Ho da sempre una timeline su Twitter (l’unico luogo social di rete nel quale mi trovo confortevolmente) molto controllata. Seguo poche persone, che conosco o che in passato hanno scritto cose che mi sembravano interessanti. Non necessariamente gente che la pensa come me (la bolla la bolla, ma quale bolla). So perfettamente che quello che vedo scorrere sul mio feed non è il mondo. Inoltre, in questi giorni, la grande massa di commenti reazionari che è possibile ritrovare in rete, migliaia di persone che finalmente con un chiaro intento liberatorio ci fanno sapere chi sono, ha raggiunto in parte anche “casa mia”. Faccio quello che mi sembra giusto: li leggo e poi li ignoro. Comunque so che è ora il momento di fare qualcosa, di prendere piccole posizioni. Purtroppo non mi convincono molto le mobilitazioni digitali a colpi di hashtag. Ne comprendo gli intenti, spesso sono persone che stimo che li lanciano, ma cosa devo dire, non penso che cambieremo il Paese a colpi di tweet. Invece continuo a pensare che l’indignazione serva, anche in rete, anche su Twitter, ma che serva prima di tutto a noi stessi. A mantenerci vivi, a tenere il cinismo distante, a non cedere a un mondo che ci sembra orribile. Specie in Italia le dinamiche di rete, di un segno o dell’altro, non cambieranno il mondo. Non lo hanno mai cambiato nemmeno ai tempi del blog di Grillo e continueranno a non farlo. Forse a stento riusciaranno a descriverne una piccola parte. Però descrivono noi, come siamo e cosa pensiamo. Continua a non essere poco.


9 commenti a “#chiudiamoiporci”

  1. Erasmo dice:

    Manco male che c’è Ravasi, che ha sempre tenuto il cinismo distante.

  2. Davide dice:

    Hai perfettamente ragione.
    Fa comunque impressione questa ondata reazionaria così improvvisa. Mi viene in mente Luca Sofri: abbiamo perso freni inibitori basilari come la vergogna che ci trattenevano di pubblicare le nostre banalità sui social.
    Salvini & co. con le loro mostruosità hanno aperto il vaso di Pandora rimuovendo l’unico freno inibitore che ancora ci fermava.
    Unico lato positivo è vedere il vero volto di chi ci circonda.

  3. alex dice:

    “..in Italia le dinamiche di rete, di un segno o dell’altro, non cambieranno il mondo. Non lo hanno mai cambiato nemmeno ai tempi del blog di Grillo e continueranno a non farlo.”
    non mi viene molto da ridere.. ma stai scherzando vero?

  4. Raimondo dice:

    Il suo leggere e ignorare insieme alla sua indignazione sono, se non una delle cause, uno dei sintomi del male.

  5. Juhan van Juhan dice:

    L’hai postato su Twitter? Vero che serve a poco ma forse qualcuno lo trova e chissà…

  6. Giuseppe dice:

    Sarò io, ma da qualche tempo noto una crescente percentuale di gente che seguo, tipo makkox o gipi, che prova a rispondere puntualmente e nel merito a tutti i commenti ostili o offensivi. Non so dove trovino le forze, ma li ammiro molto.

  7. Umberto dice:

    Ma a che serve rispondere puntualmente ecc..?

  8. Giuseppe dice:

    Bè, a che serve. L’invito ad argomentare è l’unica cosa che abbia senso fare, se hai tempo e tanta forza di volontà. Per quello personalmente li ammiro.
    Altrimenti a fare copia incolla delle frasi fatte son capaci tutti. No?

  9. Mario dice:

    Arrossisco di vergogna ma…che cosa è una “timeline” su twitter?

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