Chiara Portesine ha scritto su “Le parole e le cose” un gran bel pezzo sui comizi di Salvini.


Il capitano arriva all’improvviso dalle retrovie, gli smartphone si sollevano come nuovi accendini che salutano l’ingresso di una rockstar. Da politico scaltrito, si presenta al pubblico raccontando di aver appena ricevuto una telefonata (in realtà, aveva già discusso della notizia, poche ore prima, a Siena) che lo informava di una nuova nave con a bordo 239 migranti; la folla grida “no”, Salvini risponde che se ne sta già interessando, e il dissenso si trasforma in sollievo. Tutti si sentono, per un attimo, protagonisti in presa diretta della storia, stanno vivendo l’evento insieme ai potenti, vengono per la prima volta messi a parte (artificialmente) di un evento politico prima e in alternativa alle istituzioni. Al pubblico senese e a quello pisano viene data la stessa illusoria speranza di sorprendere la politica nel suo farsi, di poterla, attraverso il megafono-Salvini, orientare e telecomandare come una macchinina semplice, che gli intellettualoidi della ‘vecchia politica’ (le presunte “cooperative rosse”) volevano dipingere come un dispositivo complesso soltanto per truffare la gente perbene. Salvini, invece, sembra vero, in tempo reale, senza che alle sue spalle esista un palazzo, nella sua infallibile retorica è tutto e sempre decidibile nella scenografia della piazza.


4 commenti a “Salvini e la piazza”

  1. Erasmo dice:

    Il pezzo è meglio dell’estratto. Salvo che ha, complessivamente, il sapore di un campionamento distorto: sono andata a un comizio, mi sono immersa nella realtà leghista, traggo le mie conclusioni. Un’ora di bagno di realtà contro vent’anni di “circuito autoreferenziale e sostanzialmente confermativo delle mie relazioni personali“. Il rischio che quei 60 minuti siano un alibi autoconfermativo è alto.
    Quello che mi impressiona di più è, però, la pretesa di valutare l’età media degli elettori, là dove vecchio=cattivo e giovane=buono. Allora: vecchi i leghisti in base all’esperienza del comizio di Pisa, vecchi i forzitaliani per ovvi motivi, addirittura dell’anteguerra i nostalgici di FDI, vecchi i residuati del PCI e della sinistra DC che votano PD, o, peggio, LEU: restano giovani soltanto alcuni grillini e, forse, i seguaci di Potere al Pollo. C’è qualcosa che non quadra.

  2. Umberto dice:

    Sì sì sono vecchi, cattivi e selvaggi noi belli buoni e civilizzati. Intanto si sono presi anche Siena (non era mai successo).
    Alla sinistra restano solo i bei compitini autoconsolatori come questo. Di chi sarà il futuro?

  3. Stefano dice:

    Beh guardi, alla fine si accorgeranno che dare addosso a neri, rom, omosessuali e contemporaneamente fare regalini a ricchi e/o evasori li lascerà nelle stesse condizioni se non peggiori.
    Però la lezione dell’imbarbarimento sarà appresa: cercheranno sempre soluzioni semplici a problemi complessi. A morte i buddisti, i rossi, i tassisti.

    Anni fa credetti nella Rete. Nel senso: non pensavo che la sovraesposizione a informazioni potesse fare danni, al limite avrebbe potuto fare effetto zero. Insomma, se io leggo un articolo sulla teoria delle stringhe alla fine probabilmente non ne capirò una mazza come ora.
    Mi sbagliavo: il bias vince. Interpreti tutto secondo quello che vuoi interpretare, il resto si ignora.
    Forse sarebbe il caso di rafforzare la cultura, non l’informazione.

  4. unAlberto dice:

    Se non riesci ad affascinare a suggestionare a coinvolgere ad ispirare a far innamorare i tuoi elettori, non credo sia tutta colpa loro.
    Sì, sto dicendo un a banalità, ma ormai non ci sentiamo più rappresentati, si è persa la fiducia.
    Non bastano i paroloni di biasimo ai cattivi pifferai, non basta il richiamo ai sacrosanti valori del buon samaritano, non basta più il ditino alzato del baffino che ironizza sulle infinite incapacità dei nuovi protagonisti, non basta irridere l’impreparazione (spesso manifestata con ingenuo orgoglio) dei candidati politici, che sono ora al governo.
    Ci vuole ben altro, ci vuole tempo ed umiltà, molta umiltà.
    Bisogna ricostruire l’immagine di purezza, di onestà, non avere più nulla a che fare con corruzione e malavita, intrecci imbarazzanti con personaggi equivoci.
    E fare una opposizione vera, non da stadio, ma responsabile, far sparire l’arroganza dalle proprie azioni e dichiarazioni. È ora di smettere di interpretare gli intellettuali sulla torre d’avorio che dispensano preziosi consigli.
    Non ho la soluzione, altrimenti l’avrei scritta qui :-) , però ho l’impressione che se non si trova un vocabolario comune non sarà facile uscire dal tunnel
    Non è colpa degli elettori se non ti capiscono

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