Quasi tre anni fa a proposito della foto del bambino morto sulla spiaggia scrivevo questo:


Quinta questione: peggiorerà. Sembra impossibile ma peggiorerà. L’esposizione mediatica dell’orrore è già oggi un format, serve le cause più diverse. Come molecole iniettate in vena simili contenuti sono sottoposti alle leggi della tolleranza farmacologica. Ed esattamente come avviene con i farmaci nel tempo, aumentando la dose, l’effetto si riduce.

La foto del bambino sulla spiaggia è una dose da cavallo. Come tutti i poveri tossici nemmeno ce ne siamo accorti.


Le foto di questi giorni dei tre neonati annegati in Libia, ormai presente ovunque, potrà essere solo due cose.

– L’avvenuta e irreversibile trasformazione dell’orrore in una commodity editoriale. Un utilizzo economico di ogni refolo, anche il più indegno, che consenta gli ultimi guadagni.

– Il declino annunciato di qualsiasi ruolo etico dell’informazione. La presa d’atto della propria trasformazione da soggetto culturale a contabile. L’informazione come uno spazio anonimo dove si strizza l’occhio alle miserie dei lettori e ai desiderata del potente di turno.


4 commenti a “L’informazione come spazio reazionario”

  1. andy61 dice:

    Io credo che nel caso specifico l’immagine serva anche molto alla lotta politica e come tale sia stata usata dagli organi schierati apertamente contro il Governo.
    Direi una brutta deriva di una informazione (tutta) oramai totalmente asservita ad una delle fazioni politiche e che usa cinicamente qualsiasi mezzo per influenzare l’opinione pubblica.

  2. egidio scrimieri dice:

    Che vuol dire “peggiorerà’”? Avere un’informazione e’ meglio e’ peggio che non averla? E’ meglio vedere un’immagine esemplare dell’orrore del mondo o e’ meglio ignorarla?

    Che vuol dire “ruolo etico dell’informazione”? Gli ignoranti sono cattivi? I luoghi comuni sono istruttivi?

    Mantellini, si spieghi: non la seguo.

  3. Rocco dice:

    “But it annoys me that it’s the first media revolution in the history of mankind to first and foremost serve economic as opposed to cultural ends.”
    Consiglio la lettura di questa bellissima intervista recente ad habermas https://www.google.it/amp/s/elpais.com/elpais/2018/05/07/inenglish/1525683618_145760.amp.html

  4. Marco Saronesi dice:

    Ma le leggi ci sono (cit), giusto Mantelli’?

Lascia un commento