dimostrare tecnicamente la sua metodologia”.

  19. Shylock dice:

    @maui: Zoro è la versione ‘satirica’ dei Di Bella e delle Berlinguer; sta al PD come il Bagaglino stava a Berlusconi.

  20. maui dice:

    @Shylock: :-) che tristezza, erano veramente bravi i Guzzanti Bros. Il silenzio di Serena Dandini è imbarazzante. Geniale il personaggio Sordi/Rutelli, ma anche gli altri, Pizarro.. In Italia manca la satira, è stata usata strumentalmente e poi sotterrata. Grande disillusione, è stato un colpo basso, autoritario

  21. annamaria dice:

    @maui 13 luglio,16:36
    @Shylock 13 luglio,20:19
    Perfetti.

  22. Massimo dice:

    Mi rendo conto che contestare le affermazioni di Travaglio non era intenzione di questo post ma faccio notare che in caso su Internazionale è stato pubblicato un articolo in risposta alle affermazioni del giornalista:
    https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/07/11/travaglio-ong-migranti
    Cito solo un numero: “Nel primo weekend in cui Tripoli ha coordinato i soccorsi in mare e le ong si sono ritirate in seguito alla chiusura dei porti italiani, ci sono stati tre naufragi che hanno portato il numero complessivo dei morti e dei dispersi nel solo mese di giugno a 679.”

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