Stanno succedendo alcune cose interessanti negli ambienti digitali in queste settimane. Accadono a margine dei grandi recenti rivolgimenti politici del Paese e non potrebbe essere diversamente. Sono cambiamenti di cui tutti più o meno si accorgono e che impongono modifiche o ripensamenti nelle proprie abitudini sociali in rete.

La prima, la più evidente, è che molte delle nostre bolle di interesse sono sotto attacco. In alcuni casi esplodono, in altri subiscono piccole o grandi perforazioni. È accaduto ancora in passato, per esempio nella prima fase di grande crescita del grillismo, ben prima della nascita del M5S, mai però in maniera tanto rilevante. Un numero importante di persone, sull’onda dei nuovi equilibri politici decide di dare segno di sé in maniera fragorosa e invadente. Apre le finestre digitali, urla cose che fino al giorno prima avrebbe tenuto per sé o condiviso privatamente con i propri amici.

L’esempio forse più significativo di questa interruzione sono i commenti a un tweet di Papa Francesco sui migranti, questo:

 

 

Se leggerete i commenti vi accorgerete che ogni distanza è annullata, ogni cautela rimossa, Il Papa per i suoi commentatori è uno come un altro. Perfino la bolla di rispetto e ossequio verso il capo della chiesa di Roma può essere bucata. In massa e con violenza.

Chiunque sia minimamente attivo sulle piattaforme sociali osserva questa nuova onda di pensieri e idee che prendono forma. Spesissimo si tratta di contenuti aggressivi, sgrammaticati, incuranti di qualsiasi minima civile contrapposizione dialettica. Altre volte, meno spesso, si tratta di commenti argomentati e dialoganti. In tutti, in genere, è possibile riconoscervi quell’ubriacatura da “nuova onda” che caratterizza tutta questa nuova comunicazione che esce dal buio verso la luce.

Prendere le misure a simili fenomeni, inserirli nel proprio flusso informativo non è semplice. Occorre un po’ di cautela, forse. Occorre tempo. Alfonso Fuggetta ha scritto al riguardo un post molto interessante e doloroso.

 

Ma il vero motivo è un altro. Mi sono accorto che i social mi stavano rendendo peggiore di quello che sono. Mi sentivo prendere sempre più dalla rabbia, dal conflitto, dall’acrimonia che troppo spesso traspare su Twitter e Facebook. È una gara a prevaricare, a schernire, a volere a tutti i costi contrastare chi ti sta di fronte. Non sopporto più le frasi buttate lì con noncuranza, il disprezzo per chi studia e lavora, la superficialità di chi scrive solo perché ha una tastiera, e di chi vive questo mondo solo come uno sfogatoio. O forse mi sono reso conto che non sono capace io di gestire queste interazioni con il giusto distacco e equilibrio.

 

Oggi Vera Gheno, sempre provando a interpretare questo cambio di ritmo della comunicazione in rete parla di ego-chamber che, per conto mio è solo una piccola parte, per quanto interessante, del problema:

 

Ho la sensazione di incontrare sempre più spesso l’evoluzione della echo chamber: per esempio (ma non esclusivamente), persone che annunciano di chiudere i propri account social perché incontrano solo persone ostili, oppure utenti che sembrano non tollerare alcun tipo di dissenso. Così, si passa dalla echo chamber alla stanza degli specchi, in cui alla fine ci sono io, solo io, solipsisticamente io, che rimiro i miei mille riflessi e punto a evitare qualsiasi contatto con gli altri, che, si sa, un po’ puzzano.

 

È vero che ogni forma di relazione in rete è una negoziazione fra noi e gli altri e che quindi, nel momento in cui gli equilibri si spostano, la tendenza a far valere la nostra stanza degli specchi possa essere prevalente, ma è anche vero che le bolle come le intendeva Eli Pariser nel suo libro sono state ampiamente mitizzate e esagerate nella loro caratteristica di asfissiante claustrofobia. Io provocatoriamente penso da tempo che più le persone saranno curiose e intelligenti e più le loro bolle saranno incerte e arieggiate.

E in ogni caso, se anche così non fosse, se davvero noi fossimo tutti concentrati (e a questo punto necessariamente arrabbiati) dentro i nostri bias di conferma, allora mai come oggi abbiamo di fronte l’occasione di una vera rivoluzione gentile. Armarsi di calma e santa pazienza e accettare l’ipotesi che dentro i commenti di chiocciolina92 che insulta il Papa sul di lui profilo twitter siano nascoste informazioni che ci saranno comunque utili. Fossero anche solo piccoli esercizi zen per tollerare meglio gli orrori del mondo.

 

 

9 commenti a “Non mi rompete le bolle”

  1. Shylock dice:

    Ma davvero la sinistra o quel che ne rimane si è ridotta a pretendere “rispetto e ossequio verso il capo della chiesa di Roma “? Come se la suddetta non fosse, storicamente, una delle principali responsabili dell’arretratezza politica e civile dell’Italia?
    E’ più liberale Salvini, a ‘sto punto.

  2. alessandro dice:

    il mio nonno, comunista e partigiano, mi ha ripetuto fino allo sfinimento che non voleva il funerale, e di non andarlo a trovare al cimitero

    in effetti se siamo arrivati a chiocciolina… qualcosa da qualche parte e’ andato storto a una certa

  3. paolo de andreis dice:

    Forse parte della sproporzione sta anche nel credere che chiudere un account social sia un gesto solipsistico o narcisistico (magari per qualcuno lo è anche ma..) Nella comunicazione con gli altri ci sono numerosi diversi ambienti, non tutti digitali, e qualche volta rischiamo di dimenticarcelo, o finiamo per considerare l’interazione via tastiera con porzioni di identità altrui più rilevante di quanto non sia davvero. Lo sfogatoio social può aiutarci a comprendere la sua sostanziale irrilevanza, con l’eccezione di un qualche interesse antropologico.

  4. Umberto dice:

    Quoto totalmenteShylock, e credo che se la sinistra oggi è ridotta a questo livello di argomentazioni merita di scomparire perchè non è più sinistra, non è più nulla , “il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito” (dio santo Gaber quanto ci manchi).

  5. alessandro dice:

    allora… per anni la sinistra non ha mai aperto il dialogo con chi non la pensava esattamente come loro, non parlo di inciuci a roma, parlo di vita comune
    sempre chiusi alle loro ideologie, sempre tenuta stagna, sempre aiutare i simili
    fallo un anno
    fallo due
    non avendo mai la minima percezione di essere miope di fronte a queste chiamate, mai
    questa pulsione costante e crescente e’ arrivata e il punto di rottura oramai e’ qui
    e ora che ti chiedi, cazzo ora che avete visto che e’ fallimentare, cazzo almeno ora ascoltate un po, cercate di aprivi

    ma vaaa laaaaaa

    ancora piu giu…. e allora di che vi lamentate…

  6. Emanuele (l'altro) dice:

    Scusate ma ho capito male o nell’articolo si dice che lo sbraco digitale nei social è conseguenza dei nuovi equilibri politici? Siamo davvero siamo arrivati a dire che è dovuto all’aria che tira per colpa del nuovo governo?
    Dopo che per anni ho letto da tutte le parti che i social tirano fuori il peggio della gente e che erano caduti i freni inibitori, in altre parole le stesse cose che leggo oggi nell’articolo?

  7. se-po dice:

    I meccanismi comunicativi propri di community come 4chan (‘OP is a faggot’) si spostano su Twitter e Facebook.
    Fa un certo che quando OP e’ il papa, e tutti sono namefag.

    Purtroppo temo che l’evoluzione sara’ sistemi automatici di filtraggio dei commenti. Purtroppo perderemo qualcosa di interessante ma avremo un miglior rapporto segnale rumore.

  8. Echo- ed ego-chambers | Notiziole di .mau. dice:

    […] mi capita spesso :-), non sono d’accordo con quanto Massimo Mantellini ha scritto sulle bolle. Per come la vedo io, la prima cosa da considerare è che è ovvio che «Il Papa per i suoi […]

  9. stefano dice:

    Puo’ essere anche che la gran parte di coloro che nei social sono ostili o non tollerano dissenso….aggressivi,sgrammaticati ecc ecc o anche gli altri al contrario gentili educati o forse quasi tutti quelli nei social,in realta’…mentono,inventano il loro fastidio,stato d’animo,cosi’ per sport si diceva una volta,a prescindere,per il gusto di dare fastidio,per vedere le reazioni,tanto nessuno li vede o sa chi sono.Non gliene importa di comunicare qualcosa.Magari sono dei parroci che predicano bene e poi si scaricano nei social.A pensrci bene quando non c’erano i social e internet e i computer e i cellulari,moltissime persone che ad esempio frequentavano i bar erano cosi’ o peggio anzi peggio perche nei social almeno non bestemmiano invece una volta era la regola,poi a casa erano tutti gentili e dolci.Quindi di cosa meravigliarsi? E’sempre stato cosi’.Quello che conta e’ il contenuto se c’e’ costruttivo bene,se non c’e’,amen, passi al successivo,non mi aspetto niente di diverso da quello che vedo in giro,l’importante e’ non farsi influenzare.Io credo che la maggiorparte comunque bleffi.

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